Una tempesta perfetta. È quella che sta colpendo l’auto, soprattutto in Europa, dove rappresenta un’industria che dà lavoro a 14 milioni di famiglie e vale attorno al 7% del pil. La dimensione dello sconvolgimento in atto la dà l’intenzione di Volkswagen di chiudere tre stabilimenti in Germania, una cosa mai vista in quasi novant’anni. Ma il colosso di Wolfsburg non è il solo gruppo in forte crisi e pronto a un ridimensionamento.
Stellantis è da mesi nel mirino della politica italiana per la poca produzione nel Paese dove nacque Fiat ed è messa sotto pressione perché dia garanzie sugli impianti. Soprattutto sull’iconico stabilimento ex Fiat di Mirafiori a Torino che, come ha rivelato MF-Milano Finanza venerdì 8, chiuderà di nuovo per tutto il mese di dicembre.
In realtà, però, è la maggior parte dei gruppi dell’auto che è entrata in forte difficoltà negli ultimi mesi. Perché? La crisi che sta colpendo il settore ha il suo baricentro in Europa, ma è tutt’altro che locale e, a seconda dei casi e delle caratteristiche specifiche di ogni casa automobilistica, ha aggravanti, o addirittura cause scatenanti, che guardano o più a oriente o più a occidente.
La domanda di auto, non solo di elettriche ma in generale, è in calo tanto in Europa quanto fuori. Le vendite nel Vecchio Continente non sono più tornate - e secondo gli analisti non lo faranno neanche nei prossimi anni - ai livelli pre-pandemia e i tassi di interesse più alti rispetto a uno o due anni fa hanno contribuito a comprimere la domanda.
Uno scenario complesso, che purtroppo coincide con la delicata transizione green con cui le case, soprattutto europee, sono alle prese. E il problema del passaggio all’elettrico, una rivoluzione epocale, oltre che rischiosa e costosa per i costruttori tradizionali, è aggravato dalla Cina.
Quello cinese è il mercato automobilistico più grande al mondo e, da fonte di grandi guadagni per molte grandi case, si è trasformato in un ostacolo: la concorrenza lì è sempre più spietata, con i gruppi locali che propongono le loro auto elettriche più economiche e di alta qualità, prodotti che stanno iniziando a esportare in Europa per diversificare rispetto a un mercato cinese che si sta saturando.
Ce n’è abbastanza per mettere in crisi i conti dell’auto e in effetti così sta avvenendo, come hanno dimostrato le trimestrali dei colossi del settore uscite negli ultimi giorni. Ma cosa dicono esattamente i numeri di bilancio? Chi è più in difficoltà? E c’è qualcuno che è riuscito lo stesso a cavarsela?
Provando ad analizzare la situazione partendo dal numero di auto vendute, nel terzo trimestre soltanto due società hanno segnato una crescita. Una è Tesla, che è riuscita a consegnare il 3% in più e sembra essere riuscita a mettersi alle spalle il momento di difficoltà che la casa di Elon Musk ha affrontato nei trimestri precedenti. L’altra è la più grande rivale dell’azienda americana sull’auto elettrica: Byd. Per il colosso cinese la crisi del settore sembra non esistere e lo dimostrano l’aumento del 24% delle consegne, grazie ai veicoli a nuova energia in generale e non solo all’elettrico, ma anche l’aumento dei ricavi (+24% a 28,8 miliardi di dollari, superiori a Tesla) e degli utili (+11%).
Tutte le altre big, a eccezione di Ford (piatta), tra giugno e settembre hanno venduto meno auto di un anno fa. Qualcuna però è riuscita a contenere l’effetto delle minori vendite sui conti o a conservare le stime fatte per la fine dell’anno, ma la maggior parte no. Non c’è riuscita Stellantis: il gruppo paga il peggior crollo di vendite (-20%) e di ricavi (-27%) e per la casa di Carlos Tavares la crisi è soprattutto americana. Per colpa delle scorte di auto invendute in Nord America la casa ha tagliato le stime su margini e flusso di cassa.
Le due grandi rivali americane sono andate molto meglio come vendite, segnale del fatto che negli Usa Stellantis ha sbagliato strategia. Eppure la questione dell’elettrico ha pesato tanto su Ford (-25% di profitti e stime tagliate) e un po’ su General Motors, che ha tagliato le stime di vendite di auto a batteria.
Sembra paradossale, dal momento che il colosso giapponese è leader sull’ibrido, ma l’elettrico ha dato problemi anche a Toyota: la casa ha venduto meno, subito un calo dei profitti del 20% e ha tagliato le stime sulle produzione e una delle cause è il fatto che inizia a risentire della concorrenza in un mercato fondamentale come quello cinese, dove le auto a batteria tirano più delle altre alimentazioni.
Ed ecco che si arriva al convitato di pietra che ha messo in crisi l’auto europea, soprattutto quella tedesca: la Cina. I tre colossi Volkswagen, Mercedes e Bmw soffrono soprattutto a causa sua perché fanno in quel mercato il 30% dei ricavi in media. E al calo di vendite e fatturato si somma la spaventosa erosione dei margini con utili crollati del 54% per Mercedes, del 64% per Volkswagen e dell’84% per Bmw. Inevitabile per loro tagliare le stime su margini e utili per fine anno (Vw costretta a farlo due volte).
Eppure in Europa c’è un'eccezione: è la piccola, se confrontata con le altre big, Renault. La casa francese dell’italiano Luca de Meo non è rimasta immune alla crisi, ma ha contenuto a un -5,6% il calo delle vendite aumentando sui ricavi. E soprattutto è l’unica casa in Europa a non aver tagliato le stime sul 2024 e globalmente le fanno compagnia due colossi come Tesla e Byd, che però, con le loro auto elettriche e a nuova energia, fanno un campionato a parte. (riproduzione riservata)