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Da Krug a Perrier-Jouët, da Deutz a Laurent-Perrier, ecco chi sono le regine della Champagne

Da sempre la Champagne si declina al femminile. Ma, se un tempo le donne gestivano le maison per cause di forza maggiore, ora le guidano come enologhe e cheffe de cave 

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Come nel mondo del vino, anche in Champagne l’avanzare delle donne in posti chiave è un dato di fatto. Tra enologi ed esperti, buyer e sommelier i volti femminili sono in crescita costante. E inarrestabile fino agli anni Duemila quando la svolta del nuovo millennio ha visto l’incoronazione delle prime cheffe de cave, con due f ed e finale per sottolineare la declinazione al femminile del ruolo e l’eccezionalità del fatto. Affidare la guida di una maison a una donna resta eccezionale, ma è sempre meno eccezione.

Julie Cavil è in Krug dal 2006, diventando cheffe de cave nel 2020. ©Michael Ferire
Julie Cavil è in Krug dal 2006, diventando cheffe de cave nel 2020. ©Michael Ferire

Lo confermano le nomime dal 2020 a oggi di Julie Cavil in Krug, Séverine Frerson in Perrier-Jouët, Caroline Latrive in Deutz e la recente notizia della nomina di Caroline Fiot in Ruinart dopo la prematura scomparsa quest’estate di Frédéric Panaïotis. Ma non chiamatele quote rosa, o peggio rosé, perché ci sono poche cose che irritano di più le donne del vino quanto accostarle ai rosati. Qui le politiche attuate dall’alto per colmare la discriminazione di genere non c’entrano niente.

Un posto in vigna e in cantina le donne se lo sono conquistato vendemmia dopo vendemmia, millesimo dopo millesimo con competenza e costanza. Come Caroline Latrive, champenoise doc, nata a Reims da una famiglia del mestiere ma, ricorda, quando studiava enologia le donne erano ancora una sparuta, non ben vista, minoranza. È stata lei tra le prime nel 2011 a essere incoronata da Bollinger, che le ha affidato la maison acquisita Ayala per il rilancio, perfettamente riuscito. L’ha lasciata tre anni fa per raccogliere il testimone di Michel Davesne, chef de cave per tre decenni in Deutz e docente nel primo tirocinio di Caroline, che l’ha affiancato nella vendemmia del 2022 in una transizione morbida nel solco della tradizione.

Deutz Rosé come tutti gli Champagne della maison è distribuita in esclusiva da Sagna.
Deutz Rosé come tutti gli Champagne della maison è distribuita in esclusiva da Sagna.

Caroline Latrive 

Piccola maison familiare con una produzione di pregio, Deutz ha un rapporto speciale con l’Italia, fin dalla metà dell’800, quando compare già sulla carta dei vini del Grand Hotel Federer di Torino, ove conquistò il re Vittorio Emanuele. 

Caroline Latrive fotografata da Leif Carlsson nelle cantine della maison Deutz.
Caroline Latrive fotografata da Leif Carlsson nelle cantine della maison Deutz.

E il re d’Italia resta un cliente affezionato anche nei suoi anni fiorentini, quando la capitale del regno si trasferì a Palazzo Pitti. Anche lì si faceva arrivare le caratteristiche bottiglie dal collo più affusolato. «È fatta solo per Deutz», racconta Caroline, «l’imboccatura leggermente più stretta rende più ridotto il rapporto con l’ossigeno, in una proporzione che riesce quasi a replicare a quella ideale del formato magnum».

Séverine Frerson

Tra donne e Champagne c’è un legame speciale, un trait-d’union che va ben quel trattino, simbolo dell’unione in matrimonio, rimasto sulle etichette e non si mai ridotto al semplice portare in dote terra e vigneti, ma ne ha plasmato le forme fin dagli esordi della sua storia. Se la nascita dello Champagne è legata a un monaco, la sua evoluzione molto deve alle donne che, anche in tempi di guerra, hanno tenuto fermo l’aratro e fatto magie in cantina. Come racconta la storia di Perrier-Jouët.

Séverine Frerson, prima donna nella storia di di Perrier-Jouët a ricoprire il ruolo di chef de cave.
Séverine Frerson, prima donna nella storia di di Perrier-Jouët a ricoprire il ruolo di chef de cave.

Nata dal matrimonio tra Pierre-Nicolas Perrier e Adèle Jouët, nel 1811, la maison si fonda sull’unione delle loro due passioni condivise per l’arte e la natura trasmesse al figlio. Botanico e orticoltore, come il padre, Charles ha seminato idee progressiste fin dall’inizio nella gestione dei vigneti del domaine e arrivate fino a oggi. Perfettamente sintetizzata nella cuvée più nobile di Perrier-Jouët, Belle Epoque, con le caratteristiche anemoni giapponesi intarsiate sulla bottiglia ispirata al movimento e creata da uno dei suoi capofila, Emile Gallé.

Belle Epoque, la cuvée speciale di Perrier-Jouët ispirata all’Art Nouveau.
Belle Epoque, la cuvée speciale di Perrier-Jouët ispirata all’Art Nouveau.

Alla guida di Perrier-Jouët oggi è Séverine Frerson, ottava chef de cave e prima donna nei 200 anni di storia della maison a ricoprire il ruolo dando il cambio a Hervé Deschamps. Anche lei laureata in enologia a Reims, con robusta esperienza maturata in Champagne chiamata poi nel 2020 in Perrier-Jouët dove è custode dello stile della maison. «Ciò che rende unico Perrier-Jouët è la complessità dei nostri aromi floreali distintivi: a volte delicati, a volte più vivaci, ma sempre impeccabilmente eleganti». A lei il compito di tradurre quest’eleganza in linguaggio moderno la filosofia della viticoltura sostenibile del fondatore per adattare la maison alle sfide del cambiamento climatico.

Julie Cavil 

A suo agio sui tacchi, Julie Cavil preferisce di gran lunga muoversi tra i filari in galosce. Eppure l’enologia è stata una folgorazione tardiva, ma esplosiva come un colpo di fulmine, per cui ha lasciato la sua precedente vita a Parigi e carriera nella comunicazione per trasferirsi con marito e figlie a Reims.

La maison Krug a Reims, un tempo residenza del fondatore Joseph. ©Mikael Bernard
La maison Krug a Reims, un tempo residenza del fondatore Joseph. ©Mikael Bernard

Qui, dopo una prima formazione interna in Moët & Chandon è rimasta nella galassia delle maison guidate da Moët Hennessy, entrando in Krug, maison che è arrivata a guidare nel 2020.

Krug Grande Cuvée 173ème Edition.
Krug Grande Cuvée 173ème Edition.

Il passaggio di consegne è stato progressivo con lo chef de cave Eric Lebel, che ha affiancato in di Krug per ben 14 anni. Per poi passare lei a dirigere l’orchestra come nel sogno. o meglio nella visione del fondatore Joseph Krug di ricreare ogni anno la Grande Cuvée, creata con centinaia di parcelle e millesimi di annate diverse, proprio come una sinfonia.

Lucie Pereyre de Nonancourt

In Laurent-Perrier la trasmissione di sapere al femminile è ancora più evidente, qui le donne hanno svolto un ruolo centrale fin dagli albori della maison e si preparano a farlo in futuro con la giovane ambasciatrice del brand, Lucie Pereyre de Nonancourt.

Lucie Pereyre de Nonancourt, ambasciatrice del Grand Siècle di Laurent-Perrier.
Lucie Pereyre de Nonancourt, ambasciatrice del Grand Siècle di Laurent-Perrier.

Alla prematura scomparsa di Eugène Laurent, nel 1887 è la moglie Mathilde-Émilie a prendere le redini dell'azienda e aggiungendo il suo cognome, Perrier, appunto fonda il brand che si tramanda fino a oggi, di famiglia in famiglia. Un contributo non solo gestionale ma profondamente creativo. Sarà proprio la vedova Mathilde-Émilie Laurent-Perrier nel lontano 1889 a lanciare il suo Grand Vin Sans Sucre per andare incontro al suo gusto personale e a quello della clientela britannica anticipando di molto i tempi.

Marie-Louise de Nonancourt coi figli Maurice e Bernard, poi presidente di Laurent-Perrier.
Marie-Louise de Nonancourt coi figli Maurice e Bernard, poi presidente di Laurent-Perrier.

Il testimone di Laurent-Perrier passa poi a un’altra donna, figura altrettanto straordinaria di imprenditrice in prima persona Marie-Louise de Nonancourt non subentra a un marito, ma è proprio lei acquistare la Maison nel 1939 dalla figlia di Mathilde-Émilie Laurent-Perrier e a tenere la barra dritta da sola negli anni segnati dalla Seconda Guerra Mondiale, mentre dei figli chiamati al fronte, ne tornerà solo uno, Bernard de Nonancourt.

Laurent-Perrier Blanc de Blancs in abbinamento alle ostriche.
Laurent-Perrier Blanc de Blancs in abbinamento alle ostriche.

E proprio a Bernard si deve la codificazione dello stile Laurent-Perrier, con alla base l’illuminazione geniale dell’andare oltre le convenzioni, e superare il confine dei millesimi, per spingersi alla vendemmia del singolo anno, per arrivare a un’aurea sintesi dello stile della maison che si potesse di volta in volta ricreare diverso e, allo stesso tempo, coerente e fedele alla Maison Laurent-Perrier. È nata così la Cuvée de Prestige Grand Siècle, un assemblaggio di vini di riserva millesimati e complementari per ricreare l’annata perfetta.

Da sinistra, Stéphanie e Alexandra Pereyre de Nonancourt, eredi della maison di Laurent-Perrier.
Da sinistra, Stéphanie e Alexandra Pereyre de Nonancourt, eredi della maison di Laurent-Perrier.

Dal 2010, sono le sue figlie, Alexandra e Stéphanie de Nonancourt, entrate nel Consiglio di amministrazione a garantire la continuità dell'eredità familiare. Un passaggio generazionale ha mantenuto l'indipendenza e la natura familiare della Maison che è già pronta per il futuro con Lucie Pereyre de Nonancourt, che promuove il marchio a livello globale, in qualità di ambasciatrice di Grand Siècle. La figlia maggiore di Alexandra è entrata in azienda nel 2019, si è formata con lo chef de cave in cantina ma ha anche affiancato i team produzione e commerciale. Forte di quest’esperienza a 360° in azienda, Lucie è la miglior testimonial dell’Heritage di Laurent-Perrier, per citare la grande novità della maison, una cuvée speciale che ne sintetizzi lo stile e ne raccolga l’eredità. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 03/10/2025 00:00
Ultimo aggiornamento: 10/10/2025 13:32
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