skin track
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
Banche centrali Leggi dopo

Ha fatto bene all'economia solo quando è stato sospeso ai tempi della pandemia 

Così il Patto di Stabilità è inutile: ha fatto bene all’economia solo quando è stato sospeso

11 settembre 2023, 19:30 Ultimo aggiornamento: 19:34

Nessuno rispetta più questi parametri contabili perché sono solo un simulacro del rigore. Nemmeno i tedeschi: al punto da nascondere 69 miliardi di spese aggiuntive per non finire nel mirino di Bruxelles  | Giorgia Meloni: se non cambia il Patto serve prorogare il congelamento delle regole

Non è colpa di Paolo Gentiloni se il Patto di Stabilità è inutile e controproducente o addirittura stupido, come ebbe a dire anni fa Romano Prodi, già presidente della Commissione. E il perché lo ha ricordato Mario Draghi sulle pagine dell'Economist: un'intesa che pensi solo al rigore dei conti e non alla crescita non serve a nulla, soprattutto dopo il Covid e lo scoppio della guerra in Ucraina.

Le strategie che in passato hanno assicurato la prosperità dell’Europa, affidandosi all’America per la sicurezza, alla Cina per l’export e alla Russia per l’energia, sono diventate insufficienti, incerte o inaccettabili in un mondo ormai dominato dai cannoni o dalle piattaforme digitali. Serve molto di più per rispondere alle crisi globali e agli enormi costi sociali della riconversione ecologica di un intero sistema industriale che ha fatto la fortuna del capitalismo nel secolo scorso.

La sospensione del Patto

Occorrono risposte globali a problemi globali quali le migrazioni epocali, i conflitti e l’aumento delle disuguaglianze. Lo sa chiunque abbia responsabilità di governo. Nell’Unione, in particolare, oltre alle misure comuni è necessaria una sovranità condivisa, interpretazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una famosa lectio a Ventotene e rilanciata dall’ex premier e banchiere centrale. Sono tutti strumenti che il nuovo come il vecchio Patto di Stabilità non sono in grado di garantire. A conferma di ciò basta ricordare che l’unico anno in cui tutta l’economia europea ha corso, insieme a quella italiana, è stato il 2021, quando il Patto in questione era appunto sospeso. Nessuno si è fatto male, anzi il contrario.

Questo dato di fatto aiuta a capire che l’Unione Europea e chi la comanda, di fatto la Germania sulla parte contabile e degli aiuti di Stato e la Francia sulla parte industriale, di tutto ha bisogno meno di norme pro cicliche che peggiorano la situazione quando va male e non la migliorano quando va bene. E di tutto ha bisogno meno che di un cappio al collo anche l’Italia guidata da Giorgia Meloni e dal suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, preso dalla faticosa attività di compromesso con Bruxelles come d’altronde tutti i suoi predecessori.

Il Patto di Stabilità, che sta mettendo a dura prova i rapporti tra il commissario Gentiloni e la premier, non cambierà d’incanto se i due dovessero andare improvvisamente d’accordo. Perché è ormai superato dagli eventi. Quando è entrato in vigore nel lontano 1999 non era scoppiata la bolla digitale, le Torri Gemelle svettavano ancora su Manhattan, Facebook non esisteva, Lehman Brothers godeva di ottima salute, la moneta unica era il dollaro: un altro mondo, dove la prima azienda manifatturiera del pianeta si chiamava General Motors e non Apple.

Il Patto è rimasto piuttosto stupido

Il Patto, che rientrerà in vigore seppur in via sperimentale nel 2024, non ha mai comportato un euro in più di crescita né ha mai potuto intervenire nei processi appena descritti perché è tutto tarato sui vincoli di bilancio (deficit/pil al 3% e debito/pil al 60%, i limiti di Maastricht) che servivano prima della nascita dell’euro per coordinare le diverse economie europee. Ma oggi paga l’assenza di una politica comune di investimenti, la mancanza dell’Unione fiscale e di un bilancio federato, la possibilità di scomputare dai calcoli le spese del Pnrr come quelle militari per sostenere l’Ucraina.

Insomma, è ancora piuttosto stupido, perché non tiene conto della realtà e nemmeno della caduta del tabù del debito comune, varato col Next Generation Ue senza cambiare una virgola dei Trattati grazie alla cooperazione rafforzata, strumento di governance – fare le riforme con chi ci sta - grazie al quale sono eppure nati l’euro e il piano Marshall post pandemico. Serve come le rotelline a chi ha imparato ormai ad andare in bicicletta o come una tv analogica in bianco e nero.

Se non bastassero queste considerazioni teoriche si può passare alla pratica. Nessuno rispetta più questi parametri contabili perché sono un simulacro del rigore. Nemmeno i tedeschi ci credono. La Germania ha infatti dovuto nascondere la bellezza di 69 miliardi di euro di spese aggiuntive per evitare di finire nel mirino della Commissione e far aumentare il deficit, mentre l’Italia ha fatto di tutto per non nascondere gli oltre 100 miliardi di debito aggiuntivo dovuto agli effetti del Superbonus. Nonostante ciò, in entrambi i casi lo spread non si è mosso e i mercati hanno letteralmente ignorato questi eventi. Nel 2011 sarebbe venuto giù il mondo e magari con esso anche il governo italiano.

La forza della Bce

A che cosa è dovuto questo cambio di lettura? Anche qui la risposta viene dall’esperienza. Il differenziale di interesse tra Roma e Berlino non si muove in quanto rispetto al passato i tassi sono aumentati anche nei Lander, ma soprattutto perché dal luglio del 2012 col suo whatever it takes Draghi ha spiegato al mondo che c’è solo un soggetto forte in Europa: la Bce, la quale decide il costo del denaro, quanto debito comprare ai vari Paesi membri e in sostanza chi salvare e chi no.

I mercati e gli analisti hanno imparato questa lezione e non si spaventano se la Germania trucca i conti e l’Italia li sballa, facendosi beffe del Patto sui conti pubblici. Sanno che è tutta una sorta di pantomima. Perché allora, si chiederanno i lettori di MF-Milano Finanza, si insiste con il Patto di Stabilità? La risposta è semplice: perché restituisce agli Stati nazionali quel potere che hanno ceduto all’Eurotower con la nascita della moneta unica. Si badi bene, qui non si predica di tornare alle spese allegre e ai mille bonus dei governi Conte, ma non sarà certo un Patto a imporre il rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

Il debito dell’Italia

I bilanci nazionali vanno tenuti in ordine non perché in caso contrario crolla l’euro ma per permettere ai governi di avere un minimo di agibilità fiscale che gli manca proprio per l’assenza di un Fisco unico e in presenza di un Patto inutile. Questo oltremodo vale per l’Italia, dove l’esecutivo deve ridurre i 44.000 euro di debito pubblico che gravano sulla testa di ogni cittadino della penisola non per far contenti i tedeschi ma perché altrimenti il Paese non ha alcuna prospettiva.In Europa, dove non si spara, comanda la moneta di Francoforte, non le carte di Bruxelles. Eppure fanno tutti finta che sia il contrario. Si corre sul posto e il traguardo non arriverà mai senza la presa di coscienza che serve una politica economica comune di nuovo conio o una stabilizzazione del Next Generation Ue. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO ILLIMITATO + MF GPT LIGHT
Accesso al sito, alle newsletter e il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + MF GPT PRO
Accesso al sito, alle newsletter e il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT

188,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)