Brutto risveglio per il settore europeo degli alcolici. Martedì 8 ottobre, il governo cinese ha annunciato che introdurrà regolamenti antidumping per l’importazione di brandy europeo, in reazione al voto di venerdì scorso dell’Unione Europea di imporre ulteriori tariffe contro i veicoli elettrici prodotti in Cina. La minaccia di misure commerciali di ritorsione circola già da gennaio di quest’anno, quando il colosso asiatico ha avviato un’indagine antidumping sulle importazioni di alcolici europei nel Paese.
Da venerdì 11 ottobre, gli importatori di brandy dovranno versare un deposito cauzionale per vendere i loro prodotti in Cina, un mercato in cui il superalcolico è il secondo più popolare dopo lo spirits locale baijiu e dove sta già affrontando la pressione dovuta al rallentamento dei consumi, secondo l’analista Davide Amorim di AlphaValue.
Pertanto, «a Rémy verranno applicati dazi del 38,1% sul suo marchio di cognac, a Pernod del 30,6% e a Hennessy del 39%. Sebbene l'imposizione di queste tariffe non sia gradita e stia avvenendo prima di quanto sperassimo, visto che avevamo previsto gennaio 2025, ci conforta il fatto che le tariffe non siano peggiori rispetto a quelle delineate ad agosto», sottolineano gli analisti di Citi. «I titoli del settore degli alcolici hanno chiaramente reagito negativamente, annullando i recenti guadagni legati agli stimoli della Cina. Tuttavia, con la rimozione dell'incertezza sull'imposizione delle tariffe, questo dovrebbe essere l'evento di svolta che permetterà a questi titoli di trovare un punto di stabilizzazione. Vediamo un potenziale rialzo per Pernod e Rémy da questo momento in poi».
Le nuove misure colpiscono, in effetti, i produttori francesi di cognac: Remy Cointreau perde l’8,34%, Pernod Ricard il 4,15% e il gigante del lusso che possiede il marchio Hennessy, Lvmh, è in ribasso del 4,5% sulla borsa di Parigi. Il Bureau National Interprofessionnel du Cognac (Bnic), che rappresenta i produttori francesi di cognac, ha esortato le autorità europee a proteggere l’industria del brandy e di «fare il più possibile per evitare l’applicazione di questi dazi».
Anche se, secondo Amorim, «le ragioni alla base dell’ottimismo per la crescita nei prossimi anni per Remy Cointreau e Pernod Ricard nel Paese asiatico rimangono invariate» grazie all’aumento dell’e-commerce e al potenziale stimolo alle vendite derivante dall’invecchiamento della popolazione, i marchi francesi sono notevolmente esposti alle nuove misure antidumping. Remy Cointreu, in particolare, deriva il 25% dei suoi profitti dal mercato cinese, pertanto sia il rallentamento dei consumi nel Paese sia le nuove barriere commerciali pesano molto sulle prospettive di guadagno e sulla valutazione del rischio dell’azienda. «Compensare queste sfide con altri prodotti o regioni sembra una missione impossibile», afferma, inoltre, Amorim. Anche gli analisti di Citi rimangono positivi sul mercato degli spirits in Europa, evidenziando che «l’eliminazione dell’incertezza sull’eventuale imposizione di tariffe, cosa che ha fatto traballare il settore negli ultimi otto mesi, dovrebbe consentire ai titoli degli alcolici di trovare un floor».
Gli effetti dei dazi provvisori riguardano non solo i produttori del distillato in questione, ma si estendono anche all’intero mercato europeo delle distillerie e delle bevande. Tra i gruppi a maggior capitalizzazione, Diageo, che detiene 34% della divisione bevande Moet Hennessy di Lvmh, è in calo del 2% sul Ftse di Londra, seguito da Campari, in rosso dell’1,5% a 7,25 euro Piazza Affari. Il peso sul mercato si sente anche sui produttori di birra e vino come Carlsberg (-3,6%) e Laurent-Perrier (-1,9%).
Tornando all’italiana Campari, dopo l’uscita di Fantaacchiotti dall’esecutivo a settembre, il titolo ha registrato forti rialzi e ribassi a Piazza Affari e la volatilità sembrerebbe destinata a continuare: «Il secondo semestre del 2024 sarà tutt’altro che tranquillo» per il marchio di aperitivi, afferma Amorim. «Con il consenso che prevede una crescita dei ricavi del +6,2%, il terzo trimestre è diventato critico e Campari dovrà registrare una crescita a due cifre seguita da una crescita ad almeno una cifra nel quarto trimestre per conformarsi alle aspettative».
Inoltre, sebbene l’ingresso dell’azienda nel mercato del cognac attraverso l’acquisizione di Courvoisier sia visto con favore, la controllata vede il 60% dei ricavi nel mercato statunitense, dove il mutamento dei gusti dei giovani consumatori e il contesto economico difficile stanno mettendo sotto pressione la crescita dell’industria degli alcolici. Anche Citi ha espresso preoccupazione per la relativa fragilità di Campari nel mercato americano, in particolare per quanto riguarda il marchio di vodka Skyy, «i cui volumi potrebbero diminuire se il marchio dovesse passare di moda».
Nonostante il cattivo andamento in borsa, non sono tutte brutte notizie per Campari, spiega Amorim. L’analista rimane positivo su Campari in quanto la sua «valutazione attuale presenta un punto di ingresso interessante, poiché la società è scambiata con uno sconto del 30% rispetto alla sua media storica di 8 anni. Nonostante le sfide che circondano l’azienda, l’erosione di questo premio sembra improbabile alla luce del profilo distintivo di Campari. La miscela di liquori (Campari e Aperol) e la forte presenza in specifici alcolici (tequila Espolon e bourbon whiskey Wild Turkey negli Stati Uniti) dovrebbero continuare a creare un cocktail gustoso in grado di sovraperformare il settore», conclude. Alphavalue ha confermato di conseguenza il rating buy sul titolo, come anche gli analisti di Citi. Quest’ultimi hanno anche ribadito il target price sulle azioni di Campari a 10,10 euro. (riproduzione riservata)