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Cioccolato cibo degli dei più magico di Harry Potter, ecco i 7 indirizzi da provare in Italia

Cibo degli dei, sacro già per le popolazioni che per prime l’hanno scoperto 5mila anni fa, il cacao e il cioccolato che ne consegue incantano i sensi e fanno tornare bambini. Ecco i 7 migliori produttori artigianali 

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Mentre sono tutti in trepidante attesa di Milano Cortina, con tanto di countdown a un anno dall’inizio dei Giochi Olimpici invernali, c’è chi sta lavorando a un altro mondiale più defilato ma che mette d’accordo tutti: il World Chocolate Masters 2026.

Si chiudono il 25 marzo le selezioni al WCM, aperte nel gennaio 2024. Due anni per candidarsi alla competizione che, dal 2005, ha laureato solo sette Master, tra cui l’italiano Davide Comaschi. Sue le creazioni di cioccolato di tutta la costellazione di Da Vittorio, il tristellato dei fratelli Cerea, come i Carati al panettone tra i bestseller dello store milanese in corso Matteotti. Si chiamano così, come l’unità di misura dei diamanti, per la forma prismatica e per sottolinearne la preziosità.

Cioccolato cibo degli dei più magico di Harry Potter, ecco i 7 indirizzi da provare in Italia

Quando nel ’700 Linneo, medico naturalista svedese cui si deve la moderna classificazione botanica, diede il nome al cacao non ebbe esitazioni Theobroma, cibo degli Dei, in greco. Pianta dai forti poteri terapeutici, era considerata sacra già dalle popolazioni mesoamericane che per prime la coltivarono 5mila anni fa. E lo è tuttora.

Cura per ogni male del cuore e dell’umore, è un cibo ammantato di magia, persino per Harry Potter cui viene somministrato per riprendersi dall’attacco dei dissennatori sul treno per Hogwarts, in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Parte dell’incanto del cioccolato è che è uno dei pochi alimenti a fondere appena al di sotto della temperatura corporea (35°C). Si scioglie letteralmente in bocca. Secondo uno studio dell'università di Copenaghen, poi, le tavolette al 70% soddisfano prima l'appetito e riducono il senso di fame.

Terzo superpotere fa tornare tutti bambini come dimostra il successo senza tempo della favola di Roald Dahl. Ogni generazione ha il proprio Willy Wonka, da Gene Wilder a Johnny Depp, fino a Timothée Chalamet. C’è chi poi una Fabbrica del cioccolato vera se l’è regalata: Enrico Rizzi ha trasformato un’ex scuderia del ’700 nel cuore di Ticinese vicino al negozio di Cesare Correnti a Milano, in una produzione «bean to bar», come si dice ora, che può essere visitata. Su prenotazione e senza golden ticket.

Ecco 7 indirizzi dove fare incetta di cioccolato artigianale. 

Bodrato

Fondata a Genova nel 1943, dai primi del 2000 ha sede a Novi Ligure, in provincia di Alessandria, altro distretto del cioccolato italiano. Il nome è da sempre legato ai boeri, ciliegie sotto spirito, una miscela di alcol e grappa, ricoperte di cioccolato. Ma da quando è stata rilevata dai fratelli Fabio e Paola Bergaglio, la produzione a piccoli passi si è ampliata e oggi la scelta è molto vasta. Molto amate soprattutto le scenografiche uova di Pasqua come quelle decorate con sfere croccanti. 

La scelta: i Bodratini, piccole sfere di cioccolato dalla diverse consistenze: uno strato di cioccolato con all’interno morbido ripieno e un nucleo cremoso di sapori di volta in volta diversi.

Cioccolato Corallo 

Prodotto a São Tome (Nova Moca), e Principe (Terreiro Velho). È distribuito da Velier perché corrisponde in pieno al criterio di selezione del distributore di Genova che si basa sulla filosofia sintetizzata dalla tripla AAA (agricoltori, artigiani, artisti). Claudio Corallo è infatti l’unico al mondo a coltivare le fave di cacao e produrre il cioccolato nello stesso posto. 

La scelta: la scatola di Napolitain da 160 g con un packaging minimale perché la confezione non deve «colpire la fantasia o distrarre dalla qualità del contenuto ma proteggere il prodotto e rispettare l’ambiente», spiega Corallo, «40 anni di vita in piantagione mi hanno insegnato ad utilizzare al massimo tutte le risorse e ad avere una sana repulsione verso lo spreco e la produzione di scarti inutili». 

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Da Vittorio 

La linea del cioccolato del tristellato è affidata al campione del mondo Davide Comaschi in collaborazione con i maître chocolatier del ristorante di Brusaporto (Bergamo). Dal DaV Pastry Lab di Albano S. Alessandro si mettono a punto tutte le ricette che si possono poi trovare poi nei punti vendita dalla Pasticceria Cavout 1880, locale storico di Bergamo Alta ai negozi DaV Selection di Berga,mo e Milano, in corso Matteotti. 

La scelta: i Carati, punta di diamante della produzione. Hanno forma prismatica, sono venduti in scatole triangolari da 15 cioccolatini. Si possono scegliere tra i classici, quelli alla frutta secca e fresca. 

Enrico Rizzi 

C’è da perdersi tra le scatole tutte colorate piene di macarons di ogni genere così come tra le tavolette di cioccolato. Ci sono quelle della Fabbrica del cioccolato con i crus che sull’etichetta riportano ogni dettaglio, dalla A di Acopio 76.5%, del Guatemala fino al Venezuela Porcelana 72.2%. E poi ci sono le tavolette creative come Aomori (cioccolato bianco, Matcha e sesamo nero) e Rosé (cioccolato bianco, litchi, lampone e rose). 

La scelta: cioccolato al caramello con fave tostate e sale di Maldon che, non a caso, si chiama Sinfonia dei Golosi. 

Guido Castagna

La scuola torinese del cioccolato è tra le più famose d’Italia e nel mondo, e la sua fama è rimasta inalterata dall’epoca dei caffè settecenteschi fino a oggi. Tra i moderni maestri dell’arte del cioccolato c’è di sicuro Guido Castagna artefice della riscoperta della tradizione dei gianduiotti reinventato nella forma e nella sostanza, ritornando alla ricetta originale d’epoca napoleonica perché se si vuole che tutto resti uguale, bisogna che tutto cambi, come per citare la massima del principe di Lampedusa, sempre attuale e ora di più con la nuova serie tv. Così Castagna ha rivoluzionato, nella forma e nella sostanza, il cioccolatino simbolo di Torino tornando alla ricetta originale elaborata in epoca napoleonica quando, scarseggiando il cacao, si pensò di sostituirlo con le nocciole. 

La scelta: i Giuinott®, appunto, ossia il piccolo gianduiotto reinventato da Guido Castagna che insieme con ad altri famosi nomi del cioccolato piemontese vuole far riconoscere nella sua unicità come prodotto Igp. 

Marco Colzani

Per tenere insieme la pasticceria di famiglia e gli studi di agronomia ed enologia, spiega Marco Colzani «la ricerca è andata verso qualcosa di affine al vino: origini, terroir, fermentazioni, acidità, zuccheri, tannini e ossidazioni? Il cioccolato». Così è nato il laboratorio di Carate Brianza, specializzato nella conservazione dei profumi e sapori della natura. Qui nascono succhi e confetture, creme e marmellate e anche le tavolette monorigine. 

La scelta: a parte le tavolette monorigine più pregiate se ne trovano alcune molto particolari come la Milano bitter, con botaniche a ricordare il famoso liquore. Ma anche il caffè ricoperto di cioccolato e le creme spalmabili. 

Sabadì

Il nome prende spunto dal fondatore Simone Sabaini e dalla suggestione di un giorno della settimana creato ad hoc per godersi il lato dolce della vita. Negli anni è diventato sinonimo di cioccolato di Modica, dal 2018 Igp riconosciuta dall'Ue di un prodotto ormai famoso per la sua granulosità derivata dalla tipica lavorazione a bassa temperatura che mantiene i cristalli di zucchero. Tavoletta d’oro come miglior cioccolato di Modica per una decina d’anni di seguito, riconoscimenti a parte, una ragione in più per visitare il negozio è che si trova accanto al Duomo di San Giorgio, il gioiello del barocco dalla monumentale scalinata, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

La scelta: le uova di Pasqua per il cioccolato ma anche per il divertente portauovo antropomorfo in ceramica di Caltagirone, che ricordano le classiche teste di moro. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 09/03/2025 08:00
Ultimo aggiornamento: 09/03/2025 08:00
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