Stellantis guida i rialzi a Piazza Affari con un balzo di oltre il 4% nella mattinata del 29 aprile. Il rally del titolo, in attesa dei conti del 30 aprile, arriva in scia alle indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal secondo cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sarebbe pronto ad alleggerire l’impatto dei dazi sul settore automobilistico.
La mossa ha immediatamente acceso l’entusiasmo degli investitori europei e, in particolare, di quelli esposti all’industria auto con una forte presenza produttiva e commerciale negli Stati Uniti, come ad esempio Stellantis. Con questa decisione Trump andrebbe incontro alle richieste dell’industria americana dell’auto e tra gli altri del presidente del gruppo John Elkann, che nel suo dialogo con il presidente Usa, insieme agli altri grandi manager del settore, avrebbe chiesto un ammorbidimento delle tariffe almeno sui componenti, che entreranno in vigore dal 3 maggio.
Secondo quanto riportato e che viene confermato da fonti della Casa Bianca, l’amministrazione Trump intende ridurre alcuni dazi imposti su componenti esteri utilizzati per l’assemblaggio di veicoli negli Usa e scongiurare il rischio che le case automobilistiche siano colpite da un cumulo di tariffe - in particolare quelle già in vigore su acciaio e alluminio - oltre a quelle specifiche del comparto auto.
L'obiettivo è duplice: tutelare la competitività delle aziende che producono sul suolo americano e incoraggiarle a investire ulteriormente nella manifattura interna.
Il dazio del 25% sulle auto finite prodotte all’estero, entrato in vigore a inizio aprile, non sarà revocato, ma verranno introdotti meccanismi di rimborso retroattivi per le aziende che dimostreranno investimenti nella produzione locale. In particolare, le case auto potranno ottenere un rimborso sui dazi fino a un importo pari al 3,75% del valore dell’auto prodotta negli Usa nel primo anno, una soglia che scenderà al 2,75% nel secondo anno, per poi essere progressivamente eliminata.
«La decisione di Trump rappresenta un’importante apertura nei confronti dell’industria automobilistica e dei suoi lavoratori», ha dichiarato il segretario al Commercio Howard Lutnick. «Si premiano le aziende che investono in America, fornendo al contempo una finestra di tempo per riportare le catene di approvvigionamento nel Paese».
Non è un caso che l’annuncio sia atteso proprio alla vigilia di un comizio che Trump terrà in Michigan - lo stato simbolo dell’industria automobilistica statunitense - per celebrare i suoi primi 100 giorni di ritorno alla Casa Bianca. Si tratta di un segnale politico e industriale forte, diretto tanto agli elettori quanto alle grandi case automobilistiche, molte delle quali avevano pubblicamente espresso preoccupazione per i danni potenziali dei dazi sui componenti esteri.
Le associazioni di categoria avevano infatti messo in guardia contro il rischio di paralisi della filiera, sostenendo che molti fornitori non sono capitalizzati a sufficienza per fronteggiare una crisi improvvisa legata alle tariffe. Un’interruzione anche solo di un singolo fornitore - si leggeva nella lettera inviata all’amministrazione da gruppi rappresentanti GM, Toyota, Volkswagen, Hyundai e altri - può causare il blocco completo delle linee produttive.
I commenti positivi sono arrivati anche dai vertici delle grandi aziende. Mary Barra, ceo di General Motors, ha parlato di una «leadership che sta contribuendo a riequilibrare il campo da gioco competitivo», mentre il ceo di Ford, Jim Farley, ha definito le misure «un sollievo per produttori, fornitori e consumatori».
In attesa della conferma ufficiale prevista nelle prossime ore, i mercati stanno già prezzando una prospettiva più favorevole per i colossi dell’automotive. In Europa, Stellantis è in testa, ma il sentiment positivo potrebbe estendersi anche ad altri titoli del comparto nel corso della giornata. (riproduzione riservata)