L’Asia apre la settimana di lunedì 12 giugno in maniera volatile, una settimana ricca di meeting da parte delle maggiori Banche centrali (Fed, Bce, BoJ). Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,4%, Hong Kong perde lo 0,4%, Shanghai lo 0,2%.
L’oro cede lo 0,2% a 1.973 dollari per oncia, il petrolio Wti americano l’1,21% a 69,3 dollari il barile dopo i dati grigi della Cina pubblicati la scorsa settimana. Valute poco mosse, con l’euro a 1,046, lo yen a 139,43, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento salire al 3,75% e i futures sul Nasdaq sono positivi (+0,22%).
Sarà una settimana intensa negli Stati Uniti, con la decisione della Fed sui tassi di interesse, la pubblicazione dei dati su inflazione, vendite al dettaglio e sul sentiment dei consumatori del Michigan al centro della scena. Gli investitori seguiranno da vicino le riunioni di politica monetaria della Banca centrale europea e della Banca del Giappone.
Inoltre, la Cina pubblicherà i dati sulla produzione industriale, le vendite al dettaglio e gli investimenti in immobilizzazioni, mentre l'India annuncerà i dati su inflazione e produzione industriale. Altri dati importanti in uscita nei prossimi giorni sono la fiducia delle imprese (indice Zew della Germania), la bilancia commerciale e il Pil del Regno Unito (aprile).
I prezzi del petrolio sono diminuiti lunedì dopo che Goldman Sachs ha tagliato le prospettive sul greggio e le preoccupazioni sulla domanda si sono intensificate a seguito dei deboli dati economici cinesi.
Il Brent è sceso dello 0,9% a 74,12 dollari, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate è calato dell’1,2% a 69,3 dollari.
Goldman ha rivisto la stima del prezzo di fine anno per il Brent al di sotto dei 90 dollari il barile dopo due precedenti revisioni al ribasso negli ultimi sei mesi. Le preoccupazioni per la domanda di carburante si sono aggravate dopo una serie di dati cinesi deboli la scorsa settimana, a partire dalla deflazione dei prezzi di produzione e il calo delle esportazioni.
La Casa Bianca ha riconosciuto l'esistenza di strutture di spionaggio cinesi a Cuba, spiegando che la loro presenza risale all'amministrazione Trump. L'ammissione è arrivata sabato in una dichiarazione in cui si afferma che l'intelligence statunitense indica che la Cina ha a lungo mantenuto strutture a Cuba e che sono state ampliate nel 2019.
La Casa Bianca aveva respinto giorni prima un report del Wall Street Journal secondo il quale Cina e Cuba avevano ha raggiunto un accordo segreto per stabilire una struttura di spionaggio sull'isola.
I funzionari della Federal Reserve sono pronti a prendere una pausa dopo più di un anno di aumento del costo del denaro. Il mercato prevede che il board lascerà i tassi in un intervallo compreso tra il 5% e il 5,25% durante la riunione di questa settimana, consentendo di fare il punto sulle prospettive dopo le recenti tensioni nel settore bancario.
Ma è probabile che la mossa sia accompagnata da un forte segnale che la Fed è pronta a continuare a salire se necessario, mentre il governatore Jerome Powell dovrà placare «un certo numero di funzionari che temono che i progressi sull'inflazione si siano bloccati», scrive Bloomberg. (riproduzione riservata)