Clos d’Ambonnay resiste ai cali
La produzione solo nelle grandi annate ha protetto il valore. Gli Champagne Krug Collection hanno invece registrato una perdita media del 14%
I due Champagne della maison Krug presi in esame questa settimana sono del massimo prestigio e di estrema rarità, ma per motivi diversi. Il Clos d’Ambonnay lo è perché nasce dalle uve di un unico appezzamento, un Clos, di un’unica varietà, il Pinot Noir, e di un’unica vendemmia, per cui è millesimato. Il suo vigneto è di appena 0,68 ettari protetti da mura, situato ad Ambonnay, un villaggio dove si produce Pinot Noir di classificazione Grand Cru: è infatti la principale fonte da cui Krug ha sempre ricavato questa varietà. La prima volta che le sue uve, vinificate in selezione, hanno dato vita al Clos d’Ambonnay è stato nel 1995. Lo si produce solo nelle grandi annate: prima che le sue bottiglie, numerate singolarmente, siano poste in vendita, trascorrono almeno 14 anni dalla vendemmia. Tutto questo spiega perché le sue quotazioni sono così elevate e come mai abbiano subito, rispetto al 2022, un ribasso piuttosto ridotto, poco più del 4%.
Gli Champagne Krug Collection sono invece dei Vintage, dei millesimati che la maison conserva nelle sue cantine, saggiandone periodicamente il contenuto per seguirne l’evoluzione fino a quando non rivelano di aver assunto una nuova personalità, che è la sublimazione della precedente: nuovi sapori si sono intrecciati a quelli già esistenti, la struttura si è arricchita. I Krug Collection sono presentati come “la seconda occasione offerta dal tempo allo Champagne per rivelarsi, sono il secondo movimento di una sinfonia”. Le loro quotazioni, però, hanno subito, rispetto al 2022, un calo piuttosto pronunciato del 14%. (riproduzione riservata)
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