Crédit Agricole viaggia in calo a Parigi, mercoledì 30 aprile (il titolo ha chiuso a 16,45 euro, -4,9% per 50 miliardi di capitalizzazione) dopo risultati relativi al primo trimestre, appesantiti da costi operativi e da un'imposta straordinaria in Francia che ha inciso sull’utile netto. Lo stesso amministratore delegato, Philippe Brassac, ha spiegato che, «essendo un grande gruppo francese, Crédit Agricole ha dovuto pagare un contributo straordinario sui profitti, introdotto a febbraio nella legge finanziaria 2025». Oltre il 50% dell’imposta è stata contabilizzata nel primo trimestre.
L’ad Brassac ha avvertito che «la nuova geopolitica Usa pone l’Unione Europea al centro dei giochi e la rende un’area imprescindibile per gli investimenti». Il ceo è poi intervenuto sulla partecipazione del gruppo in Banco Bpm (19,8%, è il primo azionista), spiegando che Crédit Agricole è pronta a rinnovare l’accordo di distribuzione sui prodotti di investimento con Unicredit attraverso la controllata Amundi, ma non ha ancora deciso se sosterrà l’ops su Banco Bpm: «Questo è un tema di ottimizzazione per noi. Vogliamo uscire da questa situazione più forti, non più deboli».
Unicredit starebbe valutando opzioni alternative per sostituire Amundi una volta scaduto (fra due anni) l'accordo di distribuzione. Un tema che vede sullo sfondo le tensioni nate dalla mancata apertura di Crédit Agricole verso l’offerta di Unicredit su Banco Bpm. L’ad Brassac ha spiegato mercoledì: «Stiamo chiaramente lavorando al rinnovo dell’accordo tra Unicredit e Amundi, ci auguriamo che venga confermato. Tuttavia, la situazione non presenta carattere d’urgenza».
Credit Agricole ha chiuso il primo trimestre 2025 con ricavi per 7,26 miliardi (+6,6% annuale), rispetto a una stima di 7,3 miliardi e profitti per 1,82 miliardi (-4,2%), leggermente sotto le attese (1,85 miliardi, consenso Bloomberg). Il settore della gestione patrimoniale (Asset Gathering) ha chiuso con un utile di 680 milioni (-5%), su attese di 739 milioni, il Retail banking in Francia con profitti per 129 milioni (-25%), su attese di 184,6 milioni, il Retail banking internazionale con un utile di 246 milioni (-4,3% annuale), sopra le attese (203,4 milioni).
Il Corporate & Investment Banking, invece, è cresciuto: ricavi per 2,41 miliardi (+6,3%) su attese di 2,34 miliardi. I costi operativi si sono assestati a 3,99 miliardi (+8,8% annuale), superiori alla stima di 3,86 miliardi, mentre gli accantonamenti sui crediti deteriorati per 413 milioni (+3,3% annuali), sono inferiori alle stime 505,6 milioni.
Il rapporto costi/ricavi ha chiuso al 55% (rispetto al 53,9% di un anno prima), su attese del 53,2%. L’indice di solidità patrimoniale, Il Cet 1 ratio (phased-in) era del 12,1% alla fine di marzo 2025.
Il gruppo Crédit Agricole in Italia, guidato dall’ad Hugues Brasseur, ha registrato nel primo trimestre 2025 un risultato netto aggregato di 429 milioni di euro (+10% annuale). La sola banca ha invece chiuso il trimestre con un utile netto civilistico consolidato di 237 milioni di euro, in linea allo stesso periodo dell’anno precedente.
Proventi stabili grazie alla crescita delle commissioni (+9%), trainate dai servizi d’investimento (+12%), a compensazione della flessione del margine d’interesse e un rapporto cost/income al 48,7%. Il costo del credito è sceso ai minimi storici, pari a 34 punti base, con flussi in diminuzione grazie alla gestione interna. Npe ratio lordo stabile sotto al 3% (2,7%), Npe ratio netto in calo all'1,2%.
Il gruppo francese è presente in Italia, suo secondo mercato per rilevanza, con 16.100 collaboratori e oltre 6 milioni di clienti grazie ad un gruppo composto, oltre che dalla banca (Crédit Agricole Italia), anche dal Corporate e Investment Banking e dalle società di servizi finanziari specializzati (Agos, CA Auto Bank), leasing (CA Leasing Italia) e factoring (CA Factoring), asset management (Amundi, Caceis), assicurazioni (CA Vita, CA Assicurazioni, CA Creditor Insurance) e Wealth Management (CA Indosuez Wealth Management e CA Indosuez Fiduciaria).(riproduzione riservata)