«Io sono sempre pronto ad andarmene, io vado via quando, ad un certo punto non sono più gradito, questo in tutte le istituzioni». Così il presidente della Consob, Paolo Savona, al Festival dell'Economia di Trento ha risposto ad una domanda su una presunta irritazione del governo dopo la delibera UniCredit-Banco Bpm. Savona, professore emerito di Politica economica e già ministro per gli Affari Europei nel governo Conte I, è stato nominato nel marzo del 2019 presidente della Commissione nazionale per le società e la borsa quindi dovrebbe restare in carica fino al 2026 (l’incarico dura sette anni).
Poi Savona ha voluto fare una doppia precisazione. La decisione di sospendere l’ops per 30 giorni è «collegiale visto che la Consob è un organo collegiale che lavora con gli uffici, da quello legale a quello degli emittenti e della trasparenza del mercato, il risultato è stato, quindi, la somma di tutte queste riflessioni». E soprattutto la Consob non ha fatto che applicare la legge: «La considerazione è che a un certo punto in una situazione di incertezza il mercato non è in grado di decidere e quindi diamo il tempo per chiarire» ha spiegato Savona.
Savona si è poi soffermato sul tema delle criptovalute. Legittimare le criptovalute, come ha fatto negli Stati Uniti a marzo il presidente Donald Trump, «è un rischio fatale» per questo «non voglio assolutamente mettere il mio sigillo» su questa decisione ha dichiarato il numero uno della Consob intervenendo al panel «Legittimazione delle criptovalute e rischi per i mercati mobiliari» organizzato durante il Festival dell'economia di Trento.
Il rischio principale, spiega il numero uno della Consob, è che «si perda il concetto di moneta» e di conseguenza venga sconvolto il sistema bancario. Concretamente «il rischio di fondo è che queste monete private sostituiscano la moneta pubblica perché fanno guadagnare di più», ha ammonito Savona, ma la moneta privata «non può essere rimborsata, perché non c'è un debitore e alla fine nessuno è responsabile». Savona ha quindi paragonato la moda delle cripto alla crisi dei tulipani in Olanda, dove alla fine «un tulipano è arrivato a valere come una casa». Finora la legislazione esistente ha sempre stabilito come devono comportarsi gli emittenti e le caratteristiche del prodotto - ha concluso Savona - ma «si disinteressava della contabilità, invece le criptocurrency hanno un problema di contabilità elettronica, non di emittenti».
Si tratta di un problema tecnologico che «va affrontato» ha evidenziato Savona. Da un lato, «il problema è che le nostre istituzioni informatiche, comprese quelle della Banca d'Italia, non sono ancora in grado di censire le oltre 10.000 cryptocurrency che sono state di seguito create, però sono conoscibili e quindi è un problema che l'autorità si deve organizzare per conoscerla», ha aggiunto. Dall’altro lato, certo «la protezione che offre oggi il bitcoin è elevatissima. Ma siccome stanno studiando come entrare anche nella blockchain, prima o dopo ce la fanno» gli hacker. (riproduzione riservata)