Châteaux Pétrus, bene le giovani
Rialzo medio dell'11% per le sedici annate più recenti, con solo cinque diminuzioni
Questa seconda puntata sui risultati ottenuti da Châteaux Pétrus alle aste dei primi otto mesi di quest'anno ha come protagoniste le 16 annate più recenti del grande Pomerol quotate anche nel 2021, così come nella prima puntata lo erano le più antiche. A differenza di quelle, hanno una caratteristica anagrafica particolare: sono le prime 16 vendemmie di un altro secolo, il 21°. E che siano differenti lo si nota subito: mentre fra le vecchie annate del 1900, come s'è visto la settimana scorsa, metà delle bottiglie ha subito quest'anno una riduzione di prezzo, tra queste del nuovo secolo solo 5 su 16, neanche una su tre, hanno registrato un calo.
Però i dieci millesimi che hanno invece fruito di un aumento di quotazione (il sedicesimo è rimasto a prezzo pressoché invariato) non sono riusciti a uguagliare la brillante performance delle annate più antiche: complessivamente le 16 bottiglie, che l'anno scorso si potevano avere per 59.580 euro, alle aste del 2022 sono state pagate 66.168, e i 6.588 euro in più equivalgono a un profitto dell'11%. Come mai tanta differenza rispetto alle vendemmie più lontane, i cui prezzi sono aumentati del 50%, quasi cinque volte tanto? La spiegazione sta nel fatto che le annate antiche interessano soprattutto i collezionisti, disponibili a sborsare anche grosse cifre pur di assicurarsi l'annata molto rara o l'esemplare ben conservato mentre le vendemmie più recenti sono quelle preferite degli investitori, che accettano di guadagnare meno pur di ridurre il rischio di perderci. (riproduzione riservata)
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