I mercati azionari asiatici sono in deciso rosso, mercoledì 24 maggio, seguono la chiusura in calo di Wall Street, a pesare la forte incertezza sui negoziati all’innalzamento del tetto del debito negli Stati Uniti. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,7%, l’Hang Seng lo 0,95%, Shanghai lo 0,5%.
L’oro sale dello 0,25% a 1.979 dollari per oncia, il petrolio Wti americano corre dell’1,22% a 73,8 dollari il barile mentre le maggiori valute si rinforzano sul dollaro in media dello 0,12%, l’euro a 1,0783, lo yen a 138,43, la sterlina a 1,2437.
Il T bond Usa decennale vede il rendimento calare dal 3,7% di inizio sessione asiatica al 3,68% mentre i futures su Wall Street sono positivi (+0,15%).
Il nuovo ambasciatore cinese negli Stati Uniti ha affermato che le relazioni tra i due Paesi stanno affrontando «gravi difficoltà e sfide». Xie Feng è arrivato a New York martedì, ricoprendo un posto chiave che era rimasto vacante per cinque mesi dopo che il suo predecessore Qin Gang è stato promosso ministro degli Esteri.
Intanto il primo ministro russo Mikhail Mishustin ha dato il via a una visita di due giorni in Cina per approfondire i legami commerciali mentre il premier britannico Rishi Sunak ha avvertito i Paesi del G-7 di non cadere nel protezionismo «generico» per affrontare la minaccia economica della Cina e Pechino, dal canto suo, ha criticato il Giappone sulle nuove restrizioni all'esportazione di alcune tecnologie per la produzione di chip.
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L'amministratore delegato di Nvidia, il maggiore gruppo dei semiconduttori al mondo, ha avvertito che l'industria tecnologica statunitense è a rischio di «enormi danni» dall'escalation della battaglia sui chip tra Washington e Pechino.
In un’intervista al Financial Times, Jensen Huang ha detto che i controlli sulle esportazioni statunitensi introdotti dall'amministrazione Biden per rallentare la produzione cinese di semiconduttori hanno lasciato il gruppo della Silicon Valley con «le mani legate dietro la schiena» e impossibilitati a vendere chip avanzati in uno dei mercati più grandi al mondo.
Allo stesso tempo, ha aggiunto il ceo Huang, le aziende cinesi stanno iniziando a costruire i propri chip per competere con i processori leader di mercato di Nvidia su giochi, grafica e intelligenza artificiale. «Quindi gli Stati Uniti devono stare attenti. La Cina è un mercato molto importante per l'industria tecnologica», ha aggiunto.
Gli sforzi degli Stati Uniti per impedire alla Cina di acquistare o sviluppare chip avanzati sono diventati il fronte più aggressivo in una nuova guerra fredda tra le due potenze. I commenti di Huang sono arrivati quando le autorità cinesi hanno annunciato il bando dei prodotti del gruppo Usa Micron dalle infrastrutture critiche cinesi, una mossa vista come la prima significativa rappresaglia contro i controlli sulle esportazioni di Washington.
Huang ha poi avvertito che emergeranno «enormi danni per le società americane» se non fossero in grado di commerciare con Pechino.
Al colosso californiano è stato impedito di vendere i suoi chip più avanzati - le serie H100 e A100 - ai clienti cinesi da agosto 2022, quando gli Stati Uniti hanno imposto controlli sulle esportazioni di tecnologia utilizzata per l'intelligenza artificiale. Nvidia è stata costretta a riconfigurare alcuni dei suoi chip per conformarsi alle norme Usa che limitano le prestazioni dei prodotti venduti in Cina.
Huang ha precisato che la Cina rappresenta circa un terzo del mercato dell'industria tecnologica Usa e sarebbe impossibile sostituirla sia come fonte di componenti che come mercato finale per i propri prodotti. (riproduzione riservata)