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Dazi, cresce l’export dell’Italia verso gli Usa (+7,2). Ma è boom di farmaci che importiamo dalla Cina
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Dazi, cresce l’export dell’Italia verso gli Usa (+7,2). Ma è boom di farmaci che importiamo dalla Cina

23 marzo 2026, 12:32

La fotografia scattata dal rapporto dell’Istat sulla competitività dei settori produttivi. Le imprese italiane si sono dimostrate le più resilienti a livello europeo

I dazi Usa non fanno ancora troppo male alle esportazioni italiane. L’Italia ha, infatti, dimostrato una «sorprendente resilienza» nel 2025, risultando l’unica tra le maggiori economie europee che ha aumentato le sue vendite negli Stati Uniti in maniera «peraltro considerevole», del +7,2%. Questa la fotografia scattata dal rapporto dell’Istat sulla competitività dei settori produttivi. A fronte di una riduzione delle esportazioni verso gli Usa per tutti gli altri Paesi europei nel corso del 2025, molto contenuta nel caso della Francia (-0,9%) ma decisamente marcata nel caso della Germania e della Spagna (oltre il -9%).

Lasciando parlare direttamente le imprese, circa il 60% di chi esportava negli Stati Uniti non ha registrato cambiamenti rilevanti nelle quantità vendute all'estero; il 75,9% non ha modificato i prezzi all'export; quasi due terzi non prevedono specifiche strategie di reazione alle tariffe. Marginali le quote di chi ha modificato i piani di importazione, annota l'Istat, poco più di un quarto delle imprese si dichiara orientato alla ricerca di nuovi mercati di sbocco per le proprie merci, in particolare in ambito europeo.

Solo un'impresa su 20 intende aprire nuovi stabilimenti negli Stati Uniti. Al netto della farmaceutica - che ha beneficiato di parziali esenzioni tariffarie - tra i settori nei quali le imprese si dichiarano meno colpite dalle misure protezionistiche statunitensi figurano l'elettronica (73,3% delle imprese non registra impatti sulle quantità) e il tessile, abbigliamento e pelli (65,2%).

Tra chi ha sperimentato rilevanti variazioni nei volumi esportati, prevale l'effetto di una riduzione delle quantità vendute. Quasi il 23% delle aziende italiane dichiara che la riduzione dell'export ha interessato solo il mercato statunitense, il 13,6 afferma che ha interessato anche altri mercati di destinazione.

L’esposizione dell’Italia all’estero

D’altronde l’Italia è particolarmente esposta verso i mercati extra Ue sia per le esportazioni (48,2% verso questa area nel 2025) sia per le importazioni (il 43,4%). Basti pensare, evidenzia l’Istat, che circa il 60% delle importazioni italiane di prodotti strategici (da materie prime a energia) proviene da Paesi a rischio politico «medio» o «alto». In particolare, gli Stati Uniti assorbono il 10,8% dell'export italiano di beni e rappresentano il secondo mercato di destinazione dopo la Germania (11,4%).

La quota di acquisti dell'Italia dagli Stati Uniti risulta più contenuta (6,0 per cento), ma nel 2025 la dinamica delle importazioni è stata particolarmente vivace (circa +30%), molto superiore a quanto registrato negli altri grandi Paesi europei e in accelerazione successivamente all'entrata in vigore ad agosto dell'accordo commerciale Usa-Ue.

Ecco che, l’ipotesi teorica di un azzeramento delle esportazioni negli Stati Uniti causerebbe una riduzione dell’1,1% del pil italiano, pari a 20 miliardi di euro. Circa un terzo dell'effetto totale (quasi 7 miliardi di euro) deriverebbe dai settori più esposti verso questo mercato (chimica, farmaceutica, prodotti da minerali non metalliferi, metallurgia, prodotti in metallo e macchinari), spiega ancora l’Istat.

Impenna l’import dalla Cina

Particolare attenzione la merita la dinamica commerciale dell’Italia con la Cina, con le importazioni tricolore in crescita del 17,2% rispetto al 2024. Tanto che, segnala l'Istat, gli acquisti di merci prodotte in Cina sono arrivati a rappresentare il 10,3% dell’import totale italiano.

Il boom vero e proprio si è registrato nel settore farmaceutico, con acquisti che sono stati 10 volte maggiori rispetto al 2024 (+933,7%) arrivando a 7,7 miliardi trainati dalle multinazionali. Superate così le importazioni farmaceutiche dagli Stati Uniti del 2024. (riproduzione riservata)



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