Danieli rafforza l’offerta nello steel making. La società ha acquisito una partecipazione del 30% in Novastilmec, un'azienda italiana fondata nel 1978 con sede a Garbagnate Monastero, specializzata in linee di lavorazione ad alte prestazioni per nastri in acciaio, alluminio, ottone, rame e titanio, che così amplierà il suo volume d'affari. Danieli, dal canto suo, amplierà la sua gamma di prodotti nel downstream in particolare nel finishing dei laminati piani in acciaio e metalli non ferrosi.
La partnership consentirà a entrambe le società di espandere la loro presenza nel mercato globale dei centri di servizio, offrendo una gamma più ampia di linee di taglio longitudinale e trasversale con un marchio tecnologico italiano unificato.
Non sono stati comunicati i dettagli finanziari del deal che, però, Equita ritiene essere di impatto molto limitato, considerando che secondo il bilancio 2024 Novastilmec ha generato un fatturato di 28 milioni di euro, un ebitda di circa 5 milioni (l’1% di quello di Danieli) e un utile netto di 3,5 milioni.
Equita ha, comunque, confermato il rating buy e il target price a 41 euro sul titolo Danieli (+1,85% a 41,25 euro in chiusura in borsa) anche dopo che in un’intervista a Il Messaggero nel weekend la vicepresidente, Camilla Benedetti, ha indicato che il gruppo è pronto ad avere un ruolo nella transizione green dell'ex Ilva di Taranto a patto che via sia un chiaro supporto del Sistema Paese agli importanti investimenti previsti e all'innovazione del settore siderurgico.
Secondo Camilla Benedetti, la società può fornire tecnologia e competenze essendo leader mondiale nella produzione di forni arco elettrici (ne sono previsti tre a Taranto), mentre non si è sbilanciata su come Danieli possa essere coinvolta indicando che, a differenza di Piombino (dove è azionista con il 25%), ci sono equilibri da trovare con tante complessità in gioco. Per Equita l'interesse reale dell’azienda è nella fornitura degli impianti. Escluso, invece, l’ingresso nell'azionariato dell’ex Ilva.
Il futuro è nell'acciaio green e l'Italia ha l'occasione di guidare l'innovazione nella siderurgia. Il piano di decarbonizzazione presentato dal governo Meloni prevede investimenti per 3 miliardi per tre nuovi forni arco elettrici e potenzialmente fino ad altri 6 miliardi per il polo di Dri (riduzione diretta del ferro) e la carbon capture. È evidente che l'opportunità per la divisione plant-making è significativa vista la dimensione degli investimenti previsti e la leadership tecnologica mondiale di Danieli. Tuttavia, il contesto è ancora molto volatile e poco visibile con la scadenza delle offerte vincolanti per rilevare gli impianti dell'ex Ilva prevista per il 15 settembre. (riproduzione riservata)