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FREDERICK GEERTMAN AD BANCA IFIS
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Chi dà credito a Banca Ifis: le stime degli analisti sulla ripartenza del titolo. E i dubbi del mercato sulle regole per gli npl

03 luglio 2026, 21:00

Il crollo in borsa dell’istituto veneziano presieduto da Ernesto Furstenberg Fassio dopo il profit warning e il crollo a Piazza Affari riapre anche il confronto sull’applicazione delle regole prudenziali agli istituti che rilevano crediti deteriorati 

Banca Ifis ha innestato la ripresa. Almeno in borsa. Dopo il crollo a sorpresa del 26 giugno quando in una giornata ha perso il 36,8% in seguito a un profit warning e a una sostanziale riscrittura della strategia per l’azione della Vigilanza, la banca controllata dalla famiglia Furstenberg e presieduta da Ernesto Furstenberg Fassio ha ripreso quota a Piazza Affari.

Venerdì 3 ha chiuso in rialzo di un ulteriore +2,5% a 13,52 euro: in tre giorni c’è stato un recupero del 10,64% che tuttavia colma finora solo parzialmente la perdita di circa un terzo del valore subita dagli azionisti. Oggi Ifis capitalizza in borsa 832 milioni, dagli 1,3 miliardi di una settimana prima.

Le prospettive sul titolo e il giudizio dei mercati

Né c’è da aspettarsi un ritorno allo status quo ante: Moody’s ha messo sotto osservazione il rating per un eventuale declassamento, e gli analisti hanno abbassato i loro target di circa il 40%, pur indicando un prezzo-obiettivo medio del 18% più alto rispetto alle attuali quotazioni. Anche il multiplo prezzo/patrimonio esprime un valore molto basso (0,4 volte). Ovvero: a questi livelli Ifis potrebbe rivelarsi un affare.

L'origine dello shock risale a venerdì 27 giugno, quando il gruppo ha annunciato una revisione della guidance, con l’utile netto 2026 atteso tra 100 e 110 milioni contro i 170-190 milioni indicati in precedenza. La correzione riflette la decisione di accelerare il riposizionamento verso il commercial banking e il credito alle pmi, riducendo il peso del business degli npl che potrebbe essere ceduto a operatori come Cerberus.

Quello che pesa nel futuro di Ifis sono insomma i crediti deteriorati, che pure per decenni sono stati il cuore della strategia dell’istituto veneziano guidato da Frederik Geertman nonché il motore principale della sua redditività. Era già accaduto a Bff Bank e prima ancora a illimity, l’istituto finito in difficoltà anche per il rallentamento del business dei deteriorati e acquisito meno di un anno fa proprio da Banca Ifis.

L'impatto del quadro regolamentare della Bce

La scelta è legata soprattutto al quadro regolamentare: il cosiddetto «calendar provisioning» stilato dalla Bce impone una progressiva svalutazione dei crediti deteriorati in bilancio attraverso l’aumento delle coperture prudenziali e un crescente assorbimento di capitale a seconda del tempo necessario per il recupero del credito stesso. Una modalità di gestione che si applica allo stesso modo a chi quei crediti li ha generati ma anche a chi li ha comprati, a sconto, come business. Un effetto regolatorio che pesa parecchio sul capitale delle banche specialistiche.

Secondo alcuni osservatori, però, per questo tipo di attività non esiste una disciplina regolamentare specifica. Il tema richiama, pur in un contesto diverso, anche il caso Bff e riporta sotto i riflettori un interrogativo più ampio: se le regole prudenziali siano in grado di adattarsi a modelli di business bancari profondamente diversi.

Ad ogni modo, ora Ifis punta al deconsolidamento del portafoglio, con l’obiettivo di ridurre le rwa e rafforzare il patrimonio. Sul conto economico, però, pesano nell’immediato circa 30 milioni di nuovi accantonamenti legati all’ispezione di Banca d'Italia e altri 40 milioni di rettifiche sui portafogli acquisiti con Illimity.

Ifis riuscirà a mantenere gli attuali livelli di redditività senza il business che, ancora a fine marzo, contribuiva per il 34% alla formazione dei ricavi? È proprio questo il tema che attraversa tutti i report pubblicati negli ultimi giorni dalle principali case d'affari.

I giudizi e i target price degli analisti

La reazione più netta è arrivata da Intesa Sanpaolo, che ha ridotto il target price da 27,6 a 15,2 euro per la minore visibilità sugli utili e l’incertezza sulla capacità di riallocare il capitale verso attività che hanno generato rendimenti inferiori rispetto agli npl. «Sebbene il capitale rimanga solido, la visibilità sulla remunerazione degli azionisti, uno dei principali pilastri della tesi d’investimento su Banca Ifis, si è significativamente indebolita». Ma Geertman ha convermato fin da subito la dividend policy.

Anche per Banca Akros il punto centrale è «la visibilità sulla redditività futura». Più fiduciosa Equita (target price 19 euro) che considera il 2026 per Banca Ifis un anno di transizione, ma il ritorno a una redditività più normalizzata potrà essere sostenuto dalle sinergie con illimity e dal riposizionamento verso il credito alle pmi. (riproduzione riservata)



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