Grazie agli studi sul Dna dei centenari si aprono nuove prospettive terapeutiche contro l’invecchiamento cardiaco. L’ultima scoperta relativa al gene della longevità e alla proteina a esso associata BPIFB4, nella variante Lav, proviene da uno studio in vitro e in vivo coordinato dal Gruppo Multimedica e dall’Università di Bristol, finanziato dalla British Heart Foundation e dal Ministero della Salute italiano. L’analisi, durata tre anni, ha visto impegnata l’équipe MultiMedica nella ricerca in vitro. In pratica le cellule del cuore di pazienti anziani, con problemi cardiaci e sottoposti a trapianto, sono state messe a confronto con quelle di individui sani.
«Le cellule dei primi, in particolare quelle che supportano la costruzione di nuovi vasi sanguigni, denominate periciti, sono risultate meno performanti e più invecchiate», spiega Monica Cattaneo, ricercatrice del gruppo MultiMedica e primo autore del lavoro. «Aggiungendo al mezzo di coltura di queste cellule la proteina Lav-BPIFB4, ossia quella prodotta in laboratorio che corrisponde alla variante diffusa tra i centenari, abbiamo assistito a un vero e proprio processo di ringiovanimento cardiaco: i periciti dei pazienti anziani e malati hanno ripreso a funzionare correttamente, dimostrandosi più efficienti nell’indurre nuovi vasi sanguigni».
In parallelo, l’analisi in vivo sui topi svolta a Bristol ha fornito un risultato coerente. Dopo la somministrazione tramite vettore virale della proteina Lav-BPIFB4 a una popolazione di topi anziani, la ricerca ha confermato l’efficacia attraverso tre parametri. Si è infatti registrata una migliorata vascolarizzazione, una più efficiente gittata del sangue e un decremento della fibrosi. Un esito che, tradotto sull’uomo, corrisponderebbe a un ringiovanimento cardiaco di oltre 10 anni.
«La terapia genica con Lav-BPIFB4 in modelli murini (topi) aveva già dato prova di prevenire l'insorgenza dell’aterosclerosi, l’invecchiamento vascolare e le complicazioni diabetiche, e di ringiovanire il sistema immunologico», dichiara Annibale Puca, capo laboratorio presso l’Irccs MultiMedica e professore dell'Università di Salerno. «Oggi abbiamo una nuova conferma e un allargamento del potenziale terapeutico della proteina. Attualmente sono in corso studi in vivo che impiegano la proteina ricombinante nel cuore anziano, nel cuore diabetico e nell’aterosclerosi. Ci auguriamo di poterne presto testare l’efficacia anche nell’ambito di trial clinici su pazienti con insufficienza cardiaca».
Se le evidenze di quest’ultimo studio fossero confermate dai trial clinici, in futuro una terapia con la proteina Lav-BPIFB4 potrebbe essere adottata per il ringiovanimento non soltanto del sistema vascolare e immunologico, ma anche della pompa cardiaca. (riproduzione riservata)