Si è capito da tempo che l’Eurozona non vive una fase brillante dell’economia. Eppure quasi ogni giorno arrivano segnali di una frenata maggiore delle attese. Ieri Eurostat ha corretto al ribasso il pil dell’Eurozona: nel secondo trimestre è aumentato dello 0,1% invece che dello 0,3% indicato in precedenza. La correzione, come riportato su MF-Milano Finanza del 5 settembre, è legata a numeri peggiori rispetto a quelli preliminari in Italia (-0,4%, invece di -0,3%), Austria (-0,7%, invece di -0,4%) e Irlanda (+0,5% invece di +3,3%). Continua a pesare l’elevata variabilità dei dati irlandesi condizionati dalle multinazionali con sede a Dublino per ragioni fiscali. Ma nel complesso l’economia dell’Eurozona rallenta sempre più.
Dopo gli ultimi dati, gli analisti di Citi hanno tagliato in modo molto rilevante le stime sul pil per l’anno prossimo: l’Eurozona è stata portata a -0,1% (dal precedente +0,7%), con l’Italia a -0,6% (da +0,2%) e la Germania a -0,4% (da +1,2%). Un forte vento di recessione si sta così abbattendo sull’area. Per l’Italia c’è anche il rischio di una significativa correzione nei conti pubblici in arrivo. La premier Giorgia Meloni ha detto ieri riguardo al Patto di Stabilità che sarà «importante modificare le regole della governance prima che rientrino in vigore i vecchi parametri. Se non si riesce proporrò di prorogare le attuali regole».
In un contesto di stagnazione, e con prospettive negative sul futuro, per la Bce diventa sempre più difficile alzare i tassi nella riunione del 14 settembre. Sarebbe la decima volta consecutiva. A giugno Francoforte, sulla base delle indicazioni delle banche centrali nazionali (come avviene ogni sei mesi), aveva previsto un pil in crescita nell’area dello 0,9%. Già allora la previsione era stata considerata ottimistica dagli economisti (si veda MF-Milano Finanza del 15 giugno). Adesso appare ancora più irrealistica. Citi per esempio si ferma a +0,3%. Il vicepresidente Bce Luis De Guindos ha già anticipato che le proiezioni sulla crescita saranno riviste al ribasso la prossima settimana. Le ultime correzioni di Eurostat però non dovrebbero essere considerate nelle previsioni Bce poiché successive alla data in cui vengono fermati i conteggi degli economisti di Francoforte.
Riguardo agli ultimi dati sul pil di Eurostat, Barclays ha osservato che «i consumi privati hanno ristagnato per il secondo trimestre consecutivo, tra i crescenti segnali di allentamento del mercato del lavoro». Nel frattempo «la crescita degli investimenti è rimasta lenta e la debolezza della domanda estera ha pesato sul pil». Perciò Barclays prevede «un ulteriore rallentamento della crescita nel secondo semestre».
Per Citi «i venti contrari ciclici e strutturali alla crescita dell’area dell’euro sono troppo forti. La transizione energetica, la debolezza della Cina, la svolta fiscale e l’inasprimento monetario superano i guadagni di reddito reale delle famiglie». Di conseguenza secondo gli economisti della banca Usa ci sarà «una leggera contrazione dell’economia nei prossimi tre trimestri, ma è probabile che l’inflazione cali ancora lentamente».
La Germania resta il Paese più in difficoltà. La produzione industriale tedesca è scesa oltre le previsioni a luglio, dello 0,8% rispetto al mese precedente. I nuovi ordini alle fabbriche in Germania a luglio sono scesi dell’11,7% rispetto a giugno. Secondo l’istituto tedesco Ifo, l’economia tedesca si contrarrà dello 0,4% quest’anno. «Contrariamente alle precedenti aspettative, è probabile che la ripresa in Germania non si concretizzi nella seconda metà dell’anno», ha rilevato l’Ifo. Una notizia negativa anche per gli altri Paesi dell’Eurozona. (riproduzione riservata)