Un riarmo da cinque miliardi di euro. Tanto è entrato nelle tasche degli azionisti dei principali gruppi della difesa europei nel 2025 secondo un’analisi effettuata da Vertis Research per il Financial Times. Il calcolo tiene conto di dividendi e buyback dei primi otto produttori di armi nel Vecchio Continente: Leonardo (Italia), Hensoldt (Germania), Rheinmetall (Germania), Thales (Francia), Dassault (Francia), Saab (Svezia), Bae Systems (Regno Unito) e Babcock (Regno Unito). Una remunerazione così generosa non si vedeva da dieci anni.
Il comparto della difesa beneficia di una generale corsa al riarmo che si traduce in investimenti massicci per potenziare e modernizzare gli armamenti. In Europa, ad esempio, la Germania si è dotata di un maxi-piano decennale da 1.000 miliardi di euro per le forze armate con investimenti stabilmente superiori al 2% del pil che includono fondi per armamenti, cyber-difesa, spazio e infrastrutture strategiche. L’Italia ha intanto chiesto 14,9 miliardi di euro di prestiti al fondo europeo Safe per potenziare l'industria della difesa.
Nel complesso la Commissione Europea ha in programma investimenti per circa 6.800 miliardi entro il 2035 secondo le stime condivise a ottobre dal commissario per la Difesa Andrius Kubilius. A questo si aggiunge l’impegno della Nato a portare la spesa per la difesa al 5% del pil entro il 2035.
Tutto ciò si traduce in un flusso continuo di commesse per i produttori di armi e in una remunerazione al massimo da dieci anni per i soci. Nel complesso i gruppi italiani (Leonardo, Fincantieri, Iveco, Avio e le pmi della filiera), ad esempio, si assicurano 20 miliardi di nuovi ordini l’anno.
Leonardo ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con ricavi per 13,4 miliardi di euro (+11,3%) e ha un portafoglio ordini di 47,3 miliardi che assicura una copertura in termini di produzione di oltre due anni e mezzo. Per Fincantieri (con ricavi per 6,7 miliardi al 30 settembre) il backlog è di 41 miliardi, con 100 navi in cantiere e consegne già previste fino al 2036.
Forte di questi numeri Leonardo ha staccato una cedola di 0,52 euro per azione a giugno 2025 (a valere sul bilancio 2024), quasi il doppio rispetto al dividendo di 0,28 euro pagato nel 2024. Fincantieri, tornata all’utile nel 2024 dopo cinque anni, al momento non ha una politica di dividendi. (riproduzione riservata)