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Livio Negro, presidente della Fondazione Cr Asti
Livio Negro, presidente della Fondazione Cr Asti
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Cr Asti, la Fondazione affida a Spencer Stuart la ricerca del nuovo ad della banca e apre alla vendita. Parla il presidente Negro

02 dicembre 2025, 23:00 Ultimo aggiornamento: 04 dicembre 2025, 11:50

La Fondazione Cr Asti incarica Spencer Stuart di selezionare sette consiglieri (tra cui l’ad) in vista del rinnovo del cda dell’omonima banca, di cui è primo azionista con il 31,8%. Il presidente Negro punta alla svolta industriale per fare più erogazioni sul territorio. L’unica alternativa è l’m&a con istituti più grandi

«Abbiamo incaricato Spencer Stuart di selezionare i migliori candidati possibili in vista del rinnovo del cda della Cassa di Risparmio di Asti nell’aprile prossimo. Cerchiamo un nuovo ceo d’alto livello che imprima una svolta industriale e un presidente capace di rappresentare al meglio la comunità». Per Livio Negro è l’ora delle scelte. Il presidente della Fondazione Cr Asti, primo azionista dell’omonimo istituto con il 31,8%, si trova stretto tra due necessità: ridurre l’esposizione nella banca piemontese per rientrare nei limiti del protocollo Acri-Mef e aumentare le erogazioni a sostegno del territorio.

In entrambi i casi la strategia dipenderà anche da Cr Asti, a cui la fondazione chiede di accelerare il percorso di crescita. «Serve un cambio di governance per permettere alla banca di essere più redditizia e staccare dividendi più corposi», spiega Negro. «Dal nuovo cda (l’ente nomina 7 membri su 13, tra cui ad e presidente ndr) ci aspettiamo un piano industriale più credibile dei precedenti. Altrimenti dovremo affidarci a un istituto più grande, tema su cui stimolerò un dibattito interno alla fondazione».

Domanda. Cosa non va nella gestione della banca?

Risposta. Innanzitutto vorrei dire che il suo futuro ci sta a cuore, ma come ente dobbiamo pensare prima di tutto a ciò che è meglio per il territorio. Cr Asti ha chiuso il 2024 con 51 milioni di utili mentre la banca di Alba, che ha la metà del patrimonio (560 milioni vs 1,1 miliardi) è arrivata a 80 milioni.

D. Che significa per voi?

R. C’è un tema evidente di redditività, che si ripercuote sulle cedole: le nostre sono ben più basse di quelle incassate dagli altri enti bancari, persino da quelli soci di istituti minori. Problema che può mettere a rischio il futuro della fondazione.

D. Cosa intende?

R. Negli ultimi dieci anni il valore delle azioni Cr Asti è sceso sulla piattaforma Vorvel da 15,8 euro a 8,06 euro. Noi le abbiamo in carico a 7,8 euro e di questo passo rischiamo l’erosione del patrimonio, danno di cui dovranno rispondere tutti i consiglieri, me compreso.

D. Come evitarlo?

R. Con la nuova governance speriamo di imprimere un cambio di passo alla banca, ma i piani industriali degli ultimi anni non fanno ben sperare perché si sono rivelati fallimentari. Per questo motivo dobbiamo confrontarci al più presto sul futuro di Cr Asti: abbiamo iniziato a farlo in cda e il 4 dicembre proseguiremo in consiglio di indirizzo, che sarà aggiornato sul lavoro svolto finora dal nostro advisor Equita.

D. Quali strade immagina?

R. Una parte del percorso è obbligata visto che abbiamo l’80% del patrimonio concentrato in Cr Asti, mentre il protocollo Acri-Mef ci impone di scendere al 39% in tre anni. Per rispettare questi limiti possiamo dimezzare la nostra quota, ma sarebbe uno sbaglio perché non saremo più soci di maggioranza e consegneremo la banca a un terzo, che potrebbe non dedicare la stessa attenzione al territorio. Senza contare che rimarrebbe il problema dei dividendi da riversare sulla comunità.

D. E allora?

R. In assenza di svolte nella gestione saremo costretti ad affidarci a un istituto più grande, con piani industriali ben più ambiziosi e cedole più sostanziose.

D. Si parla di Bpm, Unicredit e Credem. Conferma?

R. Tutti e tre si sono interfacciati con il nostro advisor, ma finora hanno manifestato solo un interesse orale. Noi chiediamo proposte scritte vincolanti, in modo da ragionarci sopra ed essere liberi di accettarle o meno dopo una decisione condivisa.

D. Si parla però di duri scontri in cda sulla vendita.

R. Smentisco queste ricostruzioni. È vero che ci sono stati contrasti, ma si è trattato di un normale dibattito, condotto con rispetto personale e verso la fondazione. Per questo motivo non mi sento né solido né traballante come presidente e avverto la fiducia del sindaco di Asti, Maurizio Rasero. Il mio obiettivo è continuare a fare il meglio per il territorio, concentrandomi soprattutto sulle fasce deboli. (riproduzione riservata)



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