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Colon-retto, test di screening non invasivo
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Colon-retto, test di screening non invasivo

di Elena Correggia
06 giugno 2025, 19:00

Dalla conoscenza della composizione del microbioma intestinale e mediante un semplice test delle feci, potrebbe essere possibile individuare specifici batteri che sono indicatori della malattia

Un esame non invasivo per la prevenzione primaria del tumore al colon retto è sempre più vicino. Dalla conoscenza della composizione del microbioma intestinale e mediante un semplice test delle feci, potrebbe infatti essere possibile individuare specifici batteri che sono indicatori della malattia. Ad aprire la strada a questa possibilità sono i dati di uno studio internazionale, appena pubblicato su Nature Medicine, coordinato dall’Università di Trento e il cui primo firmatario è Gianmarco Piccinno, del dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata - Cibio.

I ricercatori hanno identificato una precisa firma microbica, costituita da un gruppo di circa dieci batteri che caratterizza in modo marcato l’intestino di persone con cancro al colon retto. Fra questi, il Fusobacterium nucleatum è quello che è stato maggiormente studiato finora, ma per citarne alcuni ci sono anche il Parvimonas micra, il Gemella morbillorum, il Peptostreptococcus stomatis.

«Pensiamo che probabilmente queste specie batteriche, per ragioni non del tutto ancora conosciute, sono in grado di colonizzare quello che si chiama il ‘microambiente del tumore’, che si trova nell’intestino di pazienti affetti da carcinoma al colon-retto», spiega Nicola Segata, referente scientifico e coordinatore dello studio, anch’egli afferente al dipartimento Biologia cellulare, computazionale e integrata del Cibio. «Questi batteri si trovano normalmente nella cavità orale degli individui sani, ma li ritroviamo nei campioni fecali, che riflettono la composizione del microbioma intestinale, solo nei campioni sequenziati che appartengono a persone che presentano un cancro al colon retto».

La firma microbica identificata nel microbioma intestinale, non solo potrebbe rilevare la neoplasia con una precisione che, secondo le valutazioni degli studiosi, si avvicina al 90% circa, ma sarebbe in grado anche di indicare lo stadio clinico del cancro, ovvero la sua gravità, e la sua localizzazione anatomica all’interno del colon. Si è visto in particolare come alcuni batteri della firma microbica aumentino con l’avanzare del tumore e potrebbero quindi fornire ipotesi interessanti sull’eziologia della malattia e del suo sviluppo clinico.

Il ruolo del machine learning

Per raggiungere questi risultati è stato fondamentale l’impiego di una metodologia basata sul machine learning. «Questo sistema, applicato agli approcci di sequenziamento e analisi metagenomica che svolgiamo nel nostro laboratorio, è in grado di fornire un modello predittivo capace di stimare con alta precisione la probabilità che una persona presenti un tumore al colon retto», aggiunge Segata.

Ora il test metagenomico deve essere validato in ambito clinico e di prevenzione ma, una volta confermato, secondo i ricercatori potrebbe fornire informazioni sufficienti per essere impiegato come primo strumento di screening non invasivo. Ciò consentirebbe di ricorrere in modo più mirato alla colonscopia, che rimane l’esame indispensabile per una diagnosi definitiva. (riproduzione riservata)



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