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Fabio Panetta, governatore BdI
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Come cambia la comunicazione nella Bankitalia di Fabio Panetta

di Angelo De Mattia
22 dicembre 2023, 20:00

La funzione della comunicazione sta salendo al rango di un'attribuzione istituzionale per cui occorre trarne le conseguenze sotto il profilo organizzativo

Con la decisione di proporre per la nomina a vicedirettrice generale della Banca d'Italia il nome di Chiara Scotti, economista senior e direttrice della ricerca della Federal Reseve di Dallas, con una designazione che ha smentito le previsioni concentrate su presunte candidature di funzionari generali di Palazzo Koch, ha avuto inizio il governo dell'istituto da parte di Fabio Panetta. Il caso ha voluto che dopo meno di due mesi dal suo insediamento sia scoppiata la questione Mes, sulla quale prima o poi Banca d'Italia sarà chiamata a pronunciarsi. E ciò in un contesto in cui già si esaminerebbero le possibili future vie d'uscita, magari con un addendum al Trattato o con un deciso avanzamento dell'Unione Bancaria, riformando la disciplina della risoluzione delle banche in crisi e istituendo finalmente l'assicurazione europea dei depositi.

In attesa del discorso all’Assiom Forex di Genova

Abituati a registrare interventi pubblici a catena, alcuni già segnalano un Panetta defilato solo perché orientato a parlare quando strettamente necessario e serve ai fini della Banca d'Italia, dell'Eurosistema nonché dello svolgimento della funzione di alto consulente degli organi costituzionali. Per questo motivo è lecito attendere il discorso che pronuncerà il 10 febbraio nel convegno degli operatori finanziari Assiom-Forex a Genova.

Si tratta di un annuale meeting che a Via Nazionale viene ritenuto l'occasione per lo svolgimento di Considerazioni Finali di medio termine. Potrebbe dunque essere un discorso programmatico, pur essendo nell'indole di Panetta non caricare di eccessive aspettative le sue uscite, volendo parlare innanzitutto con i fatti. Altri momenti importanti saranno quelli dell'assemblea di marzo per l'approvazione del bilancio di Bankitalia e della riunione di fine maggio in cui il governatore legge le vere e proprie Considerazioni.

Perché è importante la comunicazione delle banche centrali

Tutto ciò pone il problema di una riflessione sulla comunicazione istituzionale, sia di Bankitalia sia della Bce per migliorare l'efficacia, la concentrazione su determinati obiettivi e la tempestività dei messaggi. A questo fine, per esempio, non giovano «uscite» di quasi tutti i membri del direttorio in una stessa giornata con la diffusione alla stampa dei rispettivi discorsi. Il risultato è che l'attenzione dei mezzi di comunicazione si riduce e a volte accade che un discorso importante del governatore finisca con il non avere evidenza. Un tempo, per esempio, per sottolineare l'attenzione somma alle dichiarazioni del vertice vigeva il criterio nell'istituto di sospendere qualsiasi intervento pubblico verso fine aprile perché poi avrebbe parlato il governatore con le Considerazioni del 31 maggio. Quanto alla partecipazione alle audizioni parlamentari, c’è bisogno di definire i criteri della rappresentanza. Non penso a quando alle audizioni prendeva parte solo il governatore; è giusto allargare le partecipazioni ma criteri e priorità sono necessari.

L’esempio negativo di Christine Lagarde

Tutto ciò nel presupposto che si sia riflettuto su come una banca centrale comunica al tempo della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale, con quali professionalità ed esperienze. Il fatto che Scotti sia pure un'esperta di comunicazione delle banche centrali è un importante requisito. La comunicazione è un settore che ha bisogno di una cura particolare, partendo dal fatto che la politica monetaria sta diventando sempre più comunicazione. E abbiamo visto, purtroppo in negativo, quando alcune improvvide dichiarazioni della presidente Christine Lagarde abbiano nociuto. Insomma, la funzione della comunicazione sta salendo al rango di un'attribuzione istituzionale, per cui occorre trarne le conseguenze sotto il profilo organizzativo.

Come cambia la Vigilanza bancaria

Una particolare attenzione va dedicata alla Vigilanza bancaria e finanziaria innanzitutto per le banche «less significant» soggette alla supervisione nazionale. L'evoluzione del contesto esterno italiano, europeo e internazionale richiede sempre più avanzate specializzazioni ed esperienze, esige un’efficace sintesi tra specialismi economici, finanziari e giuridici, con questi ultimi da rafforzare decisamente. Mentre all'esterno continua a essere sottovalutata la necessità di una riforma delle authority, più intensi raccordi con le autorità operanti nel comparto del credito e del risparmio sono maggiormente necessari (a cominciare dalla Consob).

Vi è poi il ruolo svolto nei confronti della Vigilanza accentrata e l'altro, ancora più importante, della partecipazione in sede europea alla formazione di direttive e regolamenti che spesso sembrano ignorare pure la nostra Costituzione (si veda la direttiva sul bail-in). Per la Vigilanza è lecito andare con il pensiero all'epoca in cui il governatore Guido Carli promosse uno svecchiamento di criteri e metodologie anche con studi comparati e con missioni negli Usa di giovani dirigenti della banca allorché fu decisa la trasparenza delle riserve interne nei bilanci delle aziende di credito, prima occulte; oppure allo sviluppo dell'attività ispettiva all'epoca del governatorato di Paolo Baffi, con Mario Sarcinelli vicedirettore generale. La reazione che suscitò da parte di gruppi appartenenti a poteri occulti e criminali costituì una pagina nera per il Paese, ma gloriosa per queste due personalità e per l'istituzione. Oppure col pensiero si può andare alla riforma, con il governatore Carlo Azeglio Ciampi, riguardante le partecipazioni estere delle banche dopo il caso Ambrosiano ovvero, ancora, alla riorganizzazione bancaria degli anni ‘90 con governatore Antonio Fazio.

Gli altri temi caldi per Panetta

Anche la funzione di tutela del consumatore va ulteriormente sviluppata. Vedremo come sarà il Piano d'Istituto dell'era Panetta. Un segnale di grande importanza riguarderà la rete delle filiali. Una linea promossa dal 2007 ha ridimensionato la rete, rinunciando a un pur possibile incremento delle funzioni, nell'interesse dell'istituto e del Paese. Dalla presenza in ogni capoluogo di provincia si è scesi alle odierne 38 filiali e si confida però che qui ci si fermi e si sviluppi la loro funzione nel territorio.

Quanto alla ricerca economica, questo fiore all'occhiello dell'istituto resta fondamentale. È anche la funzione che può più di altre essere parte di una dialettica attivata dalla politica. Qui si misura l'autonomia intellettuale, istituzionale e funzionale di Bankitalia. Si è certi Panetta la onorerà. Non c’è bisogno di ricordare il ruolo che l'istituto svolgerà nella proposta di politiche monetarie, ben conoscendo le prove date al riguardo dal governatore. Il settore del personale e delle relazioni sindacali, anch'esso, è in primo piano, considerata l’alta professionalità delle risorse umane dell'istituto. Continuità e innovazione; è l'equilibrio a cui ha fatto riferimento Panetta nel saluto ai dipendenti. (riproduzione riservata)



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