Cristiano De Lorenzo, managing director di Christie’s Italia, racconta la sua Milano
In occasione di La Vendemmia MonteNapoleone, il banditore dell’asta charity dei Grandi Cru, svela i suoi indirizzi segreti
Lavorare all’interno di una delle più lussuose dimore private milanesi del Settecento, Palazzo Clerici, con volte affrescate dal Tiepolo, circondato dal bello e da opere d’arte, anche se solo rappresentate su cataloghi. Questo lo sfondo delle giornate di Cristiano De Lorenzo, romano, dal 2016 direttore generale per l’Italia di Christie’s a Milano, dopo sei anni passati a Londra e tre a Hong Kong, sempre per la casa d’aste di François Pinault.

Un gentleman nei gesti e nelle parole, un uomo di mondo, eclettico, dai mille interessi, amante del bello in ogni sua forma, soprattutto se semplice e non troppo urlato. Un po’ com’è lui quando prende in mano il martelletto da battitore, ma solamente per occasioni speciali, come l’asta di beneficenza dei Grandi Cru organizzata durante Vendemmia a favore di Dynamo Camp. Quale persona migliore per farsi portare in giro per Milano alla scoperta non solo di musei e mostre, come il suo ruolo suggerirebbe, ma anche di indirizzi segreti?

Gentleman. Nato a Roma, è vissuto a Londra e a Hong Kong, per essere poi trasferito per lavoro a Milano. Com’è andata?
Cristiano De Lorenzo. Mentirei se dicessi che non ero un po’ preoccupato. Il mio ricordo di Milano, pre Expo, era quello di una città molto tranquilla, a parte le settimane della moda e del design. Arrivavo da Londra e Hong Kong e la consideravo un po’ provinciale, anche a livello di carriera. Invece mi sono dovuto ricredere, la città era rifiorita: musei interessanti, festival, tante iniziative di privati, programmazioni culturali importanti. E poi, un aspetto da considerare, il turismo che è aumentato in maniera esponenziale grazie alla legge che consente agli stranieri di eleggere il domicilio fiscale in Italia con grandi vantaggi a livello di tassazione. Milano viene scelta perché grazie alle sue dimensioni ridotte è comoda e semplice, per la buona organizzazione, per la funzionalità, grazie a tre aeroporti... E poi non dimentichiamoci che è la capitale della creatività italiana, dalla moda al design, alla pubblicità, che attrae talenti dall’estero che vengono qui a lavorare e vivere, creando un tessuto sociale molto stimolante.

G. Che cosa consiglierebbe di vedere a chi viene per la prima volta a Milano?
C.D.L. Sicuramente la Pinacoteca di Brera, non ci si annoia mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere. Poi la Fondazione Prada, un’icona culturale a livello internazionale. Villa Necchi Campiglio, un posto magnifico a livello architettonico e per la sua storia. Il Cenacolo, sicuramente, anche se prenotare una visita è molto difficile. E poi, il Castello Sforzesco.

G. E a chi conosce già la città, magari ci vive anche...?
C.D.L. Il bello di Milano è che è una città particolare, da scoprire ogni volta che si torna perché si trova sempre qualcosa di nuovo. Dalle mostre in Triennale, in particolare quelle dedicate al design, a quelle all’Hangar Bicocca. Senza dimenticare i piccoli musei, come il Poldi Pezzoli e Bagatti Valsecchi (che ospita degli eventi durante Vendemmia, ndr).

E poi, Casa Boschi Di Stefano, al secondo piano di una palazzina realizzata tra il 1929 e il 1931 su progetto di Piero Portaluppi, in zona Buenos Aires: qui si vede il vero collezionismo, l’ossessione per le opere d’arte che sono ovunque. Confesso di avere una passione per le Case Museo. Il mio luogo del cuore è Casa Crespi, in corso Venezia: un palazzo del ’700 con il tocco, anche qui, di Portaluppi, tutt’ora abita dalla stessa famiglia. All’interno, un giardino incredibile e anche delle vedute di Canaletto.
G. Si dice che l’arte sia il cibo dell’anima. Dopo tutti questi musei, dove ci si ferma per nutrire anche il corpo?
C.D.L. Per un aperitivo, sicuramente Cucchi, lo adoro, e il Camparino, dove fanno dei cocktail buonissimi. Quando abitavo in zona Porta Venezia andavo spesso al Bar Basso, un’istituzione. Per una colazione il weekend, la Pasticceria Sissi e, rimanendo sul tema dolci, non si può non nominare Giovanni Galli, con i suoi meravigliosi marrons glacès.


G. Milano è la capitale della moda e del design...
C.D.L. Sono molto classico: le scarpe le compro da Iliprandi, in via Solferino, e gli occhiali da Foto Veneta Ottica, in via Torino: indosso solo occhiali vintage e loro hanno modelli dal primo ’900 al contemporaneo.


G. Spazia da una zona all’altra. Ne ha una preferita?
C.D.L. Il discorso dei quartieri è molto milanese, in questo rimango romano! Ho abitato in Porta Venezia e in Brera, adesso vivo in una zona che ho scoperto per caso una sera: dietro la Bocconi (tra l’altro merita una visita il nuovo Campus realizzato dagli archistar giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishi-zawa), in via Giambologna, dove ci sono dei villini degli anni 20-30 in stile Tudor.

Non stavo assolutamente cercando casa ma alla fine, nel giro di poche settimane, mi sono trasferito… Amo questo quartiere, sembra di essere in un posto di vacanza. E anche la vicina San Gottardo, dove nei cortili ci sono ancora laboratori di artigiani che realizzano ogni desiderio. (Riproduzione riservata).
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