Asia in rosso, giovedì 14 novembre, alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,45%, l’Hang Seng l’1,8%, Shanghai l’1,35%, mentre sono in calo sia l’oro (-0,95% a 2.562 dollari per oncia) che il petrolio Wti americano (-0,65% a 67,99 dollari il barile). E’ ancora super dollaro con la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa, l’euro cede lo 0,13% a 1,055, lo yen lo 0,25% a 155,88, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,23%.
Il sentiment resta cauto in Cina, gli investitori continuano a soppesare il potenziale impatto delle politiche commerciali del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump e della nomina di politici anti-cinesi in economia. A questo si aggiunga che le ultime misure di sostegno di Pechino per rafforzare l'economia in difficoltà non sono riuscite a impressionare i mercati. Nonostante il ministero delle finanze abbia illustrato mercoledì incentivi fiscali sulle compravendite immobiliari e fondiarie, il mercato è rimasto deluso e vende, giovedì, molto tech.
La Cina ha collocato sul mercato un bond allo stesso costo degli Stati Uniti nella sua prima emissione di obbligazioni governative in dollari degli ultimi 3 anni. Il ministero delle finanze cinese ha emesso debito a 3 e 5 anni con rendimenti equivalenti a quelli dei titoli del Tesoro statunitensi (il T bond a 3 anni rende il 4,28%, quello a 5 il 4,32%), in un'emissione da 2 miliardi di dollari avvenuta in Arabia Saudita.
L'emissione cinese ha registrato, secondo il FT, lo spread più stretto di sempre rispetto ai titoli del Tesoro Usa, mentre la domanda per i 2 miliardi di dollari di debito ha superato i 40 miliardi, significa che è stata coperta 20 volte.
I repubblicani hanno ottenuto la maggioranza alla Camera, dando al partito di Donald Trump il pieno controllo del Congresso degli Stati Uniti e ampia libertà di promuovere un programma radicale nella prossima legislatura che parte a gennaio 2025.
Il verdetto della Camera arriva una settimana dopo che Trump ha ottenuto una chiara vittoria contro Kamala Harris nella corsa alla presidenza e significa che quando si insedierà a gennaio il suo partito controllerà la Camera e il Senato.
Questo darà a Trump una notevole libertà di portare avanti il suo programma legislativo, compresi i piani per rinnovare ed espandere i tagli fiscali. Il risultato della Camera, arrivato dopo oltre una settimana di scrutinio in California e in altri stati, è un duro colpo per i democratici, che saranno in minoranza sia al Senato che alla Camera e non saranno in grado di guidare importanti commissioni per controllare l’operato dell'amministrazione Trump. (riproduzione riservata)