L’accordo tra Stati Uniti e Giappone sui dazi non è passato inosservato a Bruxelles. La Commissione l’ha interpretato come un’apertura anche verso l’Europa, che fa ben sperare in un’intesa prima dell’1 agosto, giorno in cui partiranno le tariffe al 30% minacciate da Donald Trump.
Saltata oramai l’ipotesi di dazi al 10%, il commissario al Commercio Maros Sefcovic è vicino a un accordo che prevede tariffe al 15%, con esenzioni in settori strategici come l’aeronautico.
Secondo il Financial Times l’intesa non comporterà costi aggiuntivi per l’Ue perché, oltre al 10% in vigore da aprile, gli esportatori europei pagano anche i dazi preesistenti, in media del 4,8% (clausola della nazione più favorita). Il nuovo accordo li incorpora, quindi per la Commissione il 15% in discussione rappresenta solo il consolidamento dell’esistente, non una tariffa più alta.
E ancora più importante, la soglia si applicherebbe alle auto, finora sottoposte a dazi del 25%, in cambio del riconoscimento di alcuni standard tecnici statunitensi. Trump otterrebbe invece l’eliminazione della clausola della nazione più favorita, pagata anche dagli Usa per esportare in Ue, e potrebbe vantarsi di aver strappato un livello più alto (ma solo apparente) di dazi.
La decisione finale spetta proprio al presidente americano. I contatti tra le parti restano costanti e Sefcovic ha sentito di nuovo il suo omologo Howard Lutnick. La sensazione a Bruxelles è ora o mai più, perché il rischio altrimenti è che il negoziato possa complicarsi ancora. L’altro timore dell’Ue è che Trump rimetta tutto in discussione tra qualche mese. E c’è anche chi teme fughe in avanti della Germania che, per ottenere le concessioni sull’auto strappate dal Giappone, potrebbe premere per cedere su altri punti.
Come il dazio aggiuntivo di almeno il 5% sui prodotti agricoli (rispetto al 15% di base) chiesto dagli Usa, che creerebbe gravi problemi all’Italia. «L’Ue deve difendere i suoi interessi: non può accettare un accordo capestro con tariffe di base dieci volte più elevate di quelle che applica in media sulle merci americane e con aggravi ulteriori su auto e materie prime», commenta Brando Benifei (PD), presidente della Delegazione per le Relazioni con gli Usa dell’Europarlamento. «Serve un’intesa equa o altrimenti prepararsi alle contromisure per negoziare meglio in seguito».
Anche per questo motivo Bruxelles continua a lavorare su una possibile risposta. La Commissione fonderà le sue due liste di contro-dazi in un unico elenco da 90 miliardi, che dovrà essere approvato dai governi e da attivare dal 7 agosto in caso di no deal. Sull’uso dello strumento anti-coercizione, invece, non è certa l’esistenza del consenso necessario.
Per l’agenzia Ansa c’è una maggioranza qualificata tra gli Stati, mentre una fonte europea ha fornito la versione opposta a MF-Milano Finanza. Approvare ora il bazooka, che consente di escludere le imprese americane dal mercato unico, significherebbe bollare Trump come un nemico, cosa che non faciliterebbe le trattative ora sul giusto binario.
Per il resto l’Ue porta avanti il piano di diversificazione commerciale, per rendere il 13% di scambi con gli Usa meno rilevante. Il 23 luglio, dal Giappone, la presidente della Commissione ha parlato di passi avanti verso un partenariato più stretto con Tokyo.
Il tour di Ursula von der Leyen prosegue il 24 luglio in Cina, dove incontrerà il presidente Xi Jinping. L’obiettivo è rafforzare le relazioni commerciali, ma mancano aperture sugli altri nodi, come i controlli cinesi sull’export di terre rare, la sovracapacità produttiva di Pechino e le restrizioni all’accesso delle imprese Ue nel mercato del Dragone. (riproduzione riservata)