?????Trasformare la cassa integrazione da strumento passivo a leva concreta di rilancio per le imprese: è la proposta avanzata da Roberto Capobianco, rieletto alla guida di Conflavoro Pmi nel corso della XV Assemblea Nazionale, che si è svolta mercoledì 12 novembre all’Auditorium Conciliazione di Roma.
L’associazione, che rappresenta oltre 90 mila imprese e 700 mila addetti, ha lanciato il progetto “Salva Impresa”, una riforma strutturale del sistema di ammortizzatori sociali pensata per dare un supporto immediato alle imprese in difficoltà e salvaguardare i posti di lavoro.
Il cuore dell’iniziativa consiste nella creazione di un fondo rotativo di mutuo soccorso, alimentato da un contributo minimo versato dalle imprese stesse, destinato a garantire liquidità immediata per far fronte ai creditori e sostenere la continuità produttiva. Per gli imprenditori che non riuscissero a rilanciare la propria attività, il fondo prevede inoltre un’indennità di rischio analoga alla Naspi dei lavoratori, offrendo una rete di protezione per due anni.
L’idea di Capobianco è chiara: la cassa integrazione non deve essere un freno alla produzione, ma un trampolino di rilancio per le aziende e per i loro dipendenti, capace di restituire dignità e fiducia a chi ogni giorno rischia in prima persona per sostenere l’economia reale.
I dati del Centro Studi Conflavoro sottolineano l’urgenza di una riforma. Tra il 2023 e il 2025, la Cassa Integrazione Guadagni ordinaria e straordinaria ha assorbito oltre 1,5 miliardi di ore di sospensione dal lavoro, con un incremento del 46% in soli due anni. Il costo diretto per l’Inps è passato da 3,02 miliardi di euro nel 2023 a 4,41 miliardi nel 2025, per un totale triennale di 11,15 miliardi, cui si sommano 7,5 miliardi di contributi non versati e oltre 3 miliardi di mancati introiti fiscali.
L’impatto complessivo raggiunge così 18,2 miliardi, senza considerare il costo della Naspi, che nello stesso periodo ha assorbito 35,1 miliardi di euro. «È un modello che non regge più», ha commentato Capobianco. «Mentre assorbe risorse pubbliche crescenti, riduce la produttività delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie. Serve una riforma coraggiosa che restituisca centralità a chi produce e crea lavoro».
All’assemblea sono intervenuti numerosi esponenti del governo, che hanno sottolineato l’importanza delle pmi come spina dorsale del sistema produttivo italiano. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ricordato che il 75% degli occupati italiani lavora nelle micro, piccole e medie imprese, una quota superiore alla media europea e nettamente più alta rispetto a Francia e Germania. «Il nostro obiettivo è un’Italia dove fare impresa sia semplice, sostenibile e conveniente, e dove il Made in Italy sia un sistema competitivo e riconosciuto nel mondo», ha affermato Urso.
Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha evidenziato come le imprese siano il fondamento della Costituzione: «Le imprese creano il lavoro e lo difendono insieme ai lavoratori e alle parti sociali. Nella Manovra appena approvata ci sono 2 miliardi di euro destinati a incentivare i rinnovi contrattuali e la produttività».
Federico Freni, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, ha invece richiamato la necessità di ridurre la burocrazia e di lasciare agli imprenditori la libertà di creare valore: «Uscire dall’idea di inutile assistenzialismo è fondamentale. Il lavoro si crea con il lavoro e con la libertà di lavorare». (riproduzione riservata)