Che cosa succede quando il lusso incontra l’arte contemporanea? Il progetto di Bulgari alla Biennale di Venezia
Dalla partnership esclusiva con la Biennale Arte alle installazioni di tre artiste internazionali: Bulgari ridefinisce il rapporto tra gioielleria, cultura e nuove generazioni
Creare connessioni tra epoche, discipline, pubblici differenti. Quindi inclusione a ogni livello: di genere, di età, di provenienza... Questo l’approccio con cui il colosso del lusso Lvmh guarda all’arte e lo declina poi per i singoli top brand della sua compagine con differenti progetti, sempre capaci di elevare la marca, chi vi lavora e chi la sceglie. Ed ecco, in casa Bulgari, un passaggio strategico per andare più nel profondo nel rapporto con la creatività contemporanea: la maison di gioielli è partner esclusivo della Biennale Arte di Venezia per tre edizioni, quella in corso (9 maggio-22 novembre) e le prossime due, nel 2028 e 2030.

Una collaborazione che aggancia l’arte, come fonte di ispirazione e sperimentazione di nuovi linguaggi, al savoir-faire nella gioielleria, come una sorta di ponte fra heritage e futuro. «Per Bulgari l’arte non è solo una fonte d’ispirazione estetica, ma una responsabilità culturale. Il nostro impegno nasce dal desiderio autentico di custodire e trasmettere bellezza, generando conoscenza, rendendola accessibile e creando nuove opportunità per le generazioni future», spiega Laura Burdese, deputy ceo Gruppo Bulgari (sopra). «Crediamo che il patronage oggi debba andare in questa direzione, oltre la conservazione del patrimonio: sostenere l’arte, per noi, significa attivare un dialogo vivo con il presente e contribuire alla costruzione della cultura di domani».

Dialogo vivo che Bulgari, attraverso la Fondazione istituita nel 2024 come estensione organica del suo impegno nell’arte, ovvero messa a terra di progetti, ha attivato con tre artiste, per valorizzare il talento femminile in un settore dominato per millenni dalla creatività maschile. Si parte con il Padiglione Bulgari, nello Spazio Esedra dei Giardini della Biennale: qui un’installazione dell’artista canadese Lotus L. Kang (sopra) riflette sul tempo e sul «panta rei», il tutto scorre, utilizzando materiali mutevoli, appunto in divenire.

In parallelo, nell’ambito degli eventi collaterali, la Biblioteca Marciana, istituzione della Serenissima e luogo simbolo di custodia e trasmissione del sapere, ospita due interventi site-specific di due artiste italiane, esponenti della nuova generazione: Monumentary Monument -The Library, di Lara Favaretto (sopra), e Fragments of Fire Worship (sotto), di Monia Ben Hamouda.

Quest’ultima, classe 1991, italo-tunisina che vive a Milano, figlia di un calligrafo islamico (i segni al neon che compongono la sua opera alludono all’eredità culturale paterna), ha firmato anche un’installazione proprio nei giardini del Bulgari Hotel di Milano, Ya’aburnee (qui sotto), visibile durante tutto il periodo della Biennale di Venezia, come ulteriore segno dei ponti culturali.

Dunque un approccio eclettico, su più fronti, che, nel periodo della Biennale, mette in campo tre artiste, quattro installazioni, sotto il più ampio ombrello di una partnership esclusiva e duratura. La scelta non è frutto di una decisione di visibilità in un mondo prestigioso a tavolino, ma si innesta in un percorso che lega Bulgari al Maaxi di Roma dal 2017 e alla Dubai Culture & Arts Authority dal 2021, con due premi a sostegno proprio dei giovani talenti.

«Collaborare con la Biennale Arte di Venezia è un ulteriore passaggio: significa contribuire a uno dei contesti più autorevoli al mondo per il pensiero e l’arte contemporanea», sottolinea Laura Burdese, con la passione, la chiarezza e lo standing che caratterizzano il suo stile manageriale, «creando le condizioni affinché artisti, curatori e pubblico possano incontrarsi, sperimentare e immaginare nuove prospettive per il futuro. L’identità di questo evento e il Dna di Bulgari sono profondamente legati e condividono lo stesso impegno: sostenere la libertà artistica e contribuire alla costruzione di una nuova eredità culturale contemporanea». (Riproduzione riservata)
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