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Food&Wine

Château d’Yquem, bilancio non dolce

Calo medio del 6% alle aste per le 16 bottiglie in formato speciale. Le 11 mezze bottiglie hanno registrato una perdita del 24,5%

di Cesare Pillon
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Château d’Yquem, bilancio non dolce

Come tutti i Sauternes, Château d’Yquem è un vino bianco molto insolito perché la concentrazione aromatica che gli conferisce la sua intrigante dolcezza è provocata da una muffa nobile. Questo spiega perché non sia consueta neppure la bottiglia di formato speciale più gettonata dagli estimatori: non è la magnum, come per tutti gli altri premier crus bordolesi (rossi), ma è la mezza bottiglia, che viene particolarmente apprezzata al ristorante per abbinare Yquem a un piatto solo, il dolce del dessert (o, ancor meglio, il fegato grasso d’oca).

La tabella analizza le variazioni di prezzo subite alle aste di quest’anno da Château d’Yquem proposto non solo in mezza bottiglia e in magnum, ma anche in doppia magnum e in imperial: in totale 16 bottiglie speciali, le più significative delle 19 quotate sia nel 2018 che nel 2017. Soltanto sei sono riuscite a spuntare un prezzo più alto, una ha mantenuto la stessa quotazione dell’anno precedente, mentre 12 hanno subìto un deprezzamento. Complessivamente, perciò, il loro valore complessivo, che l’anno scorso era di 12.761 euro, oggi è soltanto più di 11.952 e la differenza di 809 euro rappresenta una perdita del 6,34%. A provocarla sono state proprio le numerose mezze bottiglie (11), che hanno incassato il 24,5% in meno dell’anno scorso, mentre le doppie magnum, pagate il 25% in più, sono troppo poche (tre) per riequilibrare il conto. Ad aggravarlo hanno provveduto i tre millesimi proposti in magnum (-17%) e i due imbottigliati in imperial (-10%).  (riproduzione riservata)

Milano Finanza - Numero 247 pag. 98 del 15/12/2018
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