Il debito globale delle aziende segna un nuovo record. Nel 2024 le emissioni di bond corporate hanno raggiunto la cifra record di circa 8 mila miliardi di dollari. Quest’anno l’inflazione è tornata sotto controllo in gran parte del mondo, in particolare in Occidente, così diverse banche centrali hanno iniziato a tagliare i tassi d’interesse, Fed e Bce su tutte.
L’avvio del percorso di normalizzazione monetaria ha fatto incontrare due diverse esigenze. Quella delle aziende, che hanno iniziato ad approfittare della possibilità di indebitarsi a prezzi inferiori dopo i picchi dei tassi raggiunti nel post Covid. E quella degli investitori, che si sono affacciati in massa sul mercato dei bond corporate per sfruttare l’ultima finestra di rendimenti elevati.
Si spiega allora il deciso incremento delle emissione di obbligazioni societarie e dei prestiti a leva, saliti a 7,93 trilioni, oltre un terzo in più del 2023 secondo i dati di Lseg riportati dal Finalcial Times. Nel 2024 la domanda ha superato persino quella registrata nel 2021, quando l’economia mondiale è ripartita dopo lo stop della pandemia. I dati questa volta li ha forniti Epfr, che ha quantificato i capitali confluiti nei fondi obbligazionari societari globali in circa 170 miliardi, la cifra più alta mai registrata.
L’elevata richiesta ha fatto scendere il costo del debito per le società ancor prima che la Federal Reserve e le altre banche centrali partissero con le sforbiciate. Un calo che ha convinto le aziende ad anticipare i piani di indebitamento, anche perché il 2024 si sarebbe chiuso con una serie di incognite. A settembre la tensione in Medio Oriente è salita alle stelle, con il conflitto che si è esteso al Libano. A novembre invece si sono svolte le elezioni americane.
Senza contare l’incertezza intorno all’inflazione, che negli Usa fatica da mesi a compiere l’ultimo miglio verso il target del 2%. La preoccupazione è diventata sempre più evidente anche tra i membri della Fed, al punto da spingerli a dicembre a prospettare meno tagli dei tassi nel 2025 (due al posto di quattro).
L’annuncio della banca centrale statunitense ha fatto schizzare i rendimenti dei Treasury (quello del decennale ad esempio ha superato il 4,5%), in realtà tornati a salire ancor prima del meeting di dicembre. I valori sono aumentati dopo il ritorno alla Casa Bianca di Trump, che ha convinto gli americani con un programma elettorale fatto di dazi e lotta all’immigrazione.
Mosse di politica economica che di solito portano a un incremento dell’inflazione e quindi frenano i tagli delle banche centrali. Ecco perché lo spread medio delle obbligazioni investment-grade degli Stati Uniti si è ridotto a soli 77 punti dopo il voto, la differenza più bassa dalla fine degli anni Novanta secondo BofA. Da allora il divario si è allargato, ma di poco. E anche lo spread sui più rischiosi bond societari ad alto rendimento non è rimasto lontano dai minimi di 17 anni.
Per gli esperti il boom di obbligazioni corporate dovrebbe andare avanti nel 2025. Anche l’anno prossimo si prospetta un flusso costante di prestiti perché le aziende saranno costrette a rifinanziare il debito a basso costo emesso durante la pandemia. (riproduzione riservata)