Asia in rosso, giovedì 9 gennaio, alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede lo 0,9%, Hong Kong viaggia appena sotto la parità, mentre Shanghai è in calo dello 0,4%. L’euro perde lo 0,14% a 1,0306, con i futures sul Nasdaq in flessione dello 0,2% dopo la pubblicazione dei verbali del Fomc. I mercati si stanno preparando all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca lunedì 20 e alla sua politica aggressiva sul fronte dei dazi e dell’immigrazione.
Il tasso di inflazione in Cina è sceso allo 0,1% a dicembre 2024 dallo 0,2% di novembre, in linea con le stime e segnando il valore più basso da marzo. Il dato arriva in un contesto di leggero calo dei prezzi dei prodotti alimentari e di un modesto aumento dei costi non alimentari. Nel frattempo, i prezzi alla produzione sono diminuiti del 2,3% anno su anno.
Dopo che la valuta è scesa ai minimi degli ultimi 16 mesi, la Banca Popolare Cinese (PBoC) ha deciso che metterà all'asta 60 miliardi di yuan (8,18 miliardi di dollari) a sei mesi sul mercato di Hong Kong il 15 gennaio, secondo quanto ha spiegato l'Autorità Monetaria della città. Si tratta, nello specifico, della maggiore operazione di questo tipo da quando la banca centrale cinese ha iniziato a condurre aste regolari a Hong Kong nel 2018.
L'emissione prosciugherà la liquidità dello yuan offshore (scambiato fuori dalla Cina), aumentando i costi di finanziamento per gli operatori di mercato che vendono allo scoperto la valuta provocandone il ribasso. Da quando Donald Trump ha vinto le elezioni statunitensi a novembre, la PBoC ha utilizzato il tasso di riferimento giornaliero per sostenere il sentiment sullo yuan. I recenti cali sono dovuti alle preoccupazioni per la crescita più lenta dell’economia cinese e per il potenziale aumento dei dazi statunitensi, che hanno sollevato dubbi tra i trader sull'impegno della PBoC a difendere lo yuan. Finora, la Banca centrale ha dimostrato la sua determinazione stabilizzando la valuta attraverso lo strumento del fixing quotidiano (si muove entro una banda di oscillazione prefissata del +2/-2%).
Quasi tutti i funzionari della Fed hanno ritenuto che i rischi al rialzo dell’inflazione siano aumentati dopo la pubblicazione degli ultimi dati, più alti del previsto, e dei probabili effetti di potenziali cambiamenti nella politica commerciale e dell’immigrazione. E’ quanto emerge dai verbali della riunione del Fomc di dicembre 2024.
II board ha previsto che l'inflazione continuerà a muoversi verso il 2%, ma ha riconosciuto che il processo potrebbe richiedere più tempo del previsto. Diversi membri hanno espresso preoccupazioni sul fatto che il processo disinflazionistico potrebbe essersi bloccato o hanno segnalato il rischio di ulteriori ritardi. Inoltre, i funzionari hanno notato che la Fed è sul punto in cui sarebbe opportuno rallentare il ritmo di allentamento della politica monetaria.
A dicembre la Fed ha annunciato un ulteriore taglio di 25 punti base portando il costo del denaro nell’intervallo 4,25%-4,5% e ha segnalato solo due tagli dei tassi nel 2025, per un totale di 50 punti base. (riproduzione riservata)