David Lauren racconta la storia di Ralph Lauren tra Olimpiadi, sport e lifestyle
In un’intervista esclusiva, David Lauren ripercorre la nascita e l’evoluzione di Ralph Lauren, brand fondato dal padre più di 60 anni fa, soffermandosi sul legame con le Olimpiadi, lo sport e i valori che ne hanno guidato il successo globale
Senza tempo. Autenticità. Amore. Tre parole che sono la sintesi di un mondo, quello di Ralph Lauren. A raccontarlo a Gentleman con passione e rigore, ma anche il giusto tocco di leggerezza, perché in fondo si tratta di un sogno di bellezza, è David Lauren, 54 anni, chief branding and innovation officer del marchio fondato da suo padre quasi 60 anni fa. David è il regista della nuova narrazione, a lui tocca il compito, anzi la sfida, di mantenerlo interessante per le nuove generazioni. Gli strumenti, le idee, le vie sono molteplici: dalle sfilate alla tecnologia, di cui è pioniere nel lusso. Un’opportunità straordinaria sono le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Gentleman. Ralph Lauren veste la squadra olimpica e paralimpica degli Stati Uniti d’America. Che cosa significa per voi?
David Lauren. È un incredibile onore. La nostra partnership con le Olimpiadi è cominciata ufficialmente nel 2008, ma molto tempo prima mio padre aveva iniziato a creare abbigliamento ispirato agli eroi sportivi e, andando indietro nei primi anni 80, si trovano nostre campagne pubblicitarie con sciatori, per esempio, vestiti con le giacche con le bandiere americane i colori degli anelli olimpici. Abbiamo sempre amato l’eroe sportivo.
G. Perché?
D.L. Questa iconografia trasmette principi come lavoro di squadra, leadership e desiderio spingersi oltre il proprio limite. E il risultato nello sport nasce solamente dalla disciplina e dal duro lavoro.
G. Il valore aggiunto delle Olimpiadi?
D.L. Molti atleti arrivano da piccole città degli Stati Uniti, crescono in famiglie che sono appassionate di sport e puoi vedere in ciascuno una dedizione assoluta e autentica. La divisa olimpica non è solo forma, è anche sostanza: dagli abiti percepisci l’energia della sfida e il carisma. È quindi una collezione davvero speciale perché incarna il concetto di «fashion is passion», una costante del lavoro di mio padre. Il nostro impegno è anche raccogliere fondi dalla vendita per poi sostenere il team, garantire agli atleti di compiere il loro sogno americano: allenarsi, competere, viaggiare e venire, per esempio, qui nella splendida Italia. Le Olimpiadi hanno un valore speciale perché mettono a confronto atleti che scoprono il significato di competere in un palcoscenico globale, ad alti livelli. Gli atleti stessi diventano role model delle loro nazioni nel mondo.

G. Timeless: un mantra per voi. C’è un metodo per trovare sempre il nuovo punto di equilibrio?
D.L. Dietro a tutto questo ci sono metodo, analisi, preparazione, ma anche istinto, amore. La chiave di lettura del successo di Ralph Lauren è creare prodotti che non escano di scena e questo avviene sia per il design sia per come vengono fatti. Nel corso del tempo spingiamo verso una sorta di continua riscoperta del brand: i punti fermi, i cardini dello stile restano, ma sono resi attuali da nuove linee, nuovi colori, nuovi tessuti e nuove attitudini. Nuove generazioni entrano costantemente in azienda in diversi ruoli, creativi e manageriali, e ci aiutano a restare connessi con l’attualità. Parliamo di Olimpiadi, penso a un giovane della squadra Usa con i capelli lunghi biondi e un’attitudine nuova e contemporanea, molto diversa da quello di un campione degli anni 90.
G. Prendete ispirazione dalla vita quotidiana?
D.L. Da sempre: un cow-boy nel suo ranch, un party negli Hamptons, una serata a New York, un atleta che scia in cima a una montagna… Cerchiamo personalità autentiche, raccontiamo stili di vita veri. E certamente il risultato sportivo è l’essenza dell’autenticità.
G. Il rapporto tra Ralph Lauren e lo sport va oltre le Olimpiadi…
D.L. Quando mio padre fondò l’azienda la chiamò Polo, pur non essendo mai stato a una partita di polo. Ne ammirava il lifestyle, quel mix di stile rilassato e gesto atletico, la raffinatezza delle divise dei cavalieri, in campo e fuori. Lo stesso spirito, lo stesso equilibrio tra sfida atletica e tradizioni, li ritroviamo nel golf, nel tennis (Ralph Lauren è sponsor dell’Australian Open, di Wimbledon e dello Us Open, ndr) e in generale in tutti gli sport.
G. Sci, tennis o golf nella sua vita privata?
D.L. Amo gli sport perché aiutano a vivere meglio. Gioco a tennis e con mia moglie (Lauren Bush Lauren, modella e nipote dell’ex presidente George W. Bush, ndr) e i nostri tre bambini perché è un modo straordinario per connettere le generazioni e condividere i valori. Lo sport permette di trasmettere lezioni di vita ai ragazzi, senza che si sentano costretti. Non si tratta di scegliere la racchetta ultimo modello. Guardando gli atleti professionisti a mia volta imparo: costruire relazioni fortissime con compagni e avversari, avere il massimo rispetto del gioco, delle regole, della trasparenza.

G. Il sogno americano esiste ancora?
D.L. Esiste ed è sempre forte e contemporaneo. È un sogno globale, che appartiene a tutti. Oggi è un melting pot, è il risultato dei sogni di molte nazionalità, che si fondono. Le persone vengono in America in cerca di libertà, in cerca di ciò che Thomas Jefferson definì nella nostra Dichiarazione di Indipendenza «the pursuit of happiness», la ricerca della felicità.
G. Questa è la storia della sua famiglia, di suo padre… Che cosa ha imparato da lui?
D.L. Mio padre rappresenta molti sogni americani: prima di tutto lo spirito imprenditoriale, è un uomo che rispetta le tradizioni, ma ama rompere le regole. Come visionario, creativo e business leader ha veramente costruito quel sogno, permettendo a molti di esserne ispirati allo stesso modo. Facciamo molto più che semplici vestiti, alimentiamo questo ideale.
G. Che cosa ama di Milano e dell’Italia?
D.L. Come la gente si muove, sorride, apprezza il cibo... Mi sembra che qui ci sia rispetto e amore per il bello, per il design, per ciò che esiste da sempre.
G. Con Ask Ralph siete entrati nell’era della AI?
D.L. Di fatto abbiamo iniziato Ask Ralph 25 anni fa, siamo stati il primo luxury brand a vendere online. Ma il nuovo Ask Ralph, che abbiamo appena lanciato, è in partnership con Microsoft ed è la prima volta che usiamo la AI.

G. La prima domanda che ha fatto ad Ask Ralph?
D.L. Devo andare a un matrimonio, come mi devo vestire, in base al luogo, all’ambiente, all’albergo in cui si svolge, alla stagione, al clima?... La AI mette insieme tutte queste informazioni fornisce il look giusto, suggerendo ciò che è realmente disponibile nelle collezioni.
G. Un po’ come avere un maggiordomo in tasca?
D.L. Di più, significa avere Ralph Lauren in tasca. E il servizio migliorerà in base a quanto apprenderà l’intelligenza artificiale sul nostro lifestyle e sui nostri prodotti. È solo all’inizio e siamo certi che arriveremo a esplorare nuovi territori. Per Ralph Lauren ho sempre utilizzato la tecnologia, dalle vetrine con gli ologrammi a quelle touch screen con i codici QR, tutto ciò ci permette di raccontare il brand anche alle nuove generazioni.

G. Artificial intelligence, emotional intelligence, artisanal intelligence. In Italia, patria della creatività, si dibatte su questo. Lei dove si colloca?
D.L. Alla fine è sempre l’intelligenza a creare intelligenza che sia artificiale, artigianale, emotiva. Come brand vogliamo che ogni cliente percepisca tutta la passione dietro ogni nostra creazione. L’intelligenza è anche creare una connessione emotiva che faccia sì che quando compri un prodotto a tua volta ti senta scelto.
G. Olimpiadi: il momento più bello per lei?
D.L. Quando gli atleti piangono sul podio e abbracciano chi, fino a poco tempo prima, era l’avversario: è un momento altissimo, che mi fa riflettere su significato di rispetto e amore. (Riproduzione riservata)
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- Mostra l'andamento in borsa del settore del lusso nell'ultimo anno e i suoi principali driver.
- Ci sono altri esempi di marchi di lusso che hanno utilizzato l'intelligenza artificiale per interagire con i clienti?
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