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Riccardo Sessa, presidente Sioi, già Ambasciatore a Belgrado, Teheran, Pechino e alla Nato
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Difesa, parla l’ambasciatore Riccardo Sessa: serve una regia credibile per usare i fondi Ue

07 agosto 2025, 21:30

Safe permette all’Italia di accedere a prestiti al 3% contro il 4% dei Btp. Ma le scelte di Roma sono più prudenti di quelle della vicina Germania. Ora bisogna puntare tutto su tecnologia e progetti dual-use 

Davanti alla nuova stagione della difesa europea, l’Italia si muove tra ambizioni strategiche e vincoli di bilancio. «Ma in un’operazione di così vasta portata, serve umiltà e metodo. È una partita delicata e servirà una regia forte», spiega a MF-Milano Finanza Riccardo Sessa, presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, già Ambasciatore a Belgrado, Teheran, Pechino e alla Nato e direttore generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente. 

Domanda. Ambasciatore, la premier Meloni ha aderito al fondo europeo Safe con una richiesta di 14 miliardi. Qual è l’approccio adottato?

Risposta. È obiettivamente pragmatico e realista rispetto alla sfida della difesa europea. L’adesione lascia intendere una volontà di cogliere opportunità finanziarie vantaggiose senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Come ha sottolineato il ministro Giorgetti, Safe permette all'Italia di accedere a prestiti al 3% contro il 4% dei Btp italiani, generando un risparmio di circa 30 milioni di euro per ogni miliardo di prestiti.

D. Come sempre l’Italia affronta, le sfide a modo suo. Intanto la Germania ha varato un fondo straordinario da 100 miliardi. Che lettura dà di questo doppio binario?

R. Il confronto rivela due filosofie distinte, ma complementari. Berlino, che in questo campo si sta muovendo con grande coraggio, ha optato per una svolta radicale con un fondo straordinario di 100 miliardi, modificando la Costituzione per esentare le spese militari dai vincoli di debito. L’Italia con un debito pubblico che supera il 135% del pil, deve procedere con maggiore prudenza.

D. Secondo quanto rivelato da MF-Milano Finanza, è in fase avanzata la creazione di un consorzio italiano della difesa. Che ne pensa?

R. Il progetto potrebbe favorire una maggiore autonomia strategica italiana. L’importante è scegliere con cura chi ne avrà il coordinamento operativo e la regia. Dovrà essere capace di selezionare progetti e renderli finanziabili.

D. Su cosa può e deve investire l’Italia?

R. L’approccio più promettente sono i progetti “dual-use” per coniugare esigenze militari con applicazioni civili spostandone l’immagine da costo a motore di sviluppo. Sicuramente l’Italia ha bisogno di investire in tecnologia e cybersicurezza.

D. Serve una cabina di regia?

R. Ritengo sia fondamentale. E sarebbe giusto che venisse gestita al livello di presidenza del Consiglio. Ma in un’operazione di così vasta portata serve il contributo di un ente terzo.

D. La Sioi potrebbe contribuire?

R. Sì, certamente. L’integrazione di uno studio strategico terzo ed interdisciplinare potrebbe essere essenziale per contribuire a sviluppare progetti mirati e allineati agli scenari futuri.

D. Tornando all’Ue, crede sia possibile trovare un equilibrio tra l’obiettivo di una maggiore autonomia europea e il ruolo della Nato e degli Stati Uniti?

R. Una maggiore o completa autonomia dalla Nato rappresenta una sfida complessa e di lungo termine. Per essere autosufficiente, l'Europa dovrebbe spendere 250 miliardi in più all’anno. Qualcosa si sta obiettivamente muovendo ma nel breve-medio termine dobbiamo pragmaticamente continuare a rafforzare il pilastro europeo all’interno dell’Alleanza

D. Ambasciatore, qual è l’orizzonte strategico a cui dobbiamo prepararci?

R. . L’Europa, ma non solo, deve prepararsi seriamente a un decennio di instabilità multipolare permanente. Le tensioni simultanee in Ucraina, Balcani, Medio Oriente e Indo-Pacifico richiedono capacità di risposta flessibili e resilienti. Bisogna fare i compiti a casa e tirare su le maniche. Sia al livello nazionale, sia di Nato. Dobbiamo compiere passi fondamentali per trasformare le sfide della sicurezza in opportunità di sviluppo industriale e tecnologico. Una partita che il sistema Italia non può permettersi di perdere. (riproduzione riservata)



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