Château Ausone resiste alla pandemia
Il bilancio dei 16 millesimi vede una perdita media limitata al 2,3%. La produzione esigua lo tiene al riparo da manovre speculative
Sono due i motivi per cui il comportamento alle aste di Château Ausone la dice più lunga degli altri sugli umori di collezionisti e investitori: prodotto in esigua quantità, è costretto a centellinare la propria partecipazione alle vendite dall’incanto e questo lo tiene generalmente al riparo da manovre speculative; di conseguenza non ha mai avuto la necessità di stimolare al rialzo il mercato mettendo in vendita bottiglie storiche provenienti dalla sua cantina. È per questo motivo che due anni fa, quando il crollo dei prezzi ha fatto perdere anche alle sue bottiglie quasi un quarto del loro valore, si è avuta la certezza che i collezionisti stavano smantellando quella che ritenevano la sopravvalutazione dei grandi rossi bordolesi.
Questa premessa giustifica una attenta lettura delle quotazioni ottenute nei primi sette mesi del 2020 dai 16 millesimi di Château Ausone quotati anche nel 2019: l’anno scorso valevano complessivamente 7.394 euro, quest’anno sono stati pagati 7.223, cioè 171 euro (il 2,31%) in meno. È da notare che quasi tutte le quotazioni del 2020 sono delle aste successive al periodo di emergenza sanitaria e perciò un ribasso del 2% o poco più non può che sorprendere per la sua scarsa incidenza, dopo i mesi di paralisi commerciale determinati dalla pandemia di Covid 19 che hanno provocato perdite di entità difficilmente calcolabile a quasi tutta la filiera del vino, colpita in tutto il mondo. Fa sperare che questa drammatica esperienza invece di esasperare le contraddizioni del mondo del vino le abbia attutite. (riproduzione riservata)
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