Martedì 30 maggio i mercati azionari asiatici viaggiano a doppia velocità. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,3%, Hong Kong perde lo 0,7% (-7% da inizio anno), Shanghai cede lo 0,8% (+3,5% da gennaio 2023).
In calo dello 0,4% sia oro che petrolio (1.936 dollari per oncia, 72,4 dollari al barile), mentre le maggiori valute cedono leggermente sul dollaro, l’euro a 1,0703, lo yen a 140,4, con il T bond Usa decennale che scambia al 3,76% e i futures sul Nasdaq positivi per lo 0,3%.
Gli investitori attendono con cautela il voto del Congresso sull'accordo provvisorio sul tetto del debito degli Stati Uniti e le ultime letture dell'indice dei responsabili degli acquisti in Cina questa settimana.
A Hong Kong il listino è in calo per la quinta sessione consecutiva mentre testa il minimo degli ultimi sei mesi, trascinato al ribasso da una traballante ripresa economica in Cina, crescenti tensioni geopolitiche e un indebolimento yuan.
Nel frattempo, Bloomberg scrive che martedì le banche di Hong Kong hanno preso in prestito dalle autorità la maggior quantità di liquidità a breve termine in oltre due anni, suggerendo che ci sia stata un'improvvisa domanda di contanti.
A limitare le perdite sui listini la speranza che il Congresso degli Stati Uniti approvi un accordo sul debito volto aa brevissimo per evitare un default.
Lo yuan offshore (scambiato fuori dalla Cina) è salito al valore di 7 per dollaro, recuperando dai minimi degli ultimi sei mesi (6,71) dopo che le principali banche statali hanno fornito supporto vendendo dollari nel mercato spot per evitare ulteriori perdite alla propria valuta.
Lo yuan è stato sottoposto a forti pressioni di vendita nelle ultime sessioni dopo i dati economici deludenti che hanno sollevato la preoccupazione sulla solidità della ripresa post-pandemica del Paese.
Il presidente Usa Joe Biden e gli alleati europei hanno ripetutamente sottolineato negli ultimi mesi il loro desiderio di «ridurre il rischio», non di «separarsi», dall'economia cinese per spiegare una serie di nuove restrizioni al commercio con Pechino.
Ma per la Cina non c'è differenza. I media, i funzionari e gli accademici statali cinesi hanno pubblicamente rifiutato la distinzione nelle ultime settimane. Nel frattempo, la Cina ha rifiutato una richiesta degli Stati Uniti di far incontrare i rispettivi capi della Difesa a Singapore, una battuta d'arresto per gli sforzi della Casa Bianca di ristabilire i legami con Pechino.
La Casa Bianca e i leader del Congresso repubblicano stanno preparando campagne di lobbying per ottenere l'approvazione sull’accordo che evita il default degli Stati Uniti mentre ambientalisti, falchi della Difesa e estremisti conservatori condannano le concessioni.
I sostenitori dell'intesa hanno solo una settimana per siglare il testo prima di un possibile default del 5 giugno che potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Il presidente Joe Biden ha chiamato personalmente i legislatori per sostenere il disegno di legge e ha affermato di sentirsi «molto bene» al riguardo, scrive Bloomberg.(riproduzione riservata)