Ci vediamo da... Giacomo. A Milano, in riva al Lago o in Toscana, ogni ristorante del gruppo è un’icona dell’ospitalità
Intervista a Giampaolo Grossi, amministratore delegato del gruppo di ristorazione che si prepara a conquistare anche l’estero
L’appuntamento è all’ultimo piano di Palazzo dell’Informazione, nel cuore di Milano, sede del brand di ristorazione Giacomo Milano, dal 2023 controllato al 100% dal gruppo Fidim, holding della famiglia Rovati, nella sala che ospita l’enorme mosaico L’Italia corporativa, di Mario Sironi. Il luogo scelto potrebbe essere casuale, ma il nesso con la cultura e la città, declinata in varie sfumature, c’è.

«Giacomo nasce dal mondo dell’arte», racconta Giampaolo Grossi, dal 2023 ceo del gruppo di ristorazione. «Nel 1989, quando il signor Giacomo Bulleri (il fondatore, ndr) si lega all’architetto Renzo Mongiardino per la realizzazione della sede in via Sottocorno, nasce infatti un pezzo d’arte, celebrato in questi giorni anche dal T Magazine (NYTimes), come luogo iconico ed esempio di architettura. Una sorpresa per noi, ma che fa capire come i valori del nome Giacomo siano riconosciuti anche all’estero; la storia, la tradizione, l’autenticità... il connubio tra ristorazione e arte, che si declina poi come arte dell’ospitalità. La nostra volontà è quella di far vivere al cliente il piacere dello stare a tavola, che si è un po’ perso negli ultimi anni, a divertirsi e vivere un’esperienza».

E, in effetti, ogni volta che si attraversa la porta di uno dei ristoranti, si viene avvolti da un’atmosfera unica, particolare, nonostante siano tutti legati dallo stesso fil rouge. Da Giacomo Arengario, con l’architettura ispirata al Deco del Museo del Novecento e una vista sul Duomo che sembra quasi di toccarne le guglie (sopra), al contiguo Caffè di Palazzo Reale, luoghi, appunto, in cui cultura e arte del cibo si incontrano.

E poi, il capostipite Ristorante Da Giacomo, che ricorda le trattorie milanesi di un tempo; il Bistrot, un salotto intimo che tutti vorremmo ricreare in casa (sopra), entrambi in via Sottocorno, quartier generale del brand che qui ha aperto anche le tre «botteghe» Giacomo Tabaccheria, Rosticceria e Pasticceria. «Vorremmo unire questo concetto di bottega in un unica location, sempre a Milano, per raccontare ancora di più la nostra storia», prosegue Giampaolo Grossi, spiegando quali saranno i prossimi passi del brand.

Dopo Giacomo al Lago, al Grand Hotel Tremezzo di Como (qui sopra), «un business model leggermento diverso dagli altri ristoranti», e in Toscana, al Salviatino (Fiesole) e a Pietrasanta (sotto), la novità di questa stagione è a Forte dei Marmi, non solo con un ristorante, ma con la gestione di un intero bagno, lo storico Marechiaro.

La scelta non è casuale: «Qui è nato il concetto di stabilimento, inteso come esperienza, che va al di là della spiaggia e del mare: quello che vogliamo offrire in ogni location». Per quest’anno, piccoli dettagli firmati Giacomo, dalla prossima stagione l’identità sarà chiara e precisa. Ma i progetti non si fermano qui. Nel futuro sono previste aperture in altre città italiane e una a stelle e strisce, dove Giacomo è già un’icona. (Riproduzione riservata)
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