I ministri del commercio dell’Ue si riuniscono in Lussemburgo per confrontarsi sulla risposta ai dazi di Donald Trump. Il vertice (l’Italia sarà rappresentata dal vicepremier Antonio Tajani) non dovrebbe terminare con una decisione ufficiale, ma con un messaggio unitario di supporto all’approccio seguito dal commissario al Commercio, Maroš Šefcovic, che nei giorni scorsi si è confrontato con il suo omologo statunitense, Howard Lutnick.
L’Ue resta aperta alle trattative dopo che gli Usa hanno imposto dazi del 20% su tutti i prodotti importati dall’Europa, ma è pronta a replicare con fermezza se non si troverà un accordo. Paesi come l’Italia invitano però alla calma perché i contro-dazi europei rischiano di aggravare la situazione per l’economia del Vecchio Continente, già in affanno. Le borse hanno già pagato pegno e continuano a scambiare in profondo rosso.
Oggi, 7 aprile, la Commissione Europea dovrebbe pubblicare le liste dei prodotti Usa che saranno colpiti dalle tariffe europee in risposta a quelle del 25% già annunciate da Trump su acciaio e alluminio (per l’auto la percentuale è uguale). Il valore dei beni dovrebbe aggirarsi sui 26 miliardi. Gli Stati membri voteranno mercoledì 9 aprile (serve la maggioranza qualificata) e in caso di via libera una prima parte del pacchetto entrerà in vigore il 15 aprile, il resto entro metà maggio.
Per rispondere ai dazi generali al 20%, invece, l’Ue potrebbe attaccare il settore dei servizi, dominato dalle big tech e in cui gli Usa hanno un surplus commerciale nei confronti dell’Europa. L’ultima ratio è lo strumento anti-coercizione, una misura che potrebbe essere utilizzata persino per escludere le aziende americane dal mercato europeo.
Bruxelles cercherà anche di diversificare le relazioni commerciali. Dopo i viaggi della presidente Ursula von der Leyen in India e nell’Asia Centrale, la Commissione ora guarda alla Cina, visitata di recente da Šefcovic. Pechino ha risposto con forza ai dazi di Trump e ora potrebbe allearsi con l’Europa per contenere gli effetti negativi delle tariffe americane.
L’impatto sull’economia europea è desumibile invece dai numeri delle relazioni tra Ue e Usa, che rappresentano quasi il 30% del commercio globale e il 43% del pil mondiale in dollari. Nel 2023 il valore del rapporto bilaterale ha raggiunto 1,6 trilioni di euro e ogni giorno beni e servizi per oltre 4,4 miliardi hanno attraversato l’Atlantico. Gli scambi sono a favore dell’Ue, che nel 2023 aveva un surplus commerciale di 48 miliardi.
«Io credo che si debba evitare una guerra commerciale, che sarebbe esiziale per gli Stati Uniti e le nostre imprese», è la posizione del vicepremier Tajani. «Dobbiamo proteggere le nostre esportazioni e il nostro sistema industriale, quindi dobbiamo negoziare. E mi auguro che anche la missione della premier Giorgia Meloni negli Usa possa essere utile, poi chiaramente la trattativa la fa la Commissione. La deve fare l’Europa unita, l’Italia quindi sosterrà tutte le iniziative del commissario Sefcovic, nel quale riponiamo fiducia per trovare un accordo. L’ideale sarebbe zero tariffe. La via intermedia potrebbe essere la riduzione dei tassi del 10% da parte americana».
Tra le varie ipotesi c’è anche l’aumento delle importazioni dagli Usa. «Internazionalizzare di più, cioè investire di più negli Stati Uniti è un modo per proteggere il nostro export. Mi sembra una scelta giusta, che non significa delocalizzare, cosa su cui sono contrarissimo», spiega il ministro degli Esteri. Di tutto per evitare lo scontro, insomma.
Ecco perché «si può lavorare a una dilazione della reazione europea per dare più tempo al dialogo. C’è una lista congelata (ndr. quella per rispondere ai dazi su acciaio e alluminio) e si più pensare a un rinvio al 30 aprile, ma mi sembra che la posizione prevalente sia di iniziare il 15 e noi non ci opporremo. Ho chiesto però che non venga colpito il whiskey americano» (in quel caso gli Usa hanno minacciato dazi al 200% contro il vino europeo). La seconda serie di tariffe dovrebbe entrare in vigore un mese dopo, «ma da qui al 15 maggio c’è ancora tempo per trattare». (riproduzione riservata)