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Dai villaggi dell’età della pietra a San Magnus e le iscrizioni boccaccesche
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Dai villaggi dell’età della pietra a San Magnus e le iscrizioni boccaccesche

di Maria Rita Montebelli
08 agosto 2022, 22:39 Ultimo aggiornamento: 22:41

Dopo una giornata di navigazione, che ci ha regalato la vista delle inconfondibili sagome delle isole Faroe all’ora del tè, il mattino ci sorprende con la sfilata dell’arcipelago delle Orcadi, dove la MSC Magnifica attracca per l’ultima tappa della nostra crociera

Quello delle Orcadi è un arcipelago di 70 isole, che coronano la punta della Scozia, separate dalla terra madre da uno stretto braccio di mare dove le acque dell’Oceano Atlantico e quelle del Mare del Nord confondono le loro onde. La MSC Magnifica le costeggia dalle prime ore del mattino, regalandoci un’alba con il sole (che non vedevamo da qualche giorno) che fa brillare d’argento il mare e colora di smeraldo i pascoli di Mainland, l’isola principale. Solo venti delle isole Orcadi sono abitate; fortissima la loro discendenza vichinga, come attestato di recente anche da uno studio sul DNA degli abitanti e dallo stemma araldico che campeggia sulla loro bandiera, con il leone rampante di Scozia, che brandisce però tra le zampe un’ascia vichinga. Dei 17 mila abitanti dell’arcipelago, almeno la metà vive a Kirkwall. Ma appena si esce dalla città, la presenza umana scompare per lasciare la scena a paciose mandrie di mucche, pecore cicciottelle e minuscoli pony delle Shetland. Gettando lo sguardo lungo i piccoli specchi d’acqua dolce o lungo le coste non è difficile scorgere cigni selvatici e foche, che fanno capolino tra le onde, confondendosi con i massi nell’acqua. Una peculiarità faunistica del luogo sono le pecore North Ronaldsay, dal nome dell’isola più settentrionale dell’arcipelago, che ‘pascolano’ lungo le spiagge, nutrendosi solo di alghe (i contadini le tengono lì per evitare che sottraggano i pochi pascoli alle mucche), che conferiscono un sapore particolare sia alla loro carne che la latte. Nel corso dei secoli, questo tipo di alimentazione le ha rese degli ‘OGM’ naturali; il loro intestino ha imparato ad estrarre il poco rame contenuto nelle alghe con grande efficienza, così che se vengono spostate su un pascolo, dove l’erba è ricca di questo microelemento, rischiano l’avvelenamento da rame.
 
Signore assoluto delle Orcadi è il vento che, dopo averne plasmato la morfologia, spazzando via dai verdissimi prati quasi tutti gli alberi, oggi rappresenta una fonte eccezionale di energia verde (insieme all’energia mareo-motrice, quella che sfrutta le maree, le maggiori del mondo da queste parti, dopo quelle canadesi), come si intuisce dalle tante pale eoliche che turbinano vorticosamente nel paesaggio. Queste isole sono del tutto autosufficienti da punto di vista energetico, ma faranno presto di meglio: il governo scozzese sta per investire una somma considerevole di denaro per la realizzazione di un ‘Wind Farm Project’ che potrebbe fornire corrente elettrica ad almeno 2 milioni di abitazioni – praticamente a tutta la Scozia – grazie ad una foresta di turbine eoliche gigantesche, da piantare in mare aperto. Quella delle energie rinnovabili si appresta dunque a diventare un’importante voce nell’economia dell’arcipelago, che attualmente si basa su agricoltura-allevamento e turismo (solo quest’anno sono attese più di 200 navi da crociera).
 
Un comodo shuttle ci porta in 5 minuti dal molo dove è attraccata la MSC Magnifica, al centro di Kirkwall, capoluogo dell’isola, dominato dalla mole della cattedrale di St. Magnus. Si tratta di un imponente edificio in stile romanico-normanno, con successive aggiunte gotiche, circondato da un vetusto cimitero che ospita anche la tomba del dottor John Rae, un esploratore artico nativo delle Orcadi al quale è stata attribuita la scoperta del passaggio a nord-ovest verso il Canada. La cattedrale è realizzata in pietra arenaria locale rossa e gialla (come i colori della bandiera di St. Magnus), bellissima quanto fragile (è il motivo per cui non è prudente affacciarsi troppo dall’orlo delle loro scogliere perché rischiano di sbriciolarsi sotto i vostri piedi). Detta anche la ‘Luce del Nord’, questa enorme chiesa, la cui costruzione è iniziata nel 1137, fu voluta dal conte vichingo Rognvald, per ricordare suo zio Magnus Erlendsson, conte delle Orcadi, canonizzato nel 1136 (St. Magnus si ricorda il 16 aprile, quando fu martirizzato con un colpo d’ascia in testa da suo cugino, nel corso di una guerra civile). L’interno a tre navate è una foresta di massicci pilastri, disposti su due piani e molti dei quali pericolosamente inclinati. Nel transetto della chiesa, guardando in alto si scorgono, scolpite nella pietra, delle figure fantastiche: draghi, ‘green man’ (o uomini della foresta, dalla cui bocca fuoriesce fogliame) e una Sheela-na-gig, una curiosa figura del folklore locale rappresentata come una donna accovacciata in un gesto osceno, di significato apotropaico. Uscendo, dalla vetrata sopra il portale principale, realizzata nel 1987 per commemorare gli 850 anni della cattedrale ci salutano alcuni simboli delle Orcadi, come le sterne artiche e la primula scozzese. Da non perdere nel centro della città anche il palazzo del conte (1600), in stile rinascimentale francese e il palazzo del vescovo (XII secolo), che ospitò il primo vescovo della cattedrale, Guglielmo il Vecchio; entrambi in rovina, hanno un fascino davvero particolare.
 
La MSC Grandiosa fa uno scalo molto lungo a Kirkwall, di quasi 12 ore, ma le cose da vedere sono proprio tante e già sappiamo che questo sarà solo un assaggio delle Orcadi, che meritano una visita più approfondita. Queste isole sono infatti anche patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO per le tante testimonianze del periodo neolitico (‘Cuore delle Orcadi neolitiche’). Abitate probabilmente già dal mesolitico (8.000 a.C.), queste isole ospitano straordinarie testimonianze della civiltà neolitica, visto che l’assenza di alberi nelle isole costrinse gli uomini di queste epoche remote a costruire sia le abitazioni che l’arredamento in pietra. Chi volesse vedere come si vivevano i ‘Flintstones’ del luogo circa 5 mila anni fa, può recarsi nel villaggio neolitico di Skara Brae. Qui si conservano una decina di abitazioni tutte in pietra, con all’interno conservati in maniera incredibile letti, armadi, credenze e contenitori per le granaglie, tutti rigorosamente in pietra. Grande importanza aveva anche il culto dei morti, come dimostrano le tante tombe a tumulo di cui è disseminata la zona. La più famosa di queste è Maeshowe, il cui corridoio di accesso è orientato in modo da accogliere i raggi del sole del solstizio d’inverno; questo luogo è celebre anche perché ospita la più grande collezione di iscrizioni runiche al di fuori della Scandinavia.
 
Facendo un salto temporale dal neolitico alla fine del 12° secolo d.C., incontriamo infatti un gruppo di guerrieri vichinghi, guidati dal conte Harald che, sorpresi da una furiosa tormenta di neve nel buio inverno delle Orcadi, trovò riparo in questa tomba a tumulo (questa storia è narrata nella Saga degli Uomini delle Orcadi, Orkneyinga Saga). È qui che, attendendo la fine della tempesta, ricoprirono le pareti interne di questa tomba di graffiti runici “alcuni dei quali decisamente osceni”, ci rivela, arrossendo, la nostra guida. Nella strada di ritorno, ci fermiamo ad ammirare il cerchio di pietre di Stenness, una sorta di Stonehenge del luogo (ma mille anni più antico, visto che queste pietre hanno circa 5 mila anni), un luogo sacro utilizzato per cerimonie ancora sconosciute. Poco più avanti, nel Ness of Brodgar, è in corso un importante scavo archeologico per portare alla luce un grande tempio neolitico. Al momento non è visitabile (a meno che non vi offriate di partecipare ai lavori). Motivo in più per tornare a visitare queste isole meravigliose, piene di storia. E di curiosità.
 
Se volete provare l’emozione del viaggio aereo più corto del mondo, potete cimentarvi in quello che unisce Papa Westray e Westray, due tra le isole più remote dell’arcipelago delle Orcadi, collegate da un traghetto che copre il braccio di 3 Km di mare che le separa in 25 minuti e da un piccolo aereo che impiega meno di 2 minuti tra decollo e atterraggio. Nel 2016 è entrato nel Guinness dei record come il volo più breve del mondo: meno di un minuto. Ma è giunto il momento di salutare le Orcadi e di tornare a bordo della MSC Magnifica, dove ci attende una lezione di salsa e bachata con i due bravissimi maestri dominicani, Vivi e Mejia.
 



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