Appalti congiunti e una corsia privilegiata per le imprese europee. Nel Libro Bianco la Commissione indica la strategia per rilanciare la difesa del Vecchio Continente, «i cui costi e la cui complessità vanno ben oltre le capacità dei singoli Paesi». Il documento dovrebbe essere presentato il 19 marzo a Bruxelles, ma la bozza è già circolata nelle scorse ore.
Ursula von der Leyen vuole colmare il gap con gli Stati Uniti anche sul fronte militare, a maggior ragione ora che Donald Trump ha reso più incerto il sostegno americano a Ucraina ed Europa. La presidente della Commissione punta sugli appalti in comune di armi, metodo da utilizzare almeno nel 35% dei contratti.
La domanda aggregata conterrà i costi e accorcerà i tempi di consegna, oltre a garantire interoperabilità e intercambiabilità degli armamenti. In questa missione la Commissione si offre come «organismo centralizzato di acquisto» per conto dei governi, come già accaduto con i vaccini durante la pandemia.
Nel Libro Bianco viene sposata una delle proposte di Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha chiesto di comprare armi italiane, come quelle prodotte da Leonardo e Fincantieri. Bruxelles suggerisce agli Stati membri di «considerare l’introduzione della preferenza europea negli appalti pubblici legati alla difesa» e invita «a istituire una riserva strategica per scopi industriali e un meccanismo di vendita militare dell’Ue».
Corsia preferenziale per le imprese del Vecchio Continente, quindi, altrimenti acquisti solo da Stati affini o alleati. In ogni caso la regia resterà in mano ai Paesi membri, che decideranno i progetti su cui procedere. Con l’aiuto degli organi comunitari, come l’Agenzia Europea di Difesa (Eda) e l’Organizzazione per la Cooperazione nel Campo degli Armamenti (Occar).
Il piano di riarmo richiederà un’ingente quantità di risorse, che la Commissione ha già stimato in 800 miliardi di euro. La maggior parte, circa 650 miliardi, arriverà dalla flessibilità concessa sul Patto di Stabilità, le regole che impongono ai Paesi Ue troppo indebitati di rimettere in regola i conti. Per quattro anni Bruxelles non conteggerà i maggiori investimenti nella difesa fino all’1,5% del pil, così l’Italia potrà spendere circa 30 miliardi in più per avvicinarsi agli obiettivi della Nato (2% del pil che presto potrebbe salire oltre il 3%).
Altri 150 miliardi saranno prestati ai Paesi Ue grazie agli eurobond emessi dalla Commissione stessa. Ed è qui che sta la vera svolta visto che si tratta della prima forma di debito comune dopo la pandemia. Gli Stati potranno servirsi anche dei fondi di coesione e un maggior sostegno arriverà dalla Banca Europea per gli Investimenti (Bei).
Nel Libro Bianco si ipotizza inoltre di accompagnare le risorse pubbliche con maggiori capitali privati. Per stimolarli la Commissione proporrà una normativa per la semplificazione entro giugno, un modo per venire incontro agli Stati più indebitati, che temono ripercussioni sui conti dal maggior debito per la difesa.
Ecco perché il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, vuole puntare su delle garanzie europee in grado di smuovere circa 200 miliardi di investimenti privati. Proposta su cui Bruxelles ha aperto senza fare passi indietro sulle deroghe al Patto di Stabilità, che gli Stati membri sono invitati a richiedere entro aprile.
Il Libro Bianco però non è un provvedimento esecutivo e quindi dovrà essere trasformato in un testo legislativo. Di qui l’invito ad approvare «la proposta di regolamento sul rafforzamento degli armamenti e della produzione europea (ReArm) come una misura d’urgenza».
L’altro punto cardine del piano è il sostegno all’Ucraina, che «merita un continuo sostegno militare mentre si difende dalle continue aggressioni militari per garantire che possa farlo anche in futuro». Kiev dovrà essere «associata al programma spaziale europeo», su cui l’Ue punta per incrementare la sicurezza e ridurre il gap con SpaceX di Elon Musk. (riproduzione riservata)