Per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini non c’è tempo da perdere: in Europa si rischia la desertificazione industriale. «Abbiamo bisogno di convincere gli imprenditori ad investire», dice a gran voce dal palco dell’assemblea annuale della confederazione che ieri si è svolta per la prima volta nella storia di Viale dell’Astronomia lontano da Roma, a Bologna. L’urgenza è nei fatti. Per il numero uno dell’associazione l’economia italiana, in rallentamento da due anni, nel 2025 crescerà solo dello 0,6%. In più è esposta ad un rischio concreto di deindustrializzazione causato da un pregiudizio anti-industriale non solo in Italia, ma in tutta Europa.
La guerra dei dazi americani aggrava la situazione ed espone il Paese a un nuovo triplo shock rappresentato da caduta della domanda statunitense, frenata di quella globale e possibile crisi finanziaria. Alla premier Giorgia Meloni e alla presidente dell’Europarlamento sedute in platea ad ascoltarlo, Orsini propone dunque «un grande piano industriale straordinario per rilanciare l’economia europea e nazionale».
Serve agire su due livelli. A livello comunitario, bisogna partire «da un radicale mutamento di impostazione delle politiche che hanno finito per indebolire la competitività». Il riferimento più attuale è al Green Deal che con l’addio al motore endotermico entro il 2035 e le multe per chi sfora le quote di emissioni di CO2 «ha anteposto l’ideologia al realismo e alla neutralità tecnologica». Contro il rischio della desertificazione della filiera dell’automotive bisogna «correggere le regole, abbattere le speculazioni finanziarie sugli Ets e rivedere la Cbam».
Orsini ha puntato il dito anche contro le normative Ue che «penalizzano l’industria italiana del riciclo e che hanno determinato l’aumento dell’import di cemento dai Paesi extra Ue (+43% nel 2024)». «La guerra commerciale va affrontata con la stessa determinazione degli investimenti strategici da riservare alla difesa. Il Patto di Stabilità deve consentire un sostegno a un piano di investimenti nell’industria. Non è possibile che l’unico sforamento possibile sia quello relativo alle spese» per armamenti tuona.
Poi «accelerazione nella creazione del mercato unico degli investimenti e del risparmio e degli accordi di libero scambio per diversificare l’export Ue». Modificando le regole Ue per rimettere al centro la competitività, l’abbattimento degli oneri burocratici e diminuire i dazi interni consentirebbero di aumentare la produzione del 6,7%, cioè di oltre 1000 miliardi.
Anche a livello nazionale Orsini chiede «un cambio di marcia». Innanzitutto «bisogna darsi un obiettivo concreto di crescita di almeno il 2% annuo di Pil, investendo in spesa pubblica produttiva a partire dalle infrastrutture». «Pensiamo a un sostegno agli investimenti di 8 miliardi all’anno per i prossimi tre anni (meglio sarebbe a cinque, dice)», da finanziare in primis con «le risorse del Pnrr inutilizzabili entro la metà del 2026» oppure «sfruttando la possibilità che la riforma dei fondi di coesione proposta del commissario Fitto mette per le filiere industriali italiani, salvaguardando le quote per il sud».
Le risorse devono andare ad «allargare la platea dei beneficiari dell’Ires premiale o a ripristinare l’Ace». Questo in attesa che venga lanciato un New Generation Ue per l’industria. Infine «la componente più urgente del piano è quella dei sovraccosti energetici che superano del 35% il prezzo medio Ue, con punte dell’80% rispetto ai maggiori Paesi europei. La produzione di energia con fonti rinnovabili rappresenta il 45% dell’elettricità messa in rete ma non concorre alla formazione di un prezzo più competitivo per l’industria. È insostenibile, occorre agire con urgenza. È un dramma per imprese e famiglie».
Se ci sono i vincoli di bilancio, anche un cambio di metodo è importante, sottolinea Orsini. «Delle nostre 80 misure a costo zero proposte al governo, dopo i primi segnali di forte interesse, ne sono state approvate solo otto e sei sono in corso di approvazione. Le soluzioni non arriverano solo con le leggi di Bilancio», conclude.(riproduzione riservata)