Manca la «volontà politica» dell’Unione europea nei confronti di Vladimir Putin. Dal palco di Davos il presidente ucraino Volodymyr Zelensky punta il dito contro gli alleati europei, accusandoli di esitazioni strategiche mentre la guerra entra nel suo quarto anno. «Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa resta un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze» e «sembra smarrita quando cerca di convincere il presidente americano a cambiare. Ma lui non cambierà», ha affermato, poche ore dopo un incontro di circa un’ora con Donald Trump.
Proprio sul fronte diplomatico arriva un annuncio rilevante: venerdì 23 e sabato 24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti si terrà il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. «Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana», ha detto Zelensky rispondendo a una domanda. Il faccia a faccia con il capo della Casa Bianca è stato comunque «positivo». «I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti, e questo è davvero importante. L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà», ha spiegato, aggiungendo che «la Russia deve essere pronta a porre fine» al conflitto.
Zelensky ha ringraziato l’Europa per aver congelato gli asset russi, ma ha anche rimproverato all’Unione Europea di aver «concesso una vittoria a Vladimir Putin» con il mancato utilizzo dei beni russi congelati per finanziare il sostegno all'Ucraina. «Mancano il tempo e la volontà politica», ha lamentato Zelenksy nel suo intervento al Forum di Davos. «quando è arrivato il momento» di utilizzarli per difendere l’Ucraina la decisione è stata «bloccata».
Nessun passo avanti significativo, inoltre, sull’istituzione di un tribunale per l’aggressione russa. «È una questione di tempo o di volontà politica?», ha chiesto. Quanto alle garanzie di sicurezza, «stiamo lavorando attivamente», ma «quelle serviranno dopo, una volta che la guerra sarà finita». Da qui il richiamo al ruolo di Washington: «Serve l’impegno del presidente Trump e ancora una volta le garanzie di sicurezza non possono funzionare senza l’America».
Nel suo intervento, Zelensky ha tracciato un parallelo tra Putin e l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro: «Trump ha condotto un’operazione in Venezuela e Maduro è stato arrestato. Ci sono state opinioni diverse al riguardo. Ma il fatto rimane: Maduro è in tribunale a New York, mi dispiace, ma Putin no. E questo è il quarto anno della più grande guerra in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale». Putin, ha aggiunto, non solo non è stato fermato, ma ha persino «ottenuto un certo successo», riuscendo a «fermare l’Europa» sulla confisca degli asset russi a favore di Kiev.
Zelensky ha aperto il discorso con un riferimento al film ‘Il giorno della Marmotta’: «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni. È esattamente così che ci piace vivere adesso». E ha ricordato come, già un anno fa a Davos, avesse concluso con lo stesso monito: «L’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato».
L’incontro con Trump è stato definito «positivo, produttivo e sostanziale». «Abbiamo discusso del lavoro dei nostri team e praticamente ogni giorno ci sono riunioni o comunicazioni. I documenti ora sono preparati ancora meglio», ha scritto Zelensky su X, aggiungendo: «Oggi abbiamo anche parlato della difesa aerea dell’Ucraina». Dello stesso tenore le parole del tycoon, che ai giornalisti ha commentato con un prudente «vediamo come va a finire», ribadendo però il messaggio per Putin: «Questa guerra deve finire».(riproduzione riservata)