Claudia Buch, attuale vicepresidente della Bundesbank, è stata votata dalla commissione economica del Parlamento Ue come nuovo presidente della Vigilanza Bce a partire da gennaio al posto di Andrea Enria, arrivato al termine del mandato di cinque anni. Il passaggio di ieri è importante perché in precedenza la commissione aveva espresso una preferenza per l’altra candidata, la spagnola Margarita Delgado. La posizione non era tuttavia una bocciatura per Buch, come ha poi sottolineato la presidente Bce Christine Lagarde. Il consiglio direttivo Bce, a cui spetta la scelta iniziale del nome, ha così optato per l’economista tedesca.
Ieri la commissione presieduta da Irene Tinagli ha ascoltato di nuovo Buch in audizione, poi gli europarlamentari si sono divisi sul via libera: 29 hanno votato a favore, 23 contro, 2 si sono astenuti. Il voto contrario è arrivato da conservatori, Id, verdi e sinistra. Ma c’è stata qualche defezione anche tra socialisti e popolari, probabilmente (ma non solo) da parte di alcuni eurodeputati spagnoli.
Un intervento duro è stato quello del socialista spagnolo Jonas Fernandez, che ha rimproverato a Buch il fatto di essere supplente del presidente della Bundesbank Joachim Nagel nel consiglio direttivo Bce, una posizione incompatibile con la presidenza della Vigilanza. Buch ha ammesso di avere ancora l’incarico e ha garantito che lo lascerà una volta completato il processo per il vertice della supervisione.
In audizione Buch non ha commentato le polemiche sulla scelta del consiglio Bce differente rispetto a quella del Parlamento. Rispondendo alle domande di Marco Zanni (Lega, Id) sul gap di esperienza, Buch ha rivendicato il lavoro alla Bundesbank sulla supervisione e sulla stabilità finanziaria.
Adesso per l’ok finale occorre il via libera (molto probabile) anche della plenaria del Parlamento, che è atteso a inizio ottobre. La nomina di Buch avvicina ancora di più un’altra candidata spagnola, Nadia Calviño, alla presidenza della Bei per cui sono in lizza anche la danese Margrethe Vestager e l’italiano Daniele Franco.
Nell’intervento introduttivo, Buch ha detto che una priorità è «adattare la supervisione a un nuovo contesto più imprevedibile». In particolare «le maggiori quote di mercato degli intermediari non bancari mettono sotto pressione i margini delle banche. Ciò può creare incentivi ad assumere rischi eccessivi», ha detto. Inoltre «la digitalizzazione cambia i servizi finanziari. Le banche possono trarne vantaggio ma devono anche affrontare rischi maggiori». In tal senso la Vigilanza sta preparando uno stress test sulla resistenza agli attacchi informatici.
Un’altra priorità di Buch sarà «rendere la supervisione ancora più proattiva». Per raggiungere l’obiettivo, occorre «una cultura all’interno che favorisca una supervisione invasiva», ha detto. Sul processo di revisione e valutazione prudenziale (Srep) con cui si definiscono i requisiti individuali delle banche, Buch ha detto che «è troppo lungo e complesso. Lavorerò per semplificare e snellire questa attività».
Quanto ai crediti deteriorati, ha osservato, servirà «assicurare che non aumenti il rischio di credito» in una fase di rilevanti cambiamenti strutturali. Resteranno «cruciali» i requisiti di capitale e liquidità: questi ultimi saranno «più importanti» in una fase di quantitative tightening da parte della Bce. In ogni caso, ha ricordato Buch, la supervisione andrà oltre gli aspetti quantitativi e si estenderà anche alla governance e ai modelli di business. Sulla garanzia comune sui depositi ha osservato che servono passi avanti, anche per facilitare il lavoro dei supervisori, ma ha precisato che «bisogna mantenere gli elementi del sistema che funzionano bene».
Ieri intanto Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce e da novembre governatore della Banca d’Italia, è intervenuto sul tema delle regole fiscali per gli Stati (affrontato anche nel 2022 in una lectio magistralis a Cassino), sottolineando che le norme devono essere «realistiche e graduali», «anticicliche» (con maggiore responsabilità degli Stati) e devono «sostenere la crescita potenziale» dell’Ue. «Il perseguimento della sostenibilità fiscale dovrebbe essere accompagnato da adeguati incentivi per gli investimenti e le riforme», ha osservato. Panetta ha aggiunto che «non dobbiamo sacrificare gli investimenti, che sono stati troppo bassi per troppo tempo». Inoltre per il banchiere centrale serve completare la riforma introducendo una capacità fiscale centrale permanente: «Dobbiamo iniziare a pensare subito a ciò che verrà dopo NextGenEu, o rischiamo di fare un passo indietro invece che in avanti». (riproduzione riservata)