La sentenza depositata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Seconda Sezione, nella causa C-60/25 segna un passaggio importante nel contenzioso sulla manipolazione dell’Euribor.
La Corte ha chiarito un principio destinato ad avere un impatto significativo sui giudizi in corso che riguardano principalmente i contratti di mutuo a tasso variabile: le decisioni con cui la Commissione Europea aveva sanzionato intese anticoncorrenziali legate alla manipolazione dell’Euribor nel mercato dei derivati non comportano automaticamente la nullità delle clausole dei mutui che utilizzano questo parametro per determinare il tasso di interesse.
Il punto centrale della sentenza è proprio l’esclusione di ogni automatismo. Il fatto che sia stata accertata un’intesa anticoncorrenziale sull’Euribor non significa che tutti i contratti che fanno riferimento a quel tasso debbano essere considerati, per ciò solo, invalidi. A maggior ragione quando il contratto è stato stipulato con una banca che non ha partecipato all’intesa.
La Corte mette inoltre in evidenza una distinzione importante: le decisioni della Commissione Europea riguardavano il mercato dei derivati sui tassi di interesse, mentre i mutui a tasso variabile appartengono a un mercato diverso. Il semplice utilizzo dell’Euribor come parametro per calcolare gli interessi di un finanziamento non è quindi sufficiente a creare un collegamento tra quel contratto e l’intesa sanzionata a livello europeo.
È un passaggio particolarmente rilevante perché delimita anche il peso che le decisioni della Commissione possono avere nelle cause promosse davanti ai giudici nazionali. Secondo la Corte, infatti, non è possibile estenderne automaticamente gli effetti delle decisioni della Commissione a soggetti, contratti e mercati diversi.
Né, chiarisce la Corte, dalle decisioni della Commissione può ricavarsi automaticamente la prova che le condotte anticoncorrenziali abbiano concretamente alterato il valore dell’Euribor applicato a uno specifico contratto di mutuo.
La portata della pronuncia va dunque ben oltre il singolo caso. Negli ultimi anni, infatti, una parte del contenzioso sull’Euribor si è sviluppata sulla tesi secondo cui l’accertamento della manipolazione sarebbe sufficiente a mettere in discussione la validità delle clausole dei finanziamenti indicizzati a quel parametro.
La Corte di Giustizia indica ora una direzione diversa: non basta che un mutuo sia collegato all’Euribor per trasferire automaticamente sul contratto gli effetti di un illecito accertato in un altro mercato. La sentenza offre così un importante elemento di chiarezza e certezza giuridica, soprattutto rispetto al rischio di estendere in modo generalizzato gli effetti delle decisioni antitrust a una platea molto più ampia di contratti.
Per il contenzioso in Italia e negli altri Stati membri, il messaggio della Corte è chiaro: l’accertamento della manipolazione dell’Euribor, da solo, non basta a determinare la nullità delle clausole dei mutui che a quel parametro fanno riferimento. (riproduzione riservata)
*avvocato
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di PedersoliGattai