La Banca Popolare Cinese riduce per la seconda volta nel 2023 l'importo di denaro che gli istituti di credito devono mantenere a riserva, una mossa che aiuterà le banche a sostenere la spesa pubblica per stimolare l'economia in rallentamento. La PBoC ha abbassato il tasso di riserva obbligatoria delle banche dello 0,25% al 7,4%. L'ultima volta che la PBoC lo ha abbassato idi 25 punti base è stata a marzo. Questa mossa libera denaro a buon mercato per le banche, consentendo loro di concedere più prestiti a imprese e famiglie, e di acquistare più obbligazioni. Il taglio, che avrà effetto a partire da venerdì 15 settembre, «mira ad aumentare la capacità di prestito delle banche e ad agevolare lo stimolo fiscale, in particolare l'emissione di obbligazioni dei governi locali», ha sottolineato Duncan Wrigley, capo economista di Pantheon Macroeconomics.
I governi locali cinesi si sono affrettati a emettere "obbligazioni speciali", utilizzate soprattutto per finanziare progetti infrastrutturali, prima della scadenza di settembre. Secondo Bloomberg, solo ad agosto i governi provinciali hanno venduto la quantità più elevata di bond speciali in oltre un anno. Poiché le banche dominano il mercato obbligazionario cinese, l'emissione su larga scala di obbligazioni governative può ridurre la loro liquidità. Il taglio della riserva obbligatoria aiuterà a mantenere una liquidità «ragionevolmente abbondante nel sistema bancario», ha assicurato la stessa PBoC. La mossa dell’istituto centrale potrebbe significare che «vuole ritardare la riduzione dei tassi di interesse», ha avvertito Bruce Pang, economista di Jones Lang LaSalle. Probabilmente «aspetterà di vedere cosa farà la Fed alla prossima riunione del 20 settembre prima di prendere ulteriori provvedimenti», ha indicato Pang, aggiungendo che «potrebbe anche voler valutare l'effetto del suo ultimo taglio dei tassi, che è stato effettuato solo un mese fa».
D’altra parte, la ripresa post Covid della Cina ha perso slancio dopo un rimbalzo nel primo trimestre del 2023, con i dati di luglio che hanno mostrato un forte calo delle vendite immobiliari e una riduzione della spesa dei consumatori. Alcuni indicatori più recenti, tra cui l'inflazione e le esportazioni, hanno indicato una potenziale stabilizzazione dell'economia, anche se la maggior parte degli economisti ritiene che gli effetti degli stimoli recenti e delle misure a sostegno del settore immobiliare non saranno visibili prima della fine dell'anno. Il prossimo passo di Pechino per sostenere la crescita dovrebbe essere una politica fiscale "più attiva", forse nel quarto trimestre del 2023, ha previsto Zhang Zhiwei, economista di Pinpoint Asset Management. «L'anno prossimo molto probabilmente la politica fiscale diventerà più aggressiva», ha detto Zhang.
Il governo cinese ha fissato un obiettivo di crescita economica al 5% circa per quest'anno. «Considerando che gli aiuti da parte del governo centrale, per il momento, non sono andati oltre qualche piccolo supporto monetario, molto inadeguati per rappresentare una soluzione di breve periodo a questa scottante problematica, gli indicatori sulla fiducia sono colati a picco, la disoccupazione è in ascesa e i consumi stanno pagando le spese di tutto ciò, gravati anche dalle tensioni con Washington. Come risultato, gli investitori stanno abbandonando la nave in cerca di prospettive meno incerte, nonostante le valutazioni sul Paese siano già arrivate a livelli molto bassi», ha spiegato Analisi di Eric Turjeman, co-cio di Ofi Invest AM.
Per Antonio De Negri, ceo di Smart Bank, resta cruciale una spinta al mercato immobiliare. «Sia i mutuatari esistenti che quelli futuri potranno godere del taglio dei tassi, che non si esclude sia stato apportato proprio allo scopo di favorire il mercato immobiliare», ha affermato De Negri il quale, sommando l’impatto di tutti i piccoli aggiustamenti, ha stimato un aumento potenziale del pil di circa lo 0,5%. «La linea cinese va definendosi, con una chiara volontà di apportare una serie di correzioni minori, piuttosto che stravolgere l’economia con misure estreme», ha aggiunto il ceo di Smart Bank. La preoccupazione degli economisti, tuttavia, resta la generalizzata mancanza di fiducia nell’economia, che a sua volta comporta mancanza di investimenti nel Paese. Di conseguenza, «la scelta di adottare diverse piccole correzioni potrebbe rivelarsi vincente, dal momento misure drastiche avrebbero certamente avuto un impatto diverso sul sentiment di mercati e consumatori. Nel frattempo, la valuta cinese continua a deprezzarsi nei confronti del dollaro, toccando minimi non segnati per oltre quindici anni. Questo rappresenta un forte segnale di sfiducia nei confronti di una rapida ripresa cinese. Per il momento quindi, il governo sembra intenzionato a non strafare con le politiche accomodanti e si lascerà guidare dai dati, un approccio simile a quello dell’occidente. «È certamente vero che, se il governo avesse un’idea precisa delle misure necessarie le avrebbe già adottate. Viceversa», ha concluso De Negri, «questa fase di attesa dei risultati non fa che aumentare l’incertezza». (riproduzione riservata)