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JP Morgan, il CEO Dimon: “L’economia va bene, i consumatori sono in grande forma”

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Dimon (JP Morgan) rassicura sull’economia Usa. Goldman Sachs: la Fed si prenderà una pausa sui tassi a giugno, non a luglio

07 giugno 2023, 10:52 Ultimo aggiornamento: 15:14

Il ceo di JP Morgan sottolinea la tenuta dei consumi e si rallegra per l’accordo sul debito. Le borse, però, attendono la Fed per prendere una direzione chiara. Per Goldman Sachs sarà soft landing, ma con un ulteriore inasprimento monetario. Le previsioni di J. Safra Sarasin sulle prossime trimestrali | IL VIDEO | Fed, Goldman Sachs vede una pausa a giugno e un rialzo dei tassi a luglio IL VIDEO | Usa, Jamie Dimon (JP Morgan) avverte: attenti alla Fed, prepariamoci a tassi al 6-7%

La riunione della Fed che si avvicina (13-14 giugno) e i dati macro che mandano segnali contrastanti. Sono questi i due fattori che stanno impedendo alle borse mondiali di prendere una direzione ben definita. Sul secondo fronte, quello dei dati macro, si è espresso il ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, che si è detto fiducioso (qui il video). «L’economia continua ad andare bene: i consumatori sono in grande forma, i prezzi delle case sono aumentati per 10 anni e i prezzi delle attività sono saliti in buona posizione», chiarisce il banchiere. «Certo, abbiamo incontrato dei problemi lungo la strada, come la guerra in Ucraina. Ma sappiamo di dover affrontare queste situazioni e speriamo di superarle».

Scampato pericolo sul debito Usa

Lo stallo sul tetto del debito rientra tra gli ostacoli indicati da Dimon, che si gode lo scampato pericolo dopo l’accordo tra Joe Biden e Kevin McCarthy. «Penso sia favoloso non aver avuto una crisi sul tetto del debito: è una di quelle situazioni che avrebbe danneggiato sia gli elettori repubblicani che democratici, senza alcuna differenza».

Un’altra incognita è rappresentata dalle tensioni geopolitiche con la Cina. A fine maggio il ceo di JP Morgan ha chiesto una normalizzazione delle relazioni durante una visita a Shanghai. A una settimana di distanza Dimon aggiunge che «quando viaggi per il mondo capisci quanto gli Usa siano fondamentali per l’economia globale. Il dollaro è una riserva fondamentale e gli investitori fanno affidamento sui nostri standard di coerenza».

Fed: stop a giugno e nuovo rialzo a luglio

Oltre ai dati macro contrastanti, le borse guardano disorientate alla prossima riunione della Fed e si chiedono se la banca centrale americana alzerà ancora una volta i tassi. Goldman Sachs cerca di mettere ordine (qui il video). «Siamo ottimisti sul soft landing. Ma riteniamo che ci sarà un ulteriore inasprimento monetario», spiega Jan Hatzius, chief economist e head of global investment research di Goldman Sachs. 

Il prossimo rialzo, però, non verrà approvato a giugno. «Riteniamo più probabile che avvenga a luglio. I segnali lanciati sia dal presidente Jerome Powell che dal vicepresidente Philip Jefferson sembrano abbastanza forti, per questo è più probabile che a giugno ci sia una pausa».

Una trimestrale da record

L’inflazione e la Fed riguardano il futuro. Quanto al passato, Wall Street ha assistito a una stagione delle trimestrali che si è rivelata più solida delle attese. «Più di tre quarti delle società dell’S&P 500 hanno comunicato i risultati del 1° trimestre, di cui il 68% ha battuto le aspettative di consenso sugli utili», commenta Wolf von Rotberg, equity strategist di J. Safra Sarasin. L’analisti chiarisce anche le ragioni che hanno reso i dati di gennaio-marzo più solidi del previsto: «Sono tre. La prima è la ripresa del ciclo economico, che ha fatto aumentare le vendite in tutti i settori e ha aiutato gli utili a battere le aspettative, nonostante la continua compressione dei margini d’interesse. La seconda è la continua solidità degli utili bancari, mentre la terza è l’indebolimento del dollaro».

Nel secondo trimestre, tuttavia, potrebbe svanire l’effetto degli ultimi due fattori. «È improbabile che nel prosieguo il contesto per le banche migliori sostanzialmente e che il ribasso per il dollaro sia più limitato», rivela Wolf von Rotberg. «Anche le dinamiche dell’inflazione restano un’incognita per i margini perché la pressione dei salari rimane elevata, mentre il calo del prezzo del petrolio continua a erodere il potenziale di guadagno del settore energetico. Le opportunità per un nuovo rialzo nel 2° trimestre dipendono quindi in larga misura da un’ulteriore ripresa del ciclo macro». (riproduzione riservata)



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