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Dalla Grande Brera a Osaka: il viaggio visionario di Mario Cucinella

Partendo dalla sostenibilità e dalla cultura, l’architetto Mario Cucinella immagina e costruisce gli spazi e le città del domani

di Micaela Zucconi
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Sempre in viaggio per i suoi innumerevoli incarichi, l’architetto, ma anche designer e accademico, Mario Cucinella è tra i progettisti italiani più richiesti a livello internazionale. Direttore creativo dello studio di architettura e design MCA, Mario Cucinella Architects, fondato a Parigi nel 1992 e con sedi a Milano e Bologna, ha al suo attivo un curriculum sterminato di progetti e riconoscimenti nazionali e internazionali, quali il Compasso d’Oro, conferito nel 2024 per il Museo d’Arte della Fondazione Rovati. 

Dalla Grande Brera a Osaka: il viaggio visionario di Mario Cucinella

Sostenibilità, temi ambientali e sociali sono da sempre cari all’architetto, fondatore, già nel 2015, della Scuola SOS - School of Sustainability, pensata, sul filo di queste tematiche, per formare giovani architetti e designer neolaureati, futuri professionisti della Post Carbon Era. Tra i lavori più recenti, il rinnovamento di Palazzo Citterio a Milano per il progetto denominato La Grande Brera (che riunisce in un unico polo la Pinacoteca, la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Osservatorio astronomico e l'Orto Botanico) e, all’estero, il Padiglione Italia Per Expo 2025 Osaka.

Dalla Grande Brera a Osaka: il viaggio visionario di Mario Cucinella

Gentleman. Qual è l’eredità di questa esperienza?

Mario Cucinella. Osaka è stata un’esperienza complessa, nel contesto di edifici espressione di 160 Paesi. Il nostro padiglione nazionale, con il suo portico aperto, il giardino e il teatro, ha coniugato positivamente l’architettura esterna con i contenuti e le opere presenti. Cultura, strumenti e capacità tecniche, legati dal filo conduttore della sostenibiltà.

G. La sostenibilità è un orizzonte lontano?

M.C. È una parola che tiene insieme i progetti, anche se ultimamente è un po’ abusata. Ridurre le emissioni drasticamente è impossibile. Va trovato un equibrio tra tecnologia, clima e ambiente. Ci vuole complicità con la natura. Il cambiamento si può realizzare solo a piccoli passi. L’architettura deve legare il patrimonio di conoscenze di ieri a quelle di domani, come spiego nel mio libro Il Futuro è un viaggio nel passato.

Nuova sede Arpa, Ferrara
Nuova sede Arpa, Ferrara

G. Un esempio?

M.C. A Ferrara, per la sede dell’Arpa (sopra), ci siamo ispirati alle Torri del Vento iraniane. Gli ambienti sono illuminati dalla luce naturale di 112 camini che funzionano anche come vettori per la ventilazione. Per Arte Sella, il parco trentino dedicato alla land art, abbiamo realizzato Discrete Landscape, un’installazione di blocchi irregolari stampati in 3D, con materiali di scarto e recupero, che si inseriscono perfettamente nella natura.

G. Come abiteremo nel futuro?

M.C. Dipende dove. Continueremo a restare nei centri storici, finché la gente potrà permetterselo. Il calo demografico è impressionante. La domanda è quindi cosa ne faremo degli edifici, più che come abiteremo. In Europa, almeno in parte, saranno vuoti. La crescita è altrove. La mia impressione è che l’architettura sia finita nelle mani dello sviluppo economico, mentre la parte pubblica è praticamente sparita dalla partita. Manca un programma rigoroso. Un esempio virtuoso arriva da Vienna, dove esistono politiche pubbliche e sociali e case di proprietà del comune con affitti calmierati.

G. Un architetto è ancora un umanista?

M.C. Certo, deve saper guardare oltre. La capacità di visione di un architetto maturo lo rende un interprete del proprio tempo, che si traduce in un edificio nato da una prospettiva più ampia, non solo tecnica.

Dalla Grande Brera a Osaka: il viaggio visionario di Mario Cucinella

G. Ora su cosa sta lavorando?

M.C. Sul nuovo campus dell’Università di Chieti, in Abruzzo (sopra). Due grandi ali in legno coperte da un grande giardino pensile: una per le aule, l’altra per un auditorium e gli uffici. L’architettura ha una parte di responsabilità: creare spazi accoglienti che aiutano ad immaginare, come abbiamo fatto in un asilo nido a Guastalla, una specie di pancia di balena di Pinocchio. Ho poi due progetti a cui tengo molto: un piccolo teatro nel carcere di Volterra per la Compagnia della Fortezza, che da anni produce spettacoli con i detenuti, e il Museo Giardino Santa Rosalia, nel centro storico di Palermo. Far passare un progetto di architettura contemporanea in un simile contesto è forse l’inizio di un cambiamento importante. Abbiamo inoltre consegnato l’ospedale di Cremona e siamo in gara a Toronto per un altro ospedale. (Riproduzione riservato)

Orario di pubblicazione: 16/04/2026 16:16
Ultimo aggiornamento: 16/04/2026 16:16
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