Un esame per studiare contemporaneamente il muscolo cardiaco e le arterie coronariche, identificando placche aterosclerotiche anche sottilissime ed evitando spesso il ricorso a test più invasivi. Si tratta della tomografia computerizzata Naeotom Alpha.Pro, uno dei più avanzati modelli di tomografo computerizzato, da pochi giorni disponibile all’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Vr). Uno dei punti di forza della nuova apparecchiatura risiede nel photon counting.
«Questa tecnologia è in grado di superare la gran parte dei limiti storici della tomografia computerizzata nello studio radiologico del cuore, tanto che anche nei casi più complessi può essere una valida alternativa alla coronarografia diagnostica, procedura invasiva e non priva di rischi», ha spiegato Giovanni Foti, direttore della diagnostica per immagini dell’Irccs di Negrar. «Avvantaggiandosi di una risoluzione spaziale in media 3-4 volte superiore ai più comuni tomografi e di un efficiente utilizzo delle radiazioni, può essere impiegata anche per la diagnosi accurata di numerose patologie, dalle malattie neuro-vascolari a quelle osteoarticolari, polmonari e oncologiche».
Cuore dell’innovazione del photon counting è il funzionamento del detettore, ovvero il pannello che raccoglie i raggi X attenuati dal passaggio attraverso il corpo del paziente. Questo dispositivo non si limita a contare i fotoni (la particella elementare dei raggi X), ma ne misura anche ogni singola energia. Ciò, in presenza di un’elevata risoluzione temporale (produce immagini ogni 66 millisecondi), consente di arrivare a un livello di dettaglio anatomico molto superiore alle precedenti apparecchiature, essenziale per l’identificazione anche di piccole stenosi dei vasi coronarici. A questo si aggiunge il vantaggio di ridurre il livello del mezzo di contrasto ed esporre il paziente a basse dosi di radiazioni.
«Tali caratteristiche ci permettono di ottenere, da una parte immagini che rilevano anche il più piccolo dettaglio, fino a 100 micron, e, dall’altra, l’eliminazione degli artefatti, cioè quegli elementi che spesso compromettono la qualità diagnostica delle immagini dei vasi coronarici fornite dalle tomografia computerizzata di precedente generazione», ha affermato Carmelo Cicciò, medico radiologo esperto in radiologia cardio-vascolare. «Con la tomografia computerizzata photon counting, invece, disponendo di immagini ad altissima definizione e ‘pulite’ da artefatti, possiamo raccogliere informazioni sulla composizione della placca aterosclerotica, che ne determina la stabilità, e quantificare con maggiore accuratezza il grado di restringimento del vaso, le cosiddette stenosi. Questo anche in pazienti con ‘alto rischio’ di patologia coronarica o con patologia coronarica complessa già nota o già trattata con angioplastica. Sono tutte informazioni, di cui prima non potevamo disporre in maniera così accurata, importanti per orientare il cardiologo a una gestione personalizzata del paziente, limitando la coronarografia ai casi in cui la stenosi necessita di essere trattata, avviando gli altri a una terapia farmacologica». (riproduzione riservata)