In attesa, questa sera, del tanto atteso taglio dei tassi da parte della Fed, il primo del ciclo, i mercati in Asia si muovono positivi. Alle ore 7:30 di mercoledì 18 settembre il Nikkei sale dello 0,15%, Hong Kong dell’1,4%, Shanghai cede invece lo 0,3%. Corre lo yen (+0,75% a 141,35) sulla scommessa di un altro rialzo dei tassi, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,66% al 3,64%. I futures sul Nasdaq sono sopra la parità. Intanto si accende la bufera in Medio Oriente con lo scoppio di migliaia di cercapersone che porta a morti e feriti fra Hezbollah.
La Federal Reserve è pronta ad abbassare i tassi mercoledì, ma di quanto rimane una questione aperta. I mercati prevedono in gran parte un taglio di un quarto di punto, anche se gli economisti di JP Morgan si aspettano una mossa più grande, di mezzo punto. I trader rimangono quasi equamente divisi, orientandosi forse verso una riduzione maggiore. Il fondatore di Bridgewater Associates, Ray Dalio, ha spiegato che il quadro generale dell'economia statunitense probabilmente giustifica una mossa più contenuta, mentre Jeffrey Gundlach di DoubleLine Capital si è unito alle fila di chi scommette che la Fed darà il via al ciclo di tagli con una riduzione più ampia. Mentre il dibattito prosegue, i trader che hanno scommesso su una riduzione dello 0,5% rischiano forti perdite se la Fed sceglie la strada della cautela.
Il ceo di JP Morgan Jamie Dimon ritiene che, se si tratti di un taglio di 25 o 50 punti base, la mossa «non sarà sconvolgente».
Le esportazioni dal Giappone sono aumentate del 5,6% anno su anno ad agosto 2024, rallentando rispetto al balzo del 10,2% di luglio e mancando le previsioni di mercato del 10% a causa delle minori vendite di automobili. Nel frattempo, le importazioni sono cresciute del 2,3%, mancando il consenso del 13,4% e segnando la crescita più debole da marzo, con acquisti in calo da Cina e Stati Uniti.
Gli ordini di macchinari in Giappone, che escludono navi e compagnie elettriche, sono diminuiti dello 0,1% mese su mese a 874,9 miliardi di yen a luglio 2024, sfidando le aspettative del mercato per un guadagno dello 0,5% e invertendo la tendenza rispetto a un aumento del 2,1% a giugno. È stato il quarto calo finora quest'anno con gli ordini per il settore manifatturiero scesi del 5,7% a 398,4 miliardi di yen.
I settori che hanno registrato i maggiori cali sono stati quelli dei prodotti chimici (-23%), del ferro e dell'acciaio (-16,1%) e dei prodotti in metallo lavorati (-15,7%). Nel frattempo, gli ordini per il settore non manifatturiero sono aumentati del 7,5% a 484,4 miliardi di yen, trainati dai guadagni nell'attività mineraria, nell'estrazione di pietre e ghiaia (35,3%), nei trasporti e nelle attività postali (35%) e nel settore immobiliare (32,6%). Su base annua, gli ordini di macchinari del settore privato sono cresciuti dell'8,7% a luglio, passando da un calo dell'1,7% a giugno.
Martedì pomeriggio, un attacco simultaneo ha fatto esplodere migliaia di cercapersone in dotazione ai miliziani di Hezbollah a Beirut, in diverse altre regioni del Libano e a Damasco. I dispositivi di ultima generazione, in dotazione ai miliziani sciiti filoiraniani solo da poco tempo, sono scoppiati tutti insieme provocando caos, terrore, almeno 4 mila feriti, di cui 200 gravi, 7 morti accertati nella capitale siriana e 11 in Libano.
Tra le vittime risulta anche il figlio di un deputato del gruppo di Hassan Nasrallah, oltre a leader e alti comandanti del gruppo islamista. Ferito anche l'ambasciatore iraniano in Libano Mojtaba Amani. Una fonte di Hezbollah ha dichiarato che Nasrallah non è rimasto ferito, inducendo a pensare che anche lui avesse il cercapersone hackerato. Decine di ospedali libanesi sono andati in crisi per l'arrivo di centinaia di persone, il subbuglio e la mancanza di sangue per i feriti.
Mentre l'operazione era appena stata messa a segno, non rivendicata da alcuno ma immediatamente attribuita a Israele dal mondo intero, l'aeronautica dello Stato ebraico ha lanciato raid contro strutture terroristiche nell'area di Ayita al-Sha'ab e al-Khyam, nel sud del Libano, e in profondità nel Paese, a 100 chilometri dal confine.
Secondo gli esperti, chiunque abbia messo a punto l'attacco l'ha preparato a monte, introducendo mini cariche esplosive all'interno dei cercapersone. Il portavoce del governo libanese ha affermato che l'esecutivo ritiene Israele responsabile dell'attacco coordinato e lo considera una violazione della sovranità del Paese. Il consigliere di Nasrallah, Hossein Khalil, ha dichiarato che ora «il nemico dovrà aspettarsi tutto dal Libano dopo i crimini che ha commesso».
L'ufficio del premier israeliano ha preso le distanze da un portavoce che sui social ha adombrato la responsabilità di Gerusalemme. Pochi minuti dopo Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant si sono riuniti nella fossa della Kyria, il bunker del ministero a Tel Aviv, per un incontro d'emergenza tra il governo e i vertici della sicurezza.
(riproduzione riservata)