L’ Advisory Board, composto lo scorso febbraio dai maggiori esperti di parassitologia di dieci università italiane con l’obiettivo di fornire nuove indicazioni rivolte ai medici veterinari per definire un’efficace strategia di protezione antiparassitaria nei diversi contesti, ha redatto le Nuove Linee Guida Nazionali per il controllo e la gestione dei parassiti. L’iniziativa promossa da Boehringer Ingelheim è stata l’occasione per la redazione delle Nuove Linee Guida e per tracciare le basi di una formazione itinerante. Dal Congresso Internazionale SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) di Rimini, il gruppo degli esperti che – sulla base di dati scientifici – ha redatto le raccomandazioni adesso fa formazione in tutta Italia e continua il confronto con medici veterinari.
Di questo tema, abbiamo parlato con il professor Emanuele Brianti del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Messina. “L’iniziativa di Boehringer Ingelheim è stata di notevole importanza, anzi è stata un’esperienza coraggiosa – ha commentato il professor Brianti –in quanto è riuscita a creare l’occasione giusta per fare incontrare un gruppo di docenti universitari esperti in parassitologia veterinaria e realizzare le Nuove Linee Guida Nazionali, ossia delle raccomandazioni per il controllo e la gestione delle parassitosi del cane e del gatto. Boehringer Ingelheim ha trovato il consenso di esperti attraverso dati su scala nazionale e territoriale. Ma non solo – ha aggiunto – ha fatto anche un passo avanti nel creare l’occasione di poter continuare a fare formazione e confronto attraverso questa divulgazione itinerante. Dal Congresso di SCIVAC, infatti, gli incontri stanno continuando e aumenta sempre di più l’entusiasmo di riuscire a ritrovarsi per confrontarsi”.
Il documento che raccoglie le raccomandazioni è stato redatto per essere indirizzato ai medici veterinari. “L’advisory board ha pensato che potesse essere un valido e comodo strumento per riuscire a rispondere in maniera univoca, chiara, precisa, attendibile a tutti i quesiti sul tema, sdoganando fake news e prassi sbagliate. – ha chiarito il professor Brianti – Infatti, vorremmo che passasse il messaggio che chiedere al veterinario di fiducia come comportarsi significa agire in maniera corretta e su basi solide provenienti da ragionamenti oggettivi dell’evidenze scientifiche. Per questo le Linee Guida sono per i veterinari, ma sono rivolte anche alla popolazione civile, alla quale faccio un appello: non fidatevi di internet e delle fake news, chiedete al vostro medico veterinario di riferimento!”
Da anni, si assiste ad uno stravolgimento degli areali di rischio ed è perciò fondamentale sensibilizzare i veterinari a un corretto utilizzo degli strumenti di prevenzione. Le indicazioni emerse dall’Advisory Board mirano infatti a incrementare la conoscenza dei medici veterinari su tutte le parassitosi, in special modo quelle che fino a poco tempo fa erano quasi sconosciute in alcune aree geografiche. “È un po’ come il Covid–19: – ha spiegato Brianti – il virus viene dalla Cina e quindi geograficamente ci sembra lontano, invece è arrivato in maniera velocissima. Così accade per molti dei parassiti che, per storia geografica, si sviluppano ad esempio in alcune aree e ci sembra impossibile arrivino da noi. Ma questa è una vecchia credenza, ormai non ci sono più confini e bisogna stare allerta e assumere una corretta protezione, per evitare il diffondersi delle patologie, proteggendo gli animali e allo stesso tempo tutelare il benessere dell’intero ecosistema: ad esempio il potenziamento della prevenzione della filaria al sud e della leishmania al nord, con una strategia combinata di chemio-profilassi e repellenza”.
I dati epidemiologici su cui si sono basati gli esperti sono condizionati da fattori quali l’aumento delle temperature e la maggiore movimentazione degli animali da regioni. “Si sviluppa quel fenomeno che viene favorito dai viaggi e dagli spostamenti. – ha dichiarato Emanuele Brianti – Se mi sposto per vacanza, lo faccio insieme ai miei due cani, diventeremo così dei vettori e potenzialmente trasporteremo virus e parassiti da un luogo all’altro, trasformandoci in c.d. ‘driver’. Così, le malattie hanno ampia diffusione da zone endemiche ad altre in cui non erano presenti. Il caso più emblematico è rappresentato dalla Dirofilaria immitis, un nematode responsabile della filariosi cardiopolmonare, la cui presenza è stata riscontrata in molte regioni del sud, dove fino a qualche anno fa era del tutto assente; ma anche dalla Leishmania infantum che sta diventando endemica anche in Nord Italia, con diversi focolai accertati, e un aumento significativo di casi di leishmaniosi nei cani”. La conoscenza dell’epidemiologia, associata ad una sempre migliore competenza diagnostica sono alla base delle indicazioni espresse dalle linee guida che vogliono sensibilizzare i medici veterinari nell’approccio alla protezione antiparassitaria ed attuare quella prevenzione che prima si pensava non servisse, anche nei confronti di altri parassiti per i quali è fondamentale l’attenzione durante tutto l’anno.
“Un altro aspetto fondamentale che cerchiamo di combattere – ha aggiunto in chiusura il professor Brianti – è il propagarsi delle fake news”. Per fare un esempio, abbiamo chiesto: estate è davvero la stagione più favorevole per zecche, pulci e parassiti o è solo un luogo comune? L’esperto ha risposto così: “Non è un luogo comune pensare all’estate come stagione favorevole per alcuni parassiti. L’errore è credere che questi parassiti siano presenti e pericolosi solo d’estate. Inoltre, i cambiamenti climatici fanno sì - almeno al sud – che le elevate temperature si percepiscano da aprile maggio fino ad ottobre inoltrato. La stagionalità, quindi, è relativa e l’attenzione deve essere massima sempre. Se consideriamo le pulci, ad esempio, queste sono adatte a riprodursi soprattutto in ambiente domestico. Dunque, finito il meteo favorevole dell’estate troveranno favorevole il focolaio domestico. Così come le zecche. Ne esistono di più tipi: quelle “termofile” che troviamo principalmente nei mesi più caldi e altre che invece che prediligono temperature meno elevate e pericolose tutto l’anno, soprattutto per chi si dedica ad attività di escursione o vive in luoghi adiacenti alla selva e ai boschi. Questi artropodi – ha aggiunto Brianti – sono spesso vettori di malattie perché possono consentire e veicolare malattie che transitano dall’animale all’uomo e viceversa. Il medico veterinario, perciò, deve essere sempre attento a due fattori: il proprio paziente (animale) e l’uomo che lo accompagna. Qui, diventa fondamentale essere preparati al meglio ed essere in possesso degli strumenti giusti e le Nuove Linee Guida possono aiutare concretamente in questo senso”.