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Chi detesta Piazza Affari? Perché la proposta di FdI sulle transazioni finanziarie rischia di essere un boomerang per l’Italia
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Chi detesta Piazza Affari? Perché la proposta di FdI sulle transazioni finanziarie rischia di essere un boomerang per l’Italia

21 novembre 2025, 20:30

Secondo il fondatore di Assonext, Giovanni Natali, l’emendamento è un attacco alla borsa proprio mentre il sottosegretario Freni presenta la riforma del Tuf, che favorisce l’ingresso sul mercato alle pmi. Il Mef prende le distanze, ma Giorgetti dovrà resistere ai desiderata dei partiti

Quest’anno l’assalto alla diligenza della manovra è cominciato prima del previsto. Alla tassa sui dividendi, che verrà poi modificata al Senato, e alle nuove gabelle sugli affitti brevi si prova ad aggiungere un aggravio sulle transazioni di borsa. Si tratta di un emendamento alla Legge di Bilancio a firma Fratelli d’Italia (il partito di Giorgia Meloni che vorrebbe sottrarre le riserve auree a Bankitalia), che ha scosso gli operatori e dovrebbe avere vita breve.

Almeno secondo quanto riferito a Milano Finanza da una fonte di governo: Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia non vogliono affossare la borsa, che continua a macinare record, e definiscono «schermaglie» del Parlamento, dove la legge di bilancio è in via di approvazione, quelle che appaiono invece come aggressioni alla manovra da 18,7 miliardi. Ma cosa prevede l’emendamento ostile a Piazza Affari, che non piace nemmeno al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti?

L’ipotesi è quella di aumentare la tassa sul valore delle transazioni, la cosiddetta Tobin Tax introdotta in Italia nel 2012 come eredità degli anni convulsi dello spread, e portarla dall’attuale 0,1 allo 0,3% nel 2027. Aliquota che comunque, secondo l’emendamento di cui Raoul Russo (FdI) è primo firmatario, salirebbe allo 0,35% nel 2028 per attestarsi allo 0,4% nel 2029.

Un calcio degli stinchi alla Riforma del Tuf

Una tassa che si posiziona al centro di un ring tutto politico. O almeno è quanto auspica Giovanni Natali, ceo di 4Aim Sicaf, che parlando con Milano Finanza dice: «Speriamo di non vedere nessuno sul balcone di Palazzo Chigi urlare: “Abbiamo chiuso la borsa”». Una mossa «di stampo grillino», sintetizza il fondatore di Assonext, ricordando che il padre del M5S, Beppe Grillo, era un forte sostenitore della Tobin tax, che definiva uno «strumento etico».

«Non credo che l’emendamento passerà, ma il solo fatto di averlo messo nero su bianco è una caduta di stile di cui non avevamo bisogno. Soprattutto in un momento così difficile per le piccole e medie imprese», prosegue Natali, rassicurando sul fatto che la misura non inciderà su Piazza Affari ma scoraggerà di certo gli investitori.

«Il danno è più indiretto che diretto. Nelle settimane in cui viene presentata la riforma del Tuf, che favorisce l’ingresso alle pmi, il governo cosa fa? Dà un calcio negli stinchi al road show di Federico Freni». Anche perché il gettito stimato è di 250-300 milioni di euro l’anno, che potrebbe lievitare a 1 miliardo nel 2029 quando e se l’imposta quadruplicherà.

Gli altri escamotage per finanziarie i desiderata

Un tesoretto che vale poco in una manovra modesta di suo. Tant’è che Fratelli d’Italia, però, non è l’unico partito alla ricerca di escamotage per finanziare desideri di varia provenienza. La Lega spinge per rimodulare il contributo di banche e assicurazioni con un ritocco al rialzo dell’Irap dal 2% al 2,5% ma solo per i grandi istituti.

Forza Italia, sempre in tema di lingotti, propone un’imposta sostitutiva del 13% sull’oro da investimento per chi non può documentare il prezzo d’acquisto. E si lavora anche per ridurre la tassa sui dividendi e per alzare il tetto ai pagamenti in contanti sia pur gravati da un bollo da 500 euro. Ma Giorgetti sembra resistere. Per ora. (riproduzione riservata)



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