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Da Fata Morgana all’apertura del New Museum a New York, Massimiliano Gioni si racconta

Le nuove mostre e i progetti di Massimiliano Gioni dalla Fondazione Trussardi a Milano fino a New York, Beirut e Doha

di Roberta Olcese
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«Cerco di fare la mostra che non c’è». Massimiliano Gioni, critico e curatore di istituzioni internazionali dal New Museum di New York al Qatar Museum fino alla Fondazione Aïshti a Beirut, si riferisce (ma non solo) a Fata Morgana: memorie dall’invisibile, in corso a Palazzo Morando di Milano, fino al 30 novembre, curata dal critico con Daniel Birnbaum e Marta Papini per la Fondazione Trussardi. Il titolo cita il testo del 1940 di André Breton sulla produzione visionaria di artisti sconosciuti e medianici. La rassegna ideata con Beatrice Trussardi coinvolge nomi contemporanei ma ha un’attenzione particolare per la pittrice svedese Hilma Af Klimt (1862-1944) considerata una pioniera dell’astrattismo di Kandinskij.

Massimiliano Gioni, direttore della Fondazione Trussardi e direttore artistico del New Museum di New York.@scottruddevents
Massimiliano Gioni, direttore della Fondazione Trussardi e direttore artistico del New Museum di New York.@scottruddevents

Oltreoceano, dove vive, Gioni inaugurerà a febbraio la grande mostra New Humans con oltre 150 artisti e 20 nuove produzioni per il New Museum, l’istituzione di Manhattan che apre dopo il restyling dell’edificio sulla Bowery Street, firmato da grandi firme dell’architettura come Rem Koolhaas e Shohei Shigematsu di Studio OMA.

Il nuovo New Museum di New York firmato da Rem Koolhaas e Shohei Shigematsu di Studio OMA.
Il nuovo New Museum di New York firmato da Rem Koolhaas e Shohei Shigematsu di Studio OMA.

Gentleman. Il Middle East è la nuova zona calda dell’arte?

Massimiliano Gioni. Non so se gli Emirati sono il futuro, ma c’è grande movimento e curiosità ciascuno sta cercando a modo suo di fare le cose e definire la propria identità nel contesto internazionale. Io lavoro a Doha con la sceicca Al Thani che guida la rinascita internazionale del Qatar con una squadra multi etnica tutta al femminile ben pagata. Siamo in prossimità dell’Africa, il Qatar è una porta verso l’Asia, un connubio di culture.

G. Come si trova a lavorare a Doha?

M.G. Al Thani è una persona, non un’istituzione e dispone delle risorse di uno degli stati più facoltosi del pianeta. Ha creato un modello culturale unico cercando di distinguersi da Abu Dhabi, che ha importato i brand della cultura occidentale (Louvre, Guggenheim, ndr), da Sharjah, piccolo emirato famoso per la biennale internazionale, e dall’Arabia Saudita, che si sta inventando altri modi per partecipare tra cui una biennale islamica.

G. L’interesse del mondo dell’arte per l’Africa è a tempo?

M.G. No e lo dico pensando alla prossima Biennale di Venezia, curata da Koyo Kouohanche. L’Africa è un continente immenso, un fenomeno importante di scoperta, è inevitabile farci i conti.

G. A proposito di scoperte la sua mostra Fata Morgana...

M.G. È una storia milanese, quella di una gentlewoman, Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini (1876–1945), filantropa sensibile alla letteratura esoterica e all’occulto. La sua residenza è diventata una sede museale dedicata al costume e alla memoria storica della città. È uno strano personaggio che attraversa i fantasmi nell’Ottocento.

Un'opera della pittrice svedese Hilma Af Klimt (1862-1944) protagonista della mostra Fata Morgana.
Un'opera della pittrice svedese Hilma Af Klimt (1862-1944) protagonista della mostra Fata Morgana.

G. Come nascono i progetti con la Fondazione Trussardi?

M.G. Mostre come le nostre non se ne vedono in città, le penso apposta per il luogo e le colloco in un dato momento storico.

G. Anche Untitled, l’istallazione del 2004 di Maurizio Cattelan in piazza XXIV Maggio che fece molta polemica?

M.G. Maurizio Cattelan non esponeva da dieci anni. C’è stato poi un momento di dibattito sull’immigrazione, e ora sulla tradizione delle donne mecenati, artiste visionarie.

G. Alla Fondazione Trussardi manca una sede...

M.G. La nostra identità è fondata sulla trasformazione, il movimento, il cambiamento e sulla fiducia nel pubblico che ci trova solo quando ci siamo, vedono qualcosa che non si ripeterà più e questo dà unicità all’esperienza.

La scala nell'atrio del New Museum sulla Bowery Street a New York.
La scala nell'atrio del New Museum sulla Bowery Street a New York.

G. Che cosa rappresenta il museo oggi?

M.G. I musei, le mostre non ti dicono come pensare, sono luoghi dove s’impara a convivere con cose complicate.

G. Il New Museum sta per riaprire, cos’è cambiato dal 1977?

M.G. La responsabilità è molto diversa. Prima c’erano certe idee sulla crescita, l’espansione e il progresso: erano accettate da tutti e più chiare. Dopo il Covid l’idea di costruire un palazzo per aprire un museo arriva con ben altre responsabilità. Aggiungere edifici e continuare a costruire è un voto di fiducia nel futuro.

L’artista Sarah Lucas ritratta da Julian Simmons, nel 2020, è tra i protagonisti della mostra d'apertura del New Museum.
L’artista Sarah Lucas ritratta da Julian Simmons, nel 2020, è tra i protagonisti della mostra d'apertura del New Museum.

G. Che cosa pensa della nuova era americana?

M.G. Le rispondo come fece Gandhi quando gli chiesero che cosa pensasse della civiltà occidentale: «Sarebbe una buona idea». Non si sa ancora per esempio se ci sarà un padiglione Usa alla prossima Biennale di Venezia.

G. E New York?

M.G. La città è cambiata dal Covid, ci sono 2 milioni di turisti in meno, dato che conosce bene Cecilia (Alemani, moglie di Gioni e curatrice del programma d’arte pubblica sulla High Line a New York, ndr), conosce bene. Ma anche se il mercato è in contrazione, finanziariamente resta insuperata per numero di gallerie, case d’aste, musei. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 02/11/2025 08:07
Ultimo aggiornamento: 02/11/2025 08:07
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