skin track
Leader

Con Martini Icons il re dei cocktails seduce Miart 2026. Ecco chi è l’autore, un bar tender mito (anche per 007)

Agostino Perrone del The Connaught di Londra racconta i dietro le quinte della sua mostra, promossa da Belvedere Vodka a Casa Sofia dal 14 al 19 aprile

Leggi dopo
tempo di lettura

Gli appassionati di fotografia farebbero meglio ad anticipare la discesa per Miart, perché l’appuntamento più glamour dell’Art Week non si tiene all’interno della fiera (trasferita per la sua 30ª edizione alla South Wing di Allianz MiCo), ma a Casa Sofia: Martini Icons inaugura il 13 con un cocktail party, e resta aperta al pubblico dal 14 al 19 aprile. Promossa da Belvedere Vodka, luxury brand di Moët Hennessy, l'esposizione è un tuffo nelle profondità del cocktail più letterario della storia del bere miscelato fin dall'obiettivo di Agostino Perrone.

Agostino Perrone, Martini Icons, Mister Boadas, Barcelona. 2022
Agostino Perrone, Martini Icons, Mister Boadas, Barcelona. 2022

L'autore è infatti il Director of Mixology del The Connaught di Londra, per anni in cima alla classifica The World's so Best Bars, che con il suo Martini Trolley ha trasformato il drink in un rito bespoke tagliato su misura, come i completi di Saville Road, dei clienti del boutique hotel, da Stanley Tucci a Pierce Brosnan. Come lo beve 007? Qui rigorosamente mescolato e non shakerato e con bitter alla lavanda come ha raccontato l’autore a Gentleman prima dell’arrivo a Milano per il vernissage e al rientro a Londra dopo un viaggio in Colombia. «Sono appena tornato e sono ancora preso da tutti quei colori e da quella cultura affascinante. Adoro viaggiare e scoprire nuovi posti, nuove culture e, grazie al mio mestiere, posso farlo molto spesso. Conoscere usanze molto diverse dalle nostre, che spesso passano dal cibo e dalla tavola, attraverso profumi e spezie, si traduce spesso in ispirazione».

Da sinistra, Silky Pour; Dream Cabinet; Self Portrait, The Connaught Bar, Londra, 2025.
Da sinistra, Silky Pour; Dream Cabinet; Self Portrait, The Connaught Bar, Londra, 2025.

Gentleman. Com’è nata la passione per la fotografia? In viaggio?

Agostino Perrone. In realtà sulle sponde del Lago di Como, dove sono nato, per la bellezza da cui ero circondato. Ma ad affascinarmi non è tanto la fotografia di paesaggio, quanto le storie, quelle che ti vengono incontro mentre cammini per strada. Sono tornato a girare con la macchina fotografica più o meno quando sono arrivato al The Connaught, una quindicina d’anni fa. È diventata un’estensione del mio occhio e la porto sempre anche nel mio percorso quotidiano da casa a lavoro a Londra. Vivo vicino a Brixton, una zona che è un’iniezione di culture, colori, musica, e lavoro a Mayfair con le sue case fantastiche rosso mattone. Questa città ha mille sfaccettature, quando passo il ponte per andare in aeroporto, c’è Battersea con tutte le sue luci e se vai al parco, puoi vedere spuntare una volpe alla Robin Hood, alzi gli occhi sui tetti e pensi a Mary Poppins.

G. Che tipo di fotografo è?

A.P. Mi definisco un fotografo spontaneo, candid photography dicono gli inglesi. Queste immagini privilegiano l'autenticità e l'emozione ritraendo le persone non in posa ma in modo naturale. Sono molto diffuse nella fotografia di strada e quelle di matrimonio, catturano la vita nella sua autenticità mentre si svolge. Mi piace scattare foto per il contesto e la storia che trasmette, dev’essere intrigante, avere differenti sfaccettature.

G. Con diversi livelli di lettura a seconda di chi la guarda?

A.P. Esatto in base al loro stato d'animo e alle esperienze che hanno vissuto, come succede con un cocktail: è bello, è profumato e tu, bar tender, puoi dare tutte le spiegazioni che vuoi, ma quando lo servi a un ospite e lo assaggia lo fa suo e può trovare sapori che innescano collegamenti e ricordi di profumi e sapori familiari. Lo stesso accade osservando una fotografia o un quadro, lasci fluire le sensazioni.

G. La prima foto che l’ha colpita?

A.P. Mi ricordo le copertine bordate di giallo del National Geographic come il ritratto La ragazza afgana, scattato da Steve McCurry sulla copertina giugno 1985. Quand’ero piccolo non avevamo internet né social media, ad aprire finestre sul mondo negli anni 80 c'era loro, Quark e qualche documentario per scoprire culture meno conosciute, paesaggi e fisionomie differenti.

La ragazza afgana di Steve McCurry sulla copertina di National Geographic, giugno 1985.
La ragazza afgana di Steve McCurry sulla copertina di National Geographic, giugno 1985.

G. E quella a cui è più legato da autore?

A.P. Una delle mie preferite fa parte di Martini Icon, …A Lifetime, scattata nel 2022 in uno dei bar storici di Barcellona, il Boadas. Era un lunedì pomeriggio e il locale già pieno di turisti e gente del posto. Tra queste c'erano due signore, amiche di una vita a quanto sembrava che davanti a un Martini, parlavano tra di loro, di cosa non riuscivo a sentirlo, ma mi piaceva la maniera naturale in cui si relazionavano l'una con l'altra. Chi non vorrebbe arrivare alla loro età e godersi un aperitivo con la tua migliore amica parlando senza fretta. Un lusso, il vero lusso, ora che anche per un caffè si devono incrociare le agende.

...A Lifetime, scattata da Agostino Perrone al Boadas di Barcelona nel 2022.
...A Lifetime, scattata da Agostino Perrone al Boadas di Barcelona nel 2022.

Così ho chiesto, se potevo scattare loro una foto, mi hanno risposto divertite “Seguro”. Avrei potuto anche scattarla senza chiederlo, ma non volevo rubare loro quel momento, volevo esserne parte: mi si vede riflesso nello specchio in mezzo a loro. E tra le opere incorniciate si vede un biglietto di ringraziamento scritto a mano da Mirò per il signor Boada, non me n’ero accorto allora, ma me l’ha fatto notare poi un amico, Simone Caporale, che ha rilevato poco dopo il locale. Mi piace anche per questo per i tanti dettagli dell'inquadratura che si aggiungono alla storia.

G. Con che macchina fotografica preferisce lavorare?

A.P. Per comodità scatto in digitale, uso una Leica perché ti fa sentire un viaggiatore d’altri tempi ed è pratica, compatta, la tieni sempre al collo senza essere troppo intrusiva né ingombrante. Poi è la stampa a fare la differenza e ho avuto la fortuna di capitare in uno degli studi migliori al mondo, lo stesso di Mario Testino, ma l’ho scoperto solo dopo, un giorno gli ho detto “voi siete gli eroi non celebrati della fotografia, puoi scattare un capolavoro, ma se non è stampato bene, perde tutto”. E lui che è molto riservato mi ha confessato che da vent’anni a questa parte è l'unico a poter stampare per Testino. In quel momento ho realizzato quanto fossi fortunato e quanto questa passione stava prendendo sempre più forma.

Agostino Perrone, Goodfellas, da sinistra Alessandro Palazzi, Giuliano Morandini, Salvatore Calabrese, Peter Dorelli al The Connaught, Londra 2025.
Agostino Perrone, Goodfellas, da sinistra Alessandro Palazzi, Giuliano Morandini, Salvatore Calabrese, Peter Dorelli al The Connaught, Londra 2025.

G. Per tornare a Martini Icons, se dovesse definirsi, che Martini sarebbe?

A.P. Di sicuro sarei il nostro Martini Trolley, creato al Connaught 18 anni fa con Giorgio Bargiani (Head Mixologist) ossia un Martini classico che può essere personalizzato con diversi bitter. Ci siamo ispirati a una ricetta antica che menzionava un bitter d'arancia, e da lì abbiamo creato una selezione di bitter che possono essere integrati al profilo della vodka o alle botaniche del gin, alla personalità dell’ospite e al suo stato d’animo del momento.

G. Come un abito sartoriale, classico ma su misura?

A.P. Ciascuno di noi ha la propria personalità e visione delle cose, ma si può essere aperti a scoprire sempre cose nuove andando oltre la propria comfort zone. E grazie ai diversi bitter possiamo farlo. Ma l'essenza del Martini è classica. Interpretabile, ma classica.

G. Da anni in cima alle classifiche dei migliori bar del mondo, al The Connaught siete abituati agli ospiti famosi ma 007 fa sempre il suo effetto?

A.P. Abbiamo la fortuna di avere ospiti molti noti e anche persone meno conosciute dal pubblico ma molto influenti e colte, che sono spesso una grande fonte d’ispirazione. Per loro così come per il turista che viene apposta dall’Italia per un’occasione speciale creiamo un’esperienza da ricordare, siamo parte della loro storia ed è una responsabilità enorme. Ma preparare un Martini per James Bond è un po' il sogno di ogni bartender. Quindi la prima volta che Pierce Brosnan è arrivato al Connaught è stata un'emozione ma anche uno stress come fai a dire a 007 che il nostro Martini è mescolato non è shakerato?

G. E alla fine come l’ha personalizzato 007 con il Martini Trolley?

A.P. Ha scelto un bitter alla lavanda e da allora, ogni volta che torna a Londra, ci fa visita e ci chiede sempre un Martini personalizzato suggerendo ai suoi ospiti di prestare attenzione al rituale. Come dico sempre “Straight up with style, and don't forget the smile”, è il nostro motto, che ricorda di far tutto con eleganza ma anche con orgoglio, a testa alta e con il sorriso, è fondamentale. Sono piccoli accorgimenti senza perdersi in tecnicismi o rendere il momento troppo pirotecnico, ma con l'eleganza della semplicità perché non siamo noi bar tender i protagonisti, lo possiamo diventare in base alle vostre esigenze, ma al centro rimanete sempre voi ospiti. Come in fotografia, chi scatta non è protagonista e lascia all'osservatore dare la propria interpretazione.

G. C’è anche stato chi tra le star ha cercato di rubarvi il mestiere come Stanley Tucci…

A.P. No, ma con Stanley è stato davvero piacevole! L’ho persino ripreso perché voleva shakerare il Negroni, così ha voluto una lezione su come mescolare il Martini. È un grande, siamo rimasti in buoni rapporti, non siamo amici ma è una persona davvero genuina e ha una curiosità e una passione, come se fosse un ragazzino, per il nostro mondo dell'ospitalità, del food and beverage, è molto orgoglioso delle sue radici italiane, calabresi per la precisone, e ha contribuito molto a diffondere la nostra cultura nel mondo.

G. Per chi avrebbe voluto preparare un Martini?

A.P. Salvador Dalì.

G. Avrei detto Churchill o Hemingway…

A.P. Mi è venuto in mente così, Dalì per la sua originalità mi sarebbe piaciuto vedere la sua reazione. Ho preparato un Martini per Ferran Adria, a proposito di creatività esplosiva. Poi di Dalì mi ricordo i ritratti scattati da Philippe Halsman, il suo amico fotografo famoso per la tecnica del jumping style o jumpology, quelli famosi con il gatto e il getto d’acqua.

G. Che ricorda una campagna social del Connaught con un getto di Martini, se non sbaglio?

A.P. Il profilo del Connaught lo curiamo Giorgio (Bargianni, ndr), certo poi ci rivolgiamo a dei professionisti fotografi e videomaker, ma la parte creativa la facciamo noi.

G. Connaught a parte, dove bere un ottimo Martini?

A.P. Il direct Martini del Dukes a Londra è un'esperienza tutta sua e Alessandro Palazzi è uno zio per tutti noi bar tender, uno che ha fatto la storia di questa professione con Mauro Lotti, Salvatore Calabrese, Peter Dorelli, Giuliano Morandini. Mi fanno impazzire tutti i locali classici come il Boadas di Simone Caporale, e sempre a Barcellona il Dry Martini. Ma ce ne sono tanti come il Maybe Sammy di Sydney del mio amico Stefano Catino e l’Amaro bar di Elon Soddu che ha ricreato a Londra l'essenza di un bar italiano classico inizi del 2000. L’Overstory di New York e l’Hemingway Cocktail Bar a Como che mi fa tornare a quando bigiavo la scuola per andare a fotografare sul Lago. Ci andavo anche con il prof di geografia mi ricordo di lui e di quello d’informatica, Zabatta, con cui sono ancora in contatto dopo 30 anni, è stato lui a regalarmi il primo libro di fotografia: «Era per farti stare tranquillo in classe, ma sono contento, non pensavo che portasse a tutto questo». (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 10/04/2026 06:15
Ultimo aggiornamento: 10/04/2026 06:15
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Iscriviti alla newsletter

Per essere sempre aggiornato sul lifestyle del Gentleman contemporaneo